Autodafe_logoDon Carlo di Verdi, versione di Modena (la più gettonata).

Messa in scena ottima, ormai Londra si conferma come un teatro capace di mettere in scena costantemente produzioni originali e di buon gusto, staccando gli altri di qualche lunghezza. Costumi tradizionali, scenografie incentrate sul rosso e il nero (ovviamente), di grande effetto.Scena dell’autodafè stupenda, con un pannello enorme che mostrava il volto di Cristo insanguinato con la corona di spine (v. foto allegata), e alla fine dell’atto il rogo viene acceso dietro a questo pannello, che quindi si scopre essere semi-trasparente, e gli eretici bruciano sul rogo confondendosi col volto di Gesù. Poveri cristi, appunto. Grande idea.Dell’orchestra dell’opera di Londra non vi dico più niente, sono bravissimi, cos’altro devo dire? Il direttore era Antonio Pappano, che capisce Verdi come pochi. Orchestra sontuosa, che a volte copriva un po’ i cantanti, ma non dava neanche fastidio, perche’ ci stava.

Cantanti.

Sono venuta qui apposta per sentire Jonas Kaufmann, che registrato sembra bravissimo, e lo è! Voce molto scura, legato impeccabile, acuti sicurissimi, che però ovviamente mancano un po’ di squillo, essendo la voce molto scura (zero metallo). In effetti la cosa per cui è famoso (i pianissimi) sono meravigliosi. Secondo me ci gigioneggia un po’ troppo con sti pianissimi, ma lo perdoneremo. La cosa che mi ha un po’ deluso è il volume: pensavo avesse un vocione, invece insomma. Va risentito in qualche altra opera, secondo me fa un Tamino da urlo. Ah, è veramente molto bello, il che non guasta 🙂 Ha interpretato un Don Carlo molto debole, poco virile, insistendo molto sulle sue fragilità (forse per quello poco volume nella voce? spero ancora). doncarloUn uomo annientato dagli eventi, completamente incapace di reagire.

Elisabetta di Valois era Anja Harteros, uno spettacolo. Un legato d’altri tempi, un timbro scuro rotondo e morbidissimo, tra l’altro una voce estremamente “simile” a quella di Kaufmann, in un certo senso, il che risultava in un amore tra i due molto credibile e struggente. “Tu che le vanità” ha tirato giù il teatro. È uno dei soprani emergenti degli ultimi anni, ma lo merita davvero, sono anni che non sento una voce cosÌ verdiana, forse per quello mi sembra una voce un po’ d’altri tempi. Mi ha colpito più di Kaufmann, andate a sentirla se potete, è squisita.

doncarlo2Filippo II era Ferruccio Furlanetto, un mito! Io non sapevo neanche che cantasse ancora, ma è ancora bravissimo: un vocione intimidente, un controllo splendido, senza esitazioni. Il suo Filippo II è feroce e quasi volgare nella sua affermazione di potere. Perfino la sua ammissione di debolezza (“Ella giammai m’amò”, che ha di nuovo tirato giù il teatro) viene espressa quasi come un amaro e acido desiderio di vendetta.

Rodrigo era interpretato da Mariusz Kwiecien, che io avevo già sentito al MET a fare Enrico in Lucia e mi era piaciuto da pazzi. È migliorato. La voce è cresciuta, il timbro rotondissimo, grande baritono verdiano. Ha vinto l’applausometro finale, tra l’altro, strappando l’applauso più grosso. Il duetto con Kaufmann “Dio, che nell’alma infondere” è stato una cosa da lacrime agli occhi. Io non so quanto l’hanno studiato insieme, ma non sembravano due persone che cantavano, sembrava una persona con due voci. Gli stessi respiri, le stesse identiche dinamiche, le stesse messe di voce, i micro-rallentando, tutto. Una cosa che scioglieva il cuore. Che professionalità. (SÌ, anche qui è venuto giù il teatro). Tra l’altro secondo me il regista ha voluto dare una nota di ambiguità all’amicizia tra Carlo e Rodrigo, le mani strette sul cuore, il guardarsi negli occhi… non so (v. foto allegata). Ma solo una velatura, che proprio perche’ cosÌ sottile risultava molto efficace. Va detto che la musica la insinua, un’amicizia molto affettuosa e in un certo senso “troppo” profonda, quindi anche questa scelta registica secondo me è stata azzeccatissima.

Eboli era una sostituta senz’infamia e senza lode, non si capiva una parola neanche ad ammazzarla, acuti un po’ stridenti. Comunque ha fatto la sua figura.

Il grande inquisitore si caratterizzava con una voce grossa e molto profonda, come previsto, e un ottimo attore, è venuto fuori come un personaggio molto ben dettagliato e odiosissimo.

Cos’altro? Era la prima, e si sentiva. C’era elettricità nell’aria, più tensione del solito, e molte signore nel pubblico con delle mise che avrei tanto voluto fare delle foto. Pizzi, piume, paillettes, simil-carta del torrone, cappellini stile Ascot, di tutto.

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