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L’acuto “col salto” è un acuto preso da sotto, ma non nel senso che il cantante è stonato e non ci arriva, quindi attacca l’acuto calante e poi lo aggiusta. E non è nemmeno un glissando, che proprio non si può sentire. È proprio che il cantante “salta” sulla nota, rimbalzando per un attimo su una nota più bassa, come un ginnasta che rimbalza sulla pedana. Non è un peccato mortale, se non se ne abusa; anzi, spesso è un effetto di interpretazione.  Però non bisogna esagerare.

Vediamo ora qualche esempio.  Prendiamo una frase nella famosissima aria Una furtiva lagrima, la frase “quelle festose giovani”.  Sulle tre sillabe della parola “fe-sto-se” il tenore deve cantare mi-sol-fa, e spesso i tenori non attaccano il sol in pieno su “sto”, ma rimbalzano sul mi (cioè dicono “sto” per un attimo sul mi) per poi prendere il sol con la O piena, senza l’impiccio delle consonanti. 

Ecco il salto di Domingo. Sia ben chiaro, io adoro Domingo, e questi esempi di acuto col salto non sono esempi di “cantare male”. È una tecnica, un manierismo, un effetto di interpretazione, di cui non bisogna abusare.

Non per sparare sulla croce rossa, ma ecco qui quello terrificante di Alagna.

 

 

E ora, Florez, perfetto, meraviglioso.  Va detto che, in altre registrazioni, anche Florez salta.  Ma qui no.  Ma come lo attacca sto sol, dite la verità.  Come un dio. Osserviamo, tra l’altro, che sull’attacco della parola “giovani” Florez prende la nota leggermente da sotto, e non è un errore, è interpretazione.

L’attacco dell’aria del fiore nella Carmen, sul fa, è un tipico punto dove i tenori “saltano”, rimbalzando per un attimo sul re bemolle.

Sentiamo prima come andrebbe fatto l’attacco dell’aria del fiore.  Ecco Kaufmann, perfetto: la nota, ancorché dolce, e piano, è presa in pieno, senza scivolarci dentro.

 

Ora continuiamo a sparare sulla croce rossa, e sentiamo Alagna, che fa un salto di terza bello abbondante, per poi finalmente atterrare sul fa.

 

Il nostro Andrea Carè fa un saltino non così sfacciato come quello di Alagna, e anche, devo dire, più aggraziato.  Bella voce.

 

E ora rifacciamoci le orecchie con chi prendeva tutti gli acuti perfetti. Osservate come non faccia nemmeno un salto. Su “te revoir, ô Carmen” fa un glissando, in un unico punto, per ottenere un effetto di passione. L’acuto seguente “Car tu n’avais eu qu’à paraître“, è la stessa nota, e la prende in pieno senza scivolarci dentro. Jussi, quanto ci manchi.

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3 pensieri riguardo “Gli acuti col salto

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