traviata_logoVedere Traviata è per me un’esperienza commovente, è come ri-incontrare un vecchio amico che non sento da anni.
Messa in scena tradizionale! Tradizionale e molto bella; la Royal Opera House si conferma uno dei teatri migliori per le messe in scena (secondo l’umile opinione del Vostro corrispondente). Anche la regia molto consueta, e quindi un po’ noiosa, ma per una volta non doversi stupire per forza è stato rilassante. Costumi sontuosi.L’orchestra, al solito, spettacolare. Il direttore era Dan Ettinger, un 40enne israeliano con i capelli tinti biondo platino (!), decisamente competente. Giusto rilievo ai bassi nell’ouverture (troppo spesso i violini trionfano ingiustamente), e alcune scelte notevoli nel concertato (il momento più bello di tutta la serata), con tempi inusuali nel coro, che risultava molto più incisivo e potente.

Il primo atto, con Violetta vestita di bianco, vede una Diana Damrau un po’ in affanno. Io la ricordavo splendida nel Rigoletto a Dresda nel 2008, e qui devo dire che l’ho sentita meno bene. Ho poi scoperto perché: ha fatto 2 figli nel frattempo, probabilmente le fatiche fisiche e famigliari hanno lasciato il segno. La voce è sempre stupenda, molto agile e con un timbro tintinnante bellissimo, ma lei è affaticata. Respira troppo, respira sempre, respira a sproposito, e il legato ne soffre, specialmente nelle agilità del prim’atto. Secondo me dovrebbe ricominciare a studiare e riconquistare sicurezza tecnica. Entra in scena Alfredo, l’italiano Francesco Demuro, che mi ha favorevolmente stupito, non lo credevo così bravo. La voce non è potentissima, ma il timbro è ottimo e soprattutto la tecnica è superba. Non molto carismatico, il Demuro, ma in smoking fa la sua figura e si muove bene. La regia ha delle ottime intuizioni quando, durante l’introduzione orchestrale al brindisi, Alfredo fa finta di pensare a cosa dire, e si consulta con gli amici, mentre di solito si piazza in mezzo al palco, sorridente col bicchiere in mano, impalato come una bella statuina, ad aspettare che l’orchestra finisca. Brindisi caciarone quanto si conviene. Croce e delizia meravigliosa! I respiri di Kraus! (Sì lo so, sono una pazza, so a memoria dove respirava Alfredo Kraus quando cantava Croce e delizia, e ‘sto Demuro ha studiato e imparato e l’ha fatta benissimo. Oh.)

E poi viene Sempre libera degg’io in cui la Damrau ce l’ha messa veramente tutta. Le note le ha fatte tutte, e tutte intonate, incluso il sopracuto finale, ma rimane una sensazione di stress e di insicurezza, dovuta secondo me, come dicevo, al respiro un po’ faticoso.

Ma sono dettagli, lei è veramente brava, non so chi al mondo potrebbe fare Violetta meglio di lei, in questo periodo (si accettano suggerimenti).

È anche un’ottima attrice: la caratterizzazione psicologica del personaggio viene fuori in maniera molto piena e tridimensionale. Questo si vede, ovviamente, soprattutto nel secondo atto, in cui lei dà veramente il meglio delle sue capacità interpretative nel duetto con Germont padre, interpretato da Dmitri Hvorostovskij, uno dei miei cantanti preferiti! Hvoro ha una voce incredibile, morbidissima, avvolgente, decisamente troppo sensuale per un vecchietto rompiballe come Giorgio Germont. Lui è una star, ha preso l’applauso appena entrato in scena che manco la Callas. Ha dato un’interpretazione di Germont macchiettistica, estremamente stereotipata nei modi e nei gesti, ma con la regia così tradizionale diciamo che ci stava. Purtroppo ha due arie una più insulsa dell’altra, anche se in Di Provenza il mare e il suol ha veramente dato tutto.

Il duetto Violetta-Germont bellissimo, con un crescendo emotivo verso Amami Alfredo molto travolgente. Sì, ho versato una lacrimina.

Festa a casa di Flora, spettacolo! Hanno fatto bene perfino i balletti, che di solito sono una palla mortale. Il concertato è stata la cosa più godibile di tutta la rappresentazione, studiatissimo, grande lavoro del direttore. E del coro!

L’ultimo atto è la cosa che musicalmente è riuscita meglio alla Damrau. Un Addio del passato straziante, con un ottimo legato (al contrario di altri momenti), e un’interpretazione commovente. Parigi o cara dolcissima e struggente, molto pathos.

Menzione d’onore al coreano Jihoon Kim che faceva il dottore. Di solito il dottore lo fa un routinario inutile, mentre ‘sto qui ha un vocione che si sente fin fuori dal teatro, ha studiato a Milano, giovanissimo, speriamo faccia un po’ di carriera!

Insomma io mi sono divertita un mondo.

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