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Cari tutti, lo scorso weekend sono stata a Parigi per vedere la Theodora di Haendel, e ho visto anche un concerto con Franco Fagioli, quindi oggi 2 recensioni al prezzo di 1!

Franco Fagioli – Venice Baroque Orchestra

Recital

Non viaggio solo per andare a sentire un concerto di un solista, ma ero a Parigi, ho trovato un biglietto scontato da una che se lo vendeva di fronte al teatro, e poi era tanto che volevo sentire questo Franco Fagioli, uno dei controtenori in auge. Il programma comprendeva Vivaldi, Haendel, Veracini, Geminiani.

La Venice Baroque Orchestra, che si presenta con nome inglese nonostante sia l’orchestra barocca di Venezia, mi ha convinto moltissimo. Hanno la precisione e il rigore delle orchestre barocche con strumenti originali, e uno spirito, una verve molto trascinante. Il concerto La Follia di Geminiani, una serie di variazioni su tema di Corelli, è stato spettacolare, con ovazioni al primo violoncello solista che ha dato veramente un’interpretazione fiammeggiante (non è esattamente un violoncello, è quell’antenato del violoncello che non si appoggia in terra).

Franco Fagioli arriva, apre la bocca, e io quasi urlo “Cecilia Bartoli!!”. Un timbro veramente simile, ma soprattutto la stessa tecnica, e la stessa attenzione interpretativa. Anche gli stessi difetti, se vogliamo: fa ancora più smorfie della Ceciliona, e la voce non è certo molto grande. Veramente molto bravo e molto trascinante, l’ho apprezzato soprattutto in Haendel, dove, in Scherza infida (dall’Ariodante), ha dato un’interpretazione studiatissima e straziante. Come bis ha fatto Crude furie dal Serse, con tutti i fuochi artificiali di rito, e chiusura dell’aria con batuta di tacchi in stile flamenco, olé! (v. video)

Mi piacerebbe molto sentirlo in un’opera intera e vedere come se la cava.

Theodora

L’indomani sera, nello stesso teatro, ho sentito Theodora, un oratorio di Haendel, presentato in forma scenica.

I miei fidi lettori ricorderanno che l’anno scorso, nel Theatre des Champs Elysees, avevo fatto una figura di palta perché non avevo capito le regole di galateo degli autoctoni. Quest’anno, memore della figuraccia, ho aspettato diligentemente in coda il mio turno per entrare in sala (senza travolgere le altre babbione) mi sono fatta accompagnare al posto dalla maschera (senza allontanarla con gesto scocciato della mano), e le ho dato un eurino, come da aspettative. Felice del mio successo in società, mi sono goduta l’opera.

Orchestra e coro Les Arts Florissants, diretti da William Christie! Che genio, che orchestra, che suono, che precisione, che coro!!! Sono meravigliosi, Christie ha tenuto tutti insieme con un’autorevolezza e una sensibilità impressionanti. Bravissimi, meglio di tutti i solisti messi insieme, devo dire. Era la prima, e si sentiva. Un po’ di nervosismo, Christie in particolare era veramente irritato dalla gente che applaudiva a scena aperta, un paio di volte si è girato con occhiate fulminanti ai poveri applaudenti, o ha cercato di zittirli con le mani. Lo capisco, però avrebbero dovuto annunciarlo “si prega di non applaudire fino alla fine dell’atto”, non ci voleva tanto.

Theodora è la storia di una nobile cristiana del IV secolo d.C, in Antiochia, che si rifiuta di fare sacrifici agli dei pagani per festeggiare il compleanno dell’imperatore Diocleziano, e viene mandata come schiava-prostituta al tempio di Venere (“Orrore! Un fato peggior de la morte istessa!”). Il soldato Didimo, anche lui segretamente convertito al cristianesimo e innamorato di lei, va a salvarla: lei scappa con i vestiti di lui e lui rimane lì nel bordello-tempio al suo posto (astenersi da battutacce pre-adolescenziali, prego. Franco, dico a te). Quando lo scoprono viene condannato a morte, lei torna indietro per immolarsi al posto suo e alla fine muoiono tutti e due insieme come martiri.

La messa in scena, non ve lo sto neanche a dire. Però devo dire che, pur essendo assurdamente moderna, non ha interferito con la musica. Mi è venuto naturale il paragone con il Saul, visto a Glyndebourne 6 settimane fa: un altro oratorio di Haendel, anche quello con cori difficilissimi (stile Messia). In questo caso (al contrario del Saul) pur essendo la messa in scena demenziale, e nonostante il coro dovesse recitare e mimare un’orgia in piena regola, sono riusciti a fare in modo di non interferire con la musica, e i cori sono venuti fuori splendidamente. L’orgia, tra l’altro, era più ridicola che volgare, non vi sto a raccontare i dettagli, ma tutto sommato l’hanno risolta con intelligenza (cioè, intelligenza subordinata all’idiozia di mettere un’orgia in quell’opera, dove non c’era, e ci stava un po’ come un cavolo a merenda).

La ragione per andare fino a Parigi era Philippe Jaroussky, il mio controtenore preferito, nel ruolo di Didimo, che non mi ha deluso. È sempre bravissimo, con una proiezione magica. Confronto al Fagioli della sera prima, ha una voce più potente e più metallica, ed è veramente fenomenale. Grande interpretazione, molto poetica; sembra un ragazzino, ed è venuto fuori veramente come un agnellino sacrificale, nel suo martirio, molto commovente. È la seconda opera in cui ho la fortuna di sentirlo, e in due opere su due l’hanno messo in scena in mutande, con delle gambette secche che pareva un merlo sul vangato. Bah.

Theodora era Katherine Watson (soprano), e la sua amica Irene era Stéphanie d’Oustrac (mezzo-soprano). Voci simili, molto rotonde e morbide, un po’ “domate”, cioè non ribelli, senza picchi, senza punte. La d’Oustrac mi è piaciuta di più, devo dire, timbro più originale, ma entrambe molto brave.

Gli altri due protagonisti, il governatore romano dell’Antiochia, Callum Thorpe (basso) e il capo della guarnigione militare, Kresimir Spicer (tenore), spettacolari! Ma quanta gente brava c’è al mondo? Questi mai sentiti nominare da nessuna parte, ma sentiste che voce! Il tenore urlicchiava un po’ sugli acuti, ma un’agilità e una sicurezza incredibili.

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4 pensieri riguardo “Theodora – Théâtre des Champs Elysées

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