Rodelinda_logoCari tutti, recensione in ritardo, perché ho visto Rodelinda, di Haendel, l’8 marzo, a Londra. Londra, ma non la Royal Opera House, bensì la English National Opera (ENO), che si pregia di rappresentare tutte le opere in inglese, e anche in traduzione moderna. Devo dire che la lingua inglese mi ha lasciato piuttosto perplessa, e cercavo continuamente di ricordare le parole originali. Mi ha distratto un po’. Il teatro è il London Coliseum, bellissimo, costruito nel 1904, più piccolo della Royal Opera House, e quindi più adatto all’opera barocca, infatti si pregiano del titolo “The house of Haendel” (se lo dicono da soli eh, si lodano e s’imbrodano).La messa in scena, ovviamente, da mettersi le mani nei capelli. Non la peggiore che abbia visto (difficile superare il Giulio Cesare a Salisburgo), ma deh. La storia è quella di Rodelinda, regina dei longobardi nel secolo VII. Il marito Bertarido, re legittimo, viene scacciato dall’usurpatore Grimoaldo; l’opera inizia con la notizia che Bertarido è morto e Grimoaldo procede a fare la corte a Rodelinda per sposarla al fine di legittimare la sua presenza al trono. Bertarido torna di nascosto e trama vendetta, molteplici colpi di scena (ma molti meno che nell’opera quadratica media di Haendel) portano al lieto fine di Bertarido e Rodelinda riuniti e Grimoaldo perdonato.

Il regista inscena l’azione nella Milano degli anni 40 (perché, Dio degli eserciti, perché?). Rodelinda vestita come Anna Magnani in Roma città aperta, l’altra donna (Eduige, sorella di Bertarido) anch’essa con vestito scuro strizzato che le sta malissimissimo, gli uomini in gessato stile gangster. Le scene confuse, rumorose, tutti che si muovono, spostano cose, spaccano cose, completamente a casaccio, il tutto cantando in inglese. Non so che dire.

Orchestra con strumenti originali diretta da Christian Curnyn, che fa un lavoro splendido. Continuo meraviglioso, dettagli raffinatissimi, e lui, il direttore, che dirige i cantanti con le dita, sembra che li suoni come le corde di una chitarra. Il contrasto tra l’eleganza del suono dell’orchestra e la pacchianeria della scena è stridente. Gli archi no, per fortuna.

Rodelinda era Rebecca Evans, celebrata come specialista di Haendel, bella voce, ma a me non ha detto niente. Carisma zero, un peccato, perché la voce è veramente bella.

Bertarido era il controtenore Iestyn Davies, un genio! L’avevo già sentito in “Niobe regina di Tebe” qualche anno fa, se possibile è migliorato! Ha uno squillo splendido, è veramente trascinante, e straziante nelle arie di lamento. Il duetto tra Bertarido e Rodelinda è stato veramente commovente, anche perché il regista ha avuto un lampo di lucidità e non ha messo saltimbanchi in scena in quel momento.

Grimoaldo il tenore John Mark Ainsley, bravissimo! Un omone gigantesco, con una voce leggera ma molto presente e con agilità notevoli.

Eduige il mezzo-soprano Susan Bickley, senza infamia e senza grandi lodi. Globalmente gli uomini molto più forti delle donne, in questo cast, che era completato dal baritono Richard Burkhard, con un’ottima voce barocca, e dal controtenore Christopher Ainslie, che ha un paio di arie difficilissime e le ha fatte con grande facilità, ottima tecnica, ma il timbro è quello solito dei controtenori metallici (portiera della 127), mentre Davies ha un timbro rotondo e morbido.

Sono molto contenta di esserci andata, ma non so se tornerò a vedere un’opera tradotta in inglese. Volevo vedere Rodelinda anche perché contiene la mia aria preferita di Haendel (Vivi tiranno) che Davies ha fatto magistralmente, trascinando il pubblico in un ululato prolugato. Però insomma, Tyrant, I spared you non è proprio la stessa cosa.

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