giuliocesare2Una delle opere più lunghe della storia, 5 ore con 2 intervalli lunghi appena abbastanza da trangugiare un bicchiere (a noi Wagner ci fa un baffo).
Cominciamo dalla messa in scena che non esito a definire terrificante. Il più puro Euro-Trash, come lo chiamano gli americani: epoca moderna, Cesare in giacca e cravatta e valigetta 24 ore con simbolo dell’unione europea, soldati in tuta mimetica. Cleopatra vestita da panterona, Sesto, il figlio di Pompeo, in braghe corte (non li perdonerò mai di aver messo Philippe Jaroussky in braghe corte!!).

bartoli_playboy2Dettagli raccapriccianti: Cleopatra che canta l’aria di seduzione di Cesare vestita con guepiere sberluccicante bordata di piume, seduta a cavallo di un missile (raffinata allusione!) che alla fine dell’aria parte e se la porta via. Sesto che parte per uccidere Tolomeo con cintura esplosiva (e vi assicuro che il connubio cintura esplosiva / braghe corte è esilarante). Insomma grazie al cielo avevo un posto in cui si vedeva solo metà palcoscenico e molti dettagli li ho solo intravisti. Certi registi andrebbero eliminati fisicamente.

Orchestra

L’orchestra era il Giardino Armonico, diretto da Antonini: meravigliosi! Precisi, filologici, comunicativi, espressivi senza sbrodolare mai. Una delle migliori orchestre barocche che io abbia mai sentito. I tempi pressoché perfetti, un po’ di smielatura sulle arie di lamento, ma ci stava tutta. In generale il tempo, o meglio, quanto è stato tenuto bene il tempo, è stato uno degli exploit di ieri sera. Sembrava che Antonini avesse una comunicazione extrasensoriale con gli orchestrali e i cantanti: sappiamo tutti quanto sia difficile prendere e tenere il tempo ammodo nella musica barocca, e ieri sera era come se un metronomo interno si trasmettesse da Antonini verso tutti gli altri, che seguivano senza nessuno sforzo e senza nessun aggiustamento.

Cantanti: cast stellare.

Cesare era Andreas Scholl, e c’è una sola parola per descriverlo: perfetto. Ha una sicurezza, una certezza quasi religiosa di come vadano cantate le cose, come fosse il sacerdote depositario del segreto mistico di come si canta. Non ha mai un dubbio e non ha mai un’indecisione. Ci mette un po’ a carburare: la prima mezz’ora l’ha usata per entrare nei suoi panni (la prima aria un po’ freddina, poco sentita, zero applausi), ma è un grandissimo diesel: quando è a regime non lo ferma nessuno. L’attacco dell’aria Aure deh per pietà che ha fatto ieri sera era la realizzazione dell’idea platonica di messa di voce: non è nemmeno pensabile una messa di voce più giusta di così. L’aria Va tacito e nascosto è stata secondo me il picco assoluto di tutta la rappresentazione, non solo perché Scholl l’ha fatta perfettamente, ma soprattutto, direi, perché il corno dell’orchestra ha fatto i salti mortali, mai sentita una cosa del genere.

Tra l’altro, io ho sempre considerato Scholl, come uomo, un po’ un bietolone con la faccia da scemo, mentre devo dire che ieri sera con la Bartoli nei panni di Cleopatra si arruciolavano sul palco in maniera molto credibile, e mostrando una certa chimica tra loro. Insomma 10 (senza lode per via della carburazione lenta).

Cleopatra era la nostra Cecilia Bartoli, piuttosto rotonda, ma una Cleopatra credibile, per come vanno le cantanti liriche. La Bartoli è, effettivamente, bravissima. Dà il meglio di sé nelle arie scoppiettanti, e infatti secondo me la cosa migliore che ha fatto ieri sera è stata l’ultima aria: Da tempeste il legno infranto, in cui le agilità per cui è famosa sono state eseguite in maniera travolgente. Buona attrice, un po’ esagerata, ma nel personaggio ci sta. Le arie di lamentazione secondo me le vengono un po’ meno bene, perché ascolta troppo sé stessa e troppo poco Haendel. Indulge, trascina, si sente che pensa in continuazione “dio bono come la sto facendo bene”; in altre parole, l’ego prevale. Ciò detto, l’aria Piangerò la sorte mia è stata spettacolare, in parte a causa di una rara intuizione indovinata dalla regia: Cleopatra, con le mani incatenate dietro la schiena, e in ginocchio, canta l’aria con un cappuccio sulla testa. In questo modo, immobilizzata, e impossibilitata a fare le sue faccette e le sue moine, resta solo la voce, che è stata assolutamente meravigliosa. La sensazione netta, durante quest’aria, è che la Bartoli non respirasse MAI. Un unico fiato, l’ultimo. Globalmente bravissima, è riuscita anche a fare un’ottima V’adoro pupille nonostante il costume da coniglietta di Playboy e il missile che se la portava via. Voto: 9.

Sesto era Philppe Jaroussky per cui io ho un debole, anzi, un debolissimo. È bravissimo!! Ha una voce più femminile di tante cantanti donne, una tecnica superba, un gusto barocco inimitabile ed è estremamente comunicativo, “agguanta” il pubblico come veramente pochi riescono a fare. Confesso che alla fine di Cara speme ho pianto. Al contrario della Bartoli, lui nelle arie di lamento semplifica, spiana, usa solo le note. La sensazione è che lui lascia che sia la musica ad aprire il suo cuore e a mostrarti la sofferenza, non è lui che “lo fa”. Io mi sciolgo come un gelato. Le agilità ottime, come sempre, e la sua abilità più grande: la proiezione. Sembra abbia un vocione, anche se non ce l’ha. Difettucci: gli acuti gli si stanno metallizzando un po’ troppo, deve starci attento. Ogni tanto escono dei suoni un po’ “SDENG”, a me pare che gli si “incastrino” le note dietro ai denti, invece di salire in testa, ma ovviamente cosa ne so io. Se arrotondasse un po’ le vocali secondo me ci guadagnerebbe. Voto: 9 perché è il cocchino della maestra.

Cornelia era Anne Sophie von Otter, un monumento vivente. La voce meno filologica di tutto il cast direi, del resto lei ha sempre cantato musica più moderna, e ha un discreto vibrato, che però è elegantissimo e che riesce (ancora) a controllare meravigliosamente. Una vera signora, perfetta nella parte della vedova inconsolabile di Pompeo. Un po’ fredda, forse, non è riuscita a guadagnarsi molto il favore del pubblico, nonostante abbia cantato benissimo. Forse è anche che non ha arie memorabili quanto gli altri personaggi. Il duetto con Jaroussky: un gioiello. Voto: 8 (deve lavorare sull’espressività).

Tolomeo era Cristophe Dumaux, un controtenore che, se non avesse avuto la disgrazia di dover dividere il palco con Scholl e Jaroussky, sarebbe stato la star dell’opera. È veramente un controtenore con i contro-BIP-, ma poveretto, è rimasto offuscato. Non è un fuoco artificiale vivente come Jaroussky e non ha la precisione e la gamma interpretativa di Scholl, è “solo” un controtenore bravissimo. Avercene dei container, comunque, di cantanti così. Molto credibile nella parte del laido tiranno cattivissimo, grandi agilità e grande precisione. Voto: 8 sulla fiducia.

Gli altri meno bene: Achilla, il basso Ruben Drole, un bercione convinto che la quantità sia meglio della qualità e quindi, nel dubbio, urla. Sempre accettabile, come cantante, ma un po’ ghiozzo. Nirena, il controtenore Jochen Kowalski, intonazione un po’ incerta, tempi un po’ imprecisi, bravo caratterista.

Insomma, viva Salisburgo e viva il Festival! Un’esperienza incredibile.

Annunci

Un pensiero riguardo “Giulio Cesare in Egitto – Salzburgerfestspiele

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...