Recentemente Jennifer Lawrence, una delle attrici più pagate di Hollywood, ha pubblicamente denunciato la differenza di trattamento economico tra attrici e attori. Il cinema è solo un esempio di industria dell’intrattenimento in cui le donne hanno uno status nettamente inferiore agli uomini. Gli attori cinematografici hanno in media parti migliori, ruoli più interessanti e più vari; sono rappresentati come esseri umani, mentre le donne sono tendenzialmente molto più stereotipate, e percepite spesso solo come accessori all’azione “vera”, che riguarda gli uomini: rappresentano un ornamento, o il premio che l’eroe conquista. Questa differenza di rappresentazione si traduce in una differenza di salario: gli spettatori vanno a vedere i film in cui l’eroe è un uomo, e quindi gli attori uomini vengono pagati di più. Ovviamente la Diva esiste, ma la paga cara: il modello di bellezza fisica a cui si deve adeguare è rigidissimo, viene pagata meno, e la sua carriera finisce a 37/38 anni (eccetto Meryl Streep).

serenaUna cosa analoga succede nello sport: gli sport maschili sono molto più popolari di quelli femminili, e gli sportivi uomini sono pagati molto di più delle loro colleghe donne, hanno più sponsorizzazioni, e sono molto più famosi.
Le donne sportive, che esprimono la potenza e la celebrazione del proprio corpo, sono premiate molto meno dei loro colleghi. Vengono spesso considerate “maschili” (date un’occhiata su Internet a cosa dice la gente di Serena Williams), perché sfuggono allo stereotipo di “ornamento”, e diventano agenti nella propria vita. Gli uomini sono percepiti come la vera realizzazione dell’ideale sportivo, e le donne solo una pallida imitazione, degna di poca nota. L’incarnazione dello spirito sportivo è un uomo.

Il balletto classico presenta una sorta di contraddizione, in termini di considerazione degli artisti uomini e donne. Da una parte, “il balletto è donna”, come diceva Balanchine, e si può considerare come la celebrazione della femminilità, o meglio, di una versione stereotipata, angelicata, fondamentalmente patriarcale, della femminilità. Questo rende le ballerine le star assolute del balletto classico, costringendole, allo stesso tempo, a torturare il proprio corpo per raggiungere un ideale fisico impossibile, distruggendo i piedi per danzare sulle punte (se avete stomaco forte, gugolate “ballet dancers feet”). È l’apoteosi del controllo sul corpo femminile: il premio è la fama e il successo, il prezzo la distruzione del proprio corpo e, in qualche modo, la disumanizzazione. (E si osservi come questa supremazia femminile nell’essere le star del balletto classico non si traduce in un migliore trattamento economico.)

La cosa interessante è come l’opera sfugga a questo schema. Nell’industria dell’intrattenimento, l’opera si distingue per la sua uguaglianza, perché non tratta diversamente uomini e donne. I cantanti maschi e femmine hanno le stesse opportunità di diventare famosi e raggiungere il successo: ci sono fan invasati di cantanti uomini e donne nella stessa proporzione, e il trattamento economico non presenta differenze sostanziali. Gli uomini non sono affatto percepiti come cantanti “più veri” delle donne, come succede nello sport; la voce degli uomini non è considerata più apprezzabile in quanto tale. L’incarnazione dello spirito operistico non è un uomo, non necessariamente. L’arte si incarna a volte in uomini e a volte in donne. E se a un melomane chiederete chi è il cantante che più di ogni altro ha lasciato il segno nella storia di questa forma artistica, la risposta più frequente sarà “Maria Callas”.

pav-caballeNell’opera, l’importante è la voce, e non il corpo; ciò rende questa forma d’arte intrinsecamente meno soggetta alla distorsione dovuta al controllo sociale sul corpo femminile, e quindi più egualitaria. Ai cantanti, uomini e donne, non si richiede di aderire a modelli assurdi di bellezza fisica, e infatti molti dei cantanti più adorati e famosi non si possono certo definire “belli”. Ovviamente, se una cantante è anche bella, questo la aiuta a sfondare, così come il fatto che Kaufmann sia bello come il sole sicuramente contribuisce al suo enorme successo. Ma, in generale, cantanti con viso e fisico assolutamente normale, o poco attraente, scatenano l’adorazione dei melomani, se la voce è bella. Gli esempi sono fin troppi, da Pavarotti a Montserrat Caballé.

Questa “disattenzione” verso il corpo, secondo me, è la causa principale dell’uguaglianza tra il divismo maschile e femminile in campo operistico, e contribuisce a rendere l’opera una delle forme artistiche di intrattenimento meno soggetta alle diseguaglianze di genere. La voce prima di tutto, il corpo ha meno importanza, e quindi tutta la macchina da guerra che il patriarcato mette in atto per controllare il corpo femminile non scende in campo nei teatri d’opera, non contro gli artisti.

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