figaro2_logoSabato scorso Le nozze di Figaro. Credo sia l’opera che ho visto dal vivo più spesso, e ciò nonostante è stata un’esperienza entusiasmante. Nella buca c’era nientepopodimenoche JOHN ELIOT GARDINER! La sensazione è stata che non l’avevo mai sentita prima, quest’opera, si sentivano dettagli mai notati, micro-pause perfette di espressione, sottigliezze orchestrali stupende. Gardiner è raffinato e spericolato allo stesso tempo, e ha una rara considerazione per il respiro dei cantanti. Ha preso l’overture a una velocità folle, e i contrabbassi all’inizio hanno stonicchiato (una volta sola eh) ma sono arrivati tutti in fondo di slancio, non si sa come. Ottoni da urlo.Regista David McVicar, dimostrazione vivente di come una messa in scena tradizionale può essere godibile, eccitante, e niente affatto noiosa o stra-vista. Tutta l’opera in colori “polverosi”, come ricoperta di una patina d’antico, mai colori sgargianti, tutto un beige/grigio/rosa polvere (ecco, la palette di colori non mi ha convinto molto). Regia MOLTO atletica, cantanti che ne hanno fatte di tutti i colori: salti, balli, prese per i capelli, rotolamenti, mancavano giusto le capriole. Il risultato è stato veramente farsesco e divertente. La traduzione dei sopratitoli, tra l’altro, era veramente fatta bene, la gente rideva forte.

Cantanti ottimi, “à la Gardiner”, voci solide, sicure, ma non eccezionali, però efficacissime nell’insieme, nell’espressione, e nel dare un’interpretazione “unitaria”, dove l’idea artistica è riconoscibile.

Pisaroni è un Figaro giovane, irruento, giocoso, un po’ sciocco, come dev’essere (gran bel ragazzo, alto come una pertica). Timbro basso-baritonale veramente notevole, facilità di emissione e proiezione ottima.

Susanna era Lucy Crowe, che ha (a mio gusto) acuti un po’ troppo metallici, al limite dello stridente, ma io, si sa, ho poca tolleranza per il metallo. Aria finale Deh vieni non tardar fatta invece con meraviglioso timbro morbido, che vien da dire: ma se sai cantare così, perché invece strilli per tutta l’opera? No, brava eh, per carità.

Contessa Marie Bengtsson, timbro morbido, poca proiezione (leggi “voce piccola”), legato non perfetto nella prima aria, molto meglio nella seconda, dove sfrutta le sue debolezze a proprio vantaggio e fa un Dove sono con un filo di voce morbidissima, con dei fiati che non finiscono mai.

Conte Christopher Maltman, migliore in campo, secondo me. Violento, arrogante, insopportabile, il tutto cantando meravigliosamente. Un Contessa, perdono da lacrime, come sempre, del resto (chi non sente il groppo in gola a “contessa perdono” non ha cuore).

Ottimi anche i comprimari, menzione speciale per Carlos Chausson (Bartolo) che ha fatto un’aria da urlo, con una facilità di pronuncia da farmi pensare che fosse proprio italiano, mentre è spagnolo, il che aiuta, ovviamente. Hanno tagliato le arie di Basilio e Marcellina, che da Gardiner non me lo aspettavo! Marcellina tra l’altro era un ottima Helene Schneidermann, che l’avrebbe sicuramente cantata molto bene. Basilio era un buffissimo Jean-Paul Fouchécourt.

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