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Vado a Londra con Franco per vedere Kaufmann nella Carmen, e il marpione ci dà buca! Lo sapevamo da un paio di giorni; abbiamo deciso di andare lo stesso.

La messa in scena era molto tradizionale, senza infamia e senza lode. Il picco è stata la scena del ballo nell’osteria di Lilas Pastia nel second’atto: un vero tourbillon, con ottimi danzatori in scena, e i cantanti che hanno dato buona prova.

La cosa che più mi ha dato fastidio della regia è stata una certa gestualità molto volgare: Carmen, e anche le altre cantanti, si disponevano spesso a gambe aperte e ginocchia piegate, raccogliendo la gonna in mezzo alle gambe e tirandola su. Ora, una volta va bene, ma in continuazione, ogni 10 minuti, è troppo.

Un’altra cosa che mi ha fatto veramente arrabbiare della produzione è il taglio della parte del coro nell’ultimo atto, quello che si apre con la sfilata per l’entrata nella Plaza de Toros. Tutto il coro A dos quartos è stato tagliato, metà della sfilata tagliata. Mi sono veramente imbestialita. Santo cielo alla Royal Opera House, con quello che costano i biglietti, non hanno i soldi per mettere in scena una parata come si deve?! Non si fa.

Il direttore Alexander Joel ha fatto secondo me un buon lavoro con la sempre spettacolare orchestra della Royal Opera House. Ha preso l’ouverture a una velocità folle, ma il risultato è stato ottimo. Il coro si è un po’ perso in alcuni punti, e lui li ha aiutati con gesti molto chiari, riportando all’ordine tutti. La cosa strana (o forse no) è che il coro più difficile, quello delle donne che raccontano il duello al coltello (La Carmencità! La Manuelità!) è venuto PERFETTO, pur essendo veramente veloce. Inoltre, secondo il libretto il duello avviene fuori scena, ma lì l’hanno rappresentato in scena, mentre il coro racconta la vicenda, con un ottimo effetto scenico.

Carmen_Rachvelishvili4Carmen era Anita Rachvelishvili, una georgiana probabilmente un po’ troppo abbondante per fare la fatalona (v. foto), però è una che chiaramente si sente perfettamente a suo agio nel suo corpo, ha grandissima sicurezza di sé e ottima faccia tosta, e quindi alla fine è credibile. La voce mi è piaciuta molto! Potente e sicura nel registro basso, passaggio perfetto, ottimi acuti. Fiato immenso, che ha usato con grande maestria nella Habanera, dando un’impressione di continuità e uniformità molto godibile. La voglio sentire come Amneris! Secondo me lancia un anatema che fa venire giù il teatro.

Il sosituto di Kaufmann era Andrea Carè, un po’ routinario, ma molto godibile. È uno che fa gli acuti “col salto”, cioè li prende da sotto, ma non da sotto perché li prende calanti e non ci arriva, bensì proprio con un salto, generalmente di terza o di quarta, a seconda dell’armonia. È un trucchetto che aiuta a prendere l’acuto, e dà un’impressione di una tecnica un po’ datata. Si veda qui per una disquisizione. Però non lo fa sempre (per esempio sul Dragon d’Alcalà) l’ha fatto perfetto, prendendo la nota in pieno e stupenda. Anche l’acuto nella romanza del fiore è stato bellissimo; forte (non è scritto piano) ma è stato un forte di passione, molto intenso e ben recitato, non è che si è piantato in mezzo al palco a sparare il suo si bemolle come un cretino. Alla fine mi è piaciuto, ha una bella voce, potente e sicura. Secondo me potrebbe migliorare un po’ la proiezione, a volte si ha l’impressione che la voce gli resti intrappolata nella testa. Ma si sa, io preferisco la proiezione alle dimensioni.

Micaela, la giovane innocente innamorata di Don Jose, era interpretata da Sonya Yoncheva, che io avevo gia’ sentito nei Capuleti e Montecchi, di Bellini, a Zurigo. Ha veramente una bella voce, proprio bella, dolce, un ottimo legato e gli acuti sicuri.  Non ha una gran personalità, e, ad essere sinceri, il personaggio non aiuta.  Il duetto con il tenore nel prim’atto molto tenero.  Nella sua aria ha dato tutto, e il risultato è stato ottimo, con un bel si naturale sparato a tutta canna, bellissimo.
carmen_escamillo

Il giovane basso ungherese Gábor Bretz ha dato buona prova, a ha un bel vocione con ottime note basse (che ci vogliono, mannaggia la miseria, tutti sti baritoni che fanno Escamillo e non arrivano alla nota di “…les soldats” farebbero meglio a fare altro. Compreso Hvorostovskij, che altrimenti adoro). Bretz è altissimo, che lo aiuta a dominare la scena come si conviene, ed è pure entrato sul palco a cavallo. Ha una buona tecnica, anche se mi è sembrato un po’ acerbo. Stiamo a vedere.

Il cast era completato da ottimi, veramente ottimi comprimari: Vlada Borovko e Rachel Kelly (Frasquita e Mercedes), Adrian Clarke e Harry Nicoll (Dancaire e Remendado) hanno veramente fatto faville durante il quintetto del second’atto, che il direttore ha preso a una velocità assurda.

Insomma, Kaufmann ci ha dato una bella delusione, però io tutto sommato sono contenta di avere visto questa Carmen.

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Un pensiero riguardo “Carmen – Royal Opera House

  1. Secondo me la sfilata l’hanno cantata tutta, anche se forse non tutti i personaggi citati sono comparsi (dubbi sugli hardis chulos, sull’algazil e sull’alcade). Secondo me hanno tagliato “a deux cuartos” per non dover mettere in cartellone la venditrice di arance e quello di lorgnettes…

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