Text_engl

Ovviamente si tratta di Lucia di Lammermoor, ma con Juan Diego Florez! per la prima volta al mondo! Quindi ovviamente siamo tutti andati a sentire Edgardo, e non Lucia 🙂

Il Nostro, come ormai sapete, sta esplorando altre vie e altre vocalità, seguendo il cambiamento della sua voce, ed eccolo approdare a Lucia! Il risultato, devo dire, non è perfetto, ma vediamo in dettaglio.

lucia_5.jpg
Verranno a te sull’aure

Nel prim’atto, il duetto Verranno a te sull’aure splendido. Lì è nel suo: fiati lunghi, tessitura bella alta, parte da giovine amoroso, il risultato è stato veramente notevole, fraseggio perfetto, molto commovente. Acuto finale strepitoso. E veniamo al sestetto del second’atto. Avevo letto recensioni veramente impietose, quindi ero preparata al peggio. E invece, devo dire, il sestetto è venuto BENISSIMO. Allora, secondo me la scuola rossiniana aiuta: mentre per il tenore pavarotto di turno il sestetto della Lucia è difficile, e ha difficoltà a beccare le entrate, per un perfezionista rossiniano come Florez è una passeggiata.
Vocalmente, mi aspettavo che naufragasse un po’, e invece la sua stratosferica proiezione ha bucato il bailamme dell’orchestra (che suonava veramente troppo forte) e si sentiva benissimo, anche in mezzo a tutti altri cantanti. La cosa che purtroppo non è venuta come dovrebbe è stata Maledetto sia l’istante. Lì veramente manca qualcosa, manca l’impeto drammatico, la voce rimane un po’ piatta, dove invece ci si aspetterebbe un furore disperato. Lì Edgardo deve fare paura, e Florez non fa paura. In un certo senso, ha una voce troppo bella. Il concertato finale meraviglioso: v. sopra, la scuola rossiniana. Le stesse mancanze si sono sentite nel duetto del duello: la sua voce non trasmette mai ira, rabbia, MAI; che sia anche una questione di personalità? E veniamo alla scena finale, in cui veramente non ha fatto rimpiangere nessuno, nemmeno Kraus. Sì, lo so, sto bestemmiando. Ma, a mio avviso, sinceramente, non riesco a pensare un Tombe degli avi miei cantato tanto meglio di così. L’emissione vocale è purissima, riesce a trasmettere un dolore, una sofferenza dolcissima, senza, ovviamente, ricorrere a singhiozzi e sospiri. La linea vocale rimane splendida, mai forzata, su tutti gli acuti (e sono tanti); la salita sull’ultimo Bell’alma innamorata un’ascesa al patibolo assolutamente regale. Un eroe romantico, come dev’essere.

lucia_4
Maledetto sia l’istante

Lucia era Elena Mosuc, rumena, voce piccola, ma si sa, io non sono una vociomane, quindi di per sé la cosa non mi turba più di tanto. Il timbro mi è piaciuto molto, gli acuti filati molto belli, i sopracuti un po’ sì un po’ no. Vibrato un po’ troppo lento, ma la sua pecca principale è che è molto poco comunicativa, non dice un granché. Alla fine risulta un po’ noiosa. Secondo me, a dire il vero, è un po’ sciatta. Non è precisissima nel ritmo, la sua tecnica non è impeccabile, non ha abbastanza supporto (da qui il vibrato largo, secondo me). Le cose migliori che ha fatto sono state i duetti, con Edgardo nel prim’atto, e con Enrico nel secondo. Che insomma, per essere la Lucia di Lammermoor, uno si aspetta di più.

Lucia_secchio_bisLa messa in scena era la solita demenza germanica (dall’opera di Zurigo): abiti moderni, una torre di vetro e acciaio diroccata, a simboleggiare la decadenza di non si sa bene cosa. La fonte presso cui si incontrano Lucia ed Edgardo nel primo atto sostituita da un secchio d’acqua. Un secchio. Non me lo scorderò mai più quel secchio. Il disprezzo di questa gente per la storia e per la musica si è visto alla fine dell’opera, dove il regista, per ignoranza o cattiveria, fa arrivare la bara di Lucia nel cimitero in cui si trova Edgardo, dimenticando che la scena si svolge nel cimitero dei Ravenswood, tra le “tombe degli avi suoi”, e non tra le tombe degli Ashton. Perché al mondo la famiglia di Lucia avrebbe portato la sua bara nel cimitero dei loro acerrimi nemici? Una signorina vestita di bianco, abito un po’ anni Trenta, si aggira per tutta l’opera, e rappresenta il fantasma evocato durante Regnava nel silenzio. Direzioni sceniche direi assenti, i cantanti si aggiravano per il palco in modo apparentemente casuale. Il coro immobile, il che, devo dire, ha aiutato la loro esibizione: il risultato è stato veramente ottimo. Venendone da opere con cori di saltimbanchi che ballano come forsennati e non riescono (ovviamente) ad andare insieme, una ventata d’aria fresca. La camicia da notte insanguinata ci è stata risparmiata, però Lucia, invidiosa di Tosca, si lancia dalla torre suicidandosi.

Marco Caria cantava Enrico, fratello di Lucia. Ottimo timbro, buona tecnica, mi è piaciuto, anche se non mi ha travolto. È giovane, vedremo.

lucia_7

Raimondo, il prete, era Simon Orfila, che tutte le recensioni hanno osannato. In effetti è molto bravo, ha un’ottima tecnica e un vocione grosso così. E una gran presenza scenica. Però ha la voce troppo metallica per me, ed è anche un po’ caciarone. Avercene eh, avercene dei container. Però non mi ha convinto del tutto.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...