Text_engl2

La Bartoli in Norma!
Con grande scandalo e alti lai di tutti i tradizionalisti, Cecilia Bartoli ha deciso di dare voce a Norma, con un’operazione filologica di recupero dell’originale belliniano. Norma quindi torna ad essere un ruolo da soprano non acutissimo, con una voce centrata un po’ più in basso, senza sopracuti. Questo produce (oltre allo straccio delle vesti di innumerevoli melomani) un’opera musicalmente più credibile, perché Adalgisa è invece un soprano molto più leggero, il che torna, dovendo lei essere la giovinetta, e Norma la donna matura. Inoltre, una voce come la sua in Deh non tremare o perfido è efficacissima, perché riesce a scendere giù su “per leeeeeeei” fino all’ultima nota sparata con una forza che ti fa venire la pelle d’oca. Tutto il terzetto finale del prim’atto è stato di un’efficacia, di una forza che io non sono mai riuscita a vedere, nelle norme fatte da soprano lirici.

norma_bartoli_salzburg_1
In mia man alfin tu sei

La Bartoli è una Norma credibilissima. La sua interpretazione è estremamente originale, evidenziando la fragilita del personaggio, il suo amore sincero per Pollione, il suo sacrificio finale più uno scatto di dignità che un gesto ieratico. Non vi annoio più con l’eleco dell sue doti vocali, che sono sempre eccezionali (ah, il legato! ah, la coloratura!). Inoltre, per tutto il prim’atto ero in piccionaia, sulla seconda balconata, e posso consigliare a chi dice che ha una voce piccola e poco proiettata di andarsi a lavare le orecchie. Nel second’atto mi sono infiltrata in platea in un posto lasciato vuoto da qualche VIP.

Antonini, direttore dell’orchestra La Scintilla (strumenti originali, Norma è del 1831) ha fatto un lavoro strepitoso, è veramente bravissimo. L’orchestra è venuta fuori come una delle più grandi stelle della serata. Alcuni tempi molto dilatati, in particolare una Casta Diva piuttosto lenta, e un’aria finale Deh non volerli vittime con un tempo letargico, che la Ceciliona è riuscita a sostenere meravigliosamente con il suo fiato da mantice di organo barocco. L’operazione filologica ha comportato anche un recupero di tutta la musica scritta da Bellini. “Tradizionalmente” in Norma si fanno tagli molto drastici, in particolare si taglia tutto l’intervento di Adalgisa nel finale del prim’atto, che invece ci sta d’incanto. Qui si è recuperato tutto, il che secondo me rende l’opera più godibile.

norma_coro
La resistenza francese, versione Salisburgo

Ora però non mi tengo più e vi devo raccontare la regia, totalmente demenziale. Invece dell’antica Gallia occupata dai romani, dove i druidi, comandati dalla sacerdotessa Norma, tramano ribellioni, siamo tipo nella Gallia del 1942, cioè la Francia occupata dai tedeschi. Pollione è il capo delle forze di occupazione naziste (e gira vestito in giacca e cravatta, invece che in uniforme militare, per qualche misteriosa ragione) e i druidi sono invece un gruppo della resistenza francese.  E Norma è…. ecco appunto, Norma non si sa chi è, né si capisce perchè un gruppo di partigiani francesi dovrebbe dare retta a una sacerdotessa invasata che compie riti esoterici col vischio. Visivamente, la Bartoli ricordava Anna Magnani in Roma citta aperta, pur senza imitarla direttamente.

norma_magnani
Norma, o Mamma Roma?

Tutta l’azione si svolge, invece che nella selva sacra dei galli, in una scuola trasformata in quartier generale della resistenza. Io allibita. Cioè, per carità, il gruppo di autoctoni che si ribella agli invasori, ok, ci può stare, ma quello che non capisco è: cosa aggiunge? In che modo tutto questo ambaradan rende l’opera migliore? È incomprensibile. L’unica cosa positiva della regia è stata l’ultima scena. Di solito Norma e Pollione salgono al rogo avviandosi fuori scena (dove magari si vede un bagliore rossastro a rappresentare il fuoco), mentre il coro e Oroveso commentano in scena. Qui, invece, il coro esce fuori dalla scuola, quindi canta fuori scena, e dà fuoco alla scuola con loro dentro legati alle sedie. Fuoco vero, fumo vero! Prima volta che vedo il rogo in scena, veramente di grande effetto.

Pollione era John Osborn, fantastico!! Assolutamente fantastico, una voce piena, bella, acuta, di grandissima tecnica. È uno che fa Rossini, l’avevo sentito nell’Otello a Parigi, è veramente bravissimo. Nel duetto finale su “sublime donna” ha tirato fuori una mezza voce che mi ha veramente spremuto la lacrimina. La prima aria di slancio, con un’apertura, un’arroganza, un ego smisurati, acuti spianati senza paura. Un Pollione perfetto.

Rebeca Olivera era Adalgisa; come dicevo, una voce molto più leggera e giovane di quella della Bartoli, ma non un “sopranino”. La voce è comunque centrata abbastanza in mezzo, forse un po’ troppo metallica per i miei gusti, ma molto bella.

Oroveso era Michele Pertusi, una roccia, l’ho gia sentito un milione di volte, è sempre bravissimo.

Un’ultimo commento sul Festival di Salisburgo. Pur non essendo la serata d’apertura, c’erano decine e decine di VIP, compreso il presidente della repubblica austriaca. Guardie del corpo, decine di fotografi che scattavano quando dio-solo-sa-chi scendeva dal taxi (ho chiesto, erano tipo politici locali o nazionali, industriali,…) Abiti da sogno, ne ho contati almeno una decina con lo strascico! Dopo un po’, esasperate da quelli che ci si inciampavano dentro, lo tiravano su (se non hai un paggio che ti regge lo strascico fai a meno, pezzente). Io lì con la mia giacchetta a pallini bianchi e neri e il mio bicchiere di vino bianco in mano. Bah.

Annunci

2 pensieri riguardo “Norma – Salzburgerfestspiele

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...