Cari tutti,venerdì scorso Hippolyte et Aricie, di Rameau (se non avete mai sentito nominare ne’ opera ne’ autore, siete in ottima compagnia. Dr. Spazzapan escluso, ovviamente).
Rameau fu un grandissimo del ‘700 francese, rivale di Lully, un teorico dell’armonia che compose la sua prima opera a 50 anni, nel 1733 (questa, appunto) diventando l’idolo di una nuova idea di opera, che i seguaci di Lully trovavano “troppo moderna”. È un’opera barocca francese tipica: argomento tratto dalle tragedie greche, decine e decine di personaggi, trama contorta, molte danze.Dei dell’Olimpo che proteggono questo o quel personaggio; Aricia, la fanciulla, che deve prendere i voti di casta sacerdotessa di Diana; Fedra, moglie di Teseo (quello del minotauro), che si innamora incestuosamente del figliastro Ippolito, il quale la respinge empio d’orrore; il padre Teseo che arriva al momento sbagliato e fa uccidere il figlio perche’ lo crede colpevole di avergli aggredito la moglie. Ah e poi c’e’ anche una sotto-storia di Teseo che va nel regno degli Inferi, fa imbestialire Plutone, e si salva per il rotto della cuffia per intervento del suo babbo (il dio Nettuno).

La musica è bellissima. Mancano le grandi linee melodiche di Haendel o Vivaldi, ma è musica barocca al suo meglio. L’innovazione più grande rispetto a Lully è stato l’uso delle dissonanze, anche brutali, a indicare tormenti dell’animo. La musica cresce lentamente, e conquista pian pianino, con la danza e le arie che si fondono le une nelle altre.

William Christie, a capo della sua Orchestra of the Age of Enlightenment, è stato semplicemente superbo. L’orchestra è specializzata nel barocco francese, e il risultato è spettacolare. Il godimento con cui insistevano sulle dissonanze era fastidiosamente delizioso. Legni da applauso a scena aperta.

La messa in scena. Aiuto. è veramente difficile trovare le parole. L’idea centrale del regista è che il regno di Diana, cioe’ la moderazione, l’amore coniugale, la morigeratezza, (e quindi anche l’amore puro dei due giovani amanti) sono il freddo (e la morte). Quindi, il regno di Diana del prologo è rappresentato da un gigantesco frigorifero aperto (che altro?), con dentro gigantesche provviste francesi, e fanciulle seguaci di Diana con pelliccia bianca. Diana stessa è una damina del settecento che vive nella ghiacciaia. Cupido viene fuori da un uovo nel frigo (metafora: la vita!) come un pulcino punk vestito di rosso e giallo. Alla vittoria momentanea di Cupido sul regno di Diana segue una danza di coristi e ballerini in mutande (v. trailer su youtube http://www.youtube.com/watch?v=yb4sC9Zj1Q4). Il tempio di Diana dove Aricia dovrebbe prendere i voti di sacerdotessa della dea è un’altra ghiacciaia con carcasse di cervi appese e sanguinolente, a ricordarci che Diana è dea della caccia, ci fossimo dimenticati. (Poi i voti non li prende perche’ Diana protegge l’amore di Ippolito e Aricia.) La reggia di Teseo, al contrario, è una casa abbastanza normale (dei giorni nostri) spaccata in verticale, in cui si vedono le stanze e i diversi personaggi a tormentarsi ognuno nella sua stanza. La scena finale dovrebbe essere allegra, perche’ Diana fa risorgere Ippolito, fatto uccidere dal padre, ma avviene in un obitorio, e il coro è tristissimo e vestito come a un funerale, immagino perche’ l’amore nello stile freddo di Diana trionfa, mentre Cupido, l’amore passionale, viene calato dall’alto, impiccato.

L’idea più bella di tutta la regia è che il regno degli inferi è il retro del frigo! Plutone sta seduto sul condensatore, con tutte le serpentine sporche e impolverate, e i demoni che cantano e danzano sono degli insetti (pulci, mosche) che appunto vivono dietro al frigo. Le parche sono tre ragni. Mi è piaciuto.

Insomma, in complesso una cosa un po’ difficile da digerire. PERÒ. Diciamo che l’opera barocca, specialmente quella francese, era molto basata sulla danza, sullo stupire il pubblico con scenografie fantastiche ed effetti speciali. Ricreare oggi quell’atmosfera non è facilissimo, e diciamo che questa è una delle possibilità. Sicuramente si crea l’effetto di stupore e di sorpresa. E poi le danze erano molto belle, le coreografie interessanti, i ballerini bravi.

Menzione speciale al coro che è riuscito a fare delle cose mai viste da un coro d’opera: spogliarsi in mutande (tutti, anche quelli diversamente giovani) e inscenare una sorta di casta orgia di carezze e ammiccamenti, andare in scena vestiti da marinaretti con mossette e faccine ridenti stile musical di Broadway, scena di caccia STUPENDA con tutti vestiti da dandy del ‘700 con parrucconi, coro finale (il funerale) con coreografia danzante. Il tutto cantando meravigliosamente.

I cantanti.

Fedra era Sarah Connolly, non ve la perdete se vi capita! Meravigliosa, assolutamente meravigliosa. Mezzo-soprano barocco con una voce morbidissima, e un passaggio strepitoso verso la voce di petto. È nota per la sua bravura a fare i personaggi maschili (dicono il suo Giulio Cesare sia il più virile in giro di questi tempi), ma qui dove interpretava la signora di mezz’età innamorata colpevolmente del ragazzino era estremamente convincente e drammatica. Splendida attrice.

Diana, Katherine Watson, stupenda, sia visivamente che musicalmente. Vestita da damina bianca, una bambolina di ghiaccio, era una visione, e la voce adattissima al periodo, ottima.

Teseo, Stephane Degout, un basso notevole, drammatico e perfetto nella parte del marito confuso e inconsapevole.

I due amanti, Ippolito e Aricia, erano fisicamente adattissimi al ruolo, ma un po’ più deboli vocalmente, secondo me. Ippolito dovrebbe essere un tenorino acutissimo, quello che al tempo si chiamava un “haute-contre”, e qui è “solo” un tenore, e canta bene, per carità, ma un po’ poco caratterizzato. Aricia ha almeno un’aria che era degna di un’interpretazione migliore.

I personaggi “minori” erano TUTTI strepitosi. Il tenore che fa una delle parche, e che canta l’aria durante la danza in mutande, secondo me sarebbe stato un Ippolito molto migliore del titolare Ed Lyon.

E due parole su Glyndebourne: è un’esperienza ganzissima! Il posto è bellissimo, e poi la giornata era veramente perfetta, sole splendente. Tradizione vuole che prima dell’opera, e nell’intervallo (che dura un’ora e mezzo) si ceni sbevazzando facendo pic-nic sui prati. E quindi si vedono tutti questi inglesi vestiti in smoking, in abito da sera, alcuni anche col kilt, elegantissimi, che arrivano con i loro tavolini pieghevoli e le loro cofane di cibo e di vino e gozzovigliano allegramente nell’intervallo. Brilliant.

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