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Mercoledì scorso, 30 dicembre, sono stata a vedere l’Onegin, di Čajkovskij, che è un’opera bellissima, con una musica divina. L’avevo già sentita, ovviamente, ma l’ho riscoperta e me ne sono ri-innamorata. La trama viene da un racconto di Puškin, e quindi per una volta non è la solita assurdità barocca, né la solita smelensaggine ottocentesca con poco senso. È una storia Romantica con la R maiuscola, ne trovate un riassunto qui: (giù fino a “Sinossi”).
Sono andata a sentire Chvorostovskij (o Hvorostovsky, se preferite la traslitterazione inglese), che, oltre a essere un baritono eccezionale, è anche russo, e quindi, cantando nella sua lingua, in un ruolo che gli si addice moltissimo, mi aspettavo molto. Non mi ha deluso. Onegin_dimaLa sua voce è sempre potente e morbida come la ricordavo, e, nella sua lingua, l’interpretazione è ancora più emotiva e trascinante. È ancora un uomo bellissimo, a 53 anni, e il suo Onegin entra in scena come un dandy perfetto, maturo, cinico, disincantato, estremamente carismatico e affascinante. Non stupisce affatto che Tat’jana si innamori di lui. Nella scena in cui rifiuta Tat’jana, così come nella scena del ballo e del duello, la sua voce è tecnica, sicura e distaccata, poco emotiva, piena di arroganza e di disprezzo per il mondo intero. La trasformazione nel terz’atto è sconvolgente, l’ondata dei sentimenti travolge lui e noi, e, mai come questa volta, mi sono trovata a sperare che Tat’jana alla fine dica sì.

L’arioso del terz’atto, in particolare, l’attacco della melodia in cui dice “sì, è vero, sono innamorato” (nel video la versione di un grande del passato, Evgenij Belov) è stato di una violenza sorprendente, trasmettendo un’emozione fortissima.

Iniziata l’opera, dopo solo poche battute mi sono resa conto con orrore di trovarmi nella messa in scena descrittami dal dott. Spazzapan un paio di anni fa in un’email. L’idea non è terrificante: tutta la storia si svolge nel ricordo di Onegin e Tat’jana, che rammentano gli eventi della gioventù dopo essersi lasciati per sempre. Questo a volte viene rappresentato “normalmente”, con i cantanti che interpretano i personaggi da giovani, e a volte, ahimè, i cantanti sono i personaggi “da più vecchi”, che cantano osservando la scena, mentre i due giovani sono rappresentati da due ballerini che zompano qua e là. Niente di male, senonché: 1. tutto questo ambaradan di ballerini non aggiunge niente, e 2. ha l’effetto di distrarre il pubblico, e di distogliere l’attenzione dalla musica.

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La lettera

Questo è particolarmente disturbante nella scena della lettera, dove la ballerina si dà da fare per interpretare i turbamenti erotico/amorosi di Tat’jana, che sarebbero già meravigliosamente espressi dalla musica, ma, in questo modo, la musica diventa il sottofondo di un balletto noioso e di dubbio gusto. Nota ai direttori d’opera: FIDATEVI DELLA MUSICA. “Fate” meno e ascoltate di più.
Il duello tra Lenskij e Onegin avviene tra il Lenskij cantante e il giovane Onegin ballerino, mentre Chvorostovskij, l’Onegin maturo, canta ricordando la storia e ubriacandosi.

)Finito il duello, e morto Lenskij, parte immediatamente la polonaise che apre il terz’atto, (nel video la meravigliosa versione di Abbado, e, durante questa musica, invece di vedersi un sontuoso ballo in un palazzo di San Pietroburgo, come prevede il libretto, l’Onegin ballerino si dà alla pazza gioia bevendo e intrattenendosi con diverse signorine ballerine che gli muoiono tra le braccia, mentre Chvorostovskij, l’Onegin più vecchio, osserva disgustato.

OK, hai ucciso il tuo amico e poi passi anni di depravazione, abbiamo capito.

Il cadavere di Lenskij rimane in scena per tutto l’ultimo atto, a simboleggiare l’evento che ha finito per segnare e rovinare la vita di questo Onegin, che nel finale era veramente un ubriacone devastato.
L’orchestra della Royal Opera House ha dato il meglio di sé. Puntuale, precisa e trascinante; menzione speciale per gli ottoni veramente stratosferici. La direzione di Semyon Bychkov, un altro russo, ha sostenuto i cantanti ed è stata convincente, a parte una polonaise un po’ sotto tono, ma forse erano i ballerini in scena a dare noia. Il coro mi è piaciuto molto, nonostante non abbia grandi cose: il primo coro dei contadini è francamente imbarazzante, musicalmente parlando.

Gli altri cantanti.

Tat’jana era Nicole Car, un’australiana di appena 30 anni, con una voce BELLA. Molto morbida, scura al punto giusto e impostata meravigliosamente, le manca un po’ la voce di petto, e il risultato è leggermente monotono. Ha dato un’ottima prova, secondo me, anche se appunto, il registro basso è un po’ carente. Ha un’aria molto giovane, che la rende una Tat’jana perfetta, molto credibile. Entrambi i protagonisti erano veramente centrati in pieno, fisicamente, il che non guasta. Nella scena della lettera ha dato veramente tantissimo, riuscendo perfino a rubare un po’ la scena alla gallinella che zompettava (la ballerina).

Olga, la sorella un po’ oca, era una bielorussa, Oksana Volkova, con una voce da mezzo-soprano slavo tipico, ma nella variante buona. Voce metallica, buon registro di petto, ma con un passaggio pressoché perfetto. Ho notato che nel passaggio dal registro di petto a quello di testa, mette il suono proprio “in maschera”, in pieno, infilando le note nei suoi giganteschi zigomi slavi, e in questo modo la voce “gira” in maniera naturale, senza scossoni e senza saltare bruscamente. Ottima!

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Volkova (Olga) e Fabiano (Lenskij)

Il giovane tenore americano Michael Fabiano, che faceva Lenskij, è stato una rivelazione! Mi è piaciuto tantissimo: ha una bella voce piena, forte, di ottima tecnica, ed è veramente un ottimo attore. Anche lui perfetto nel ruolo, anche fisicamente, ha fatto un’aria prima del duello che ha tirato giù il teatro. Appassionato, romantico, bravissimo. Tra l’altro, ho notato che quest’aria è praticamente identica a Tombe degli avi miei nella Lucia, come argomento: sto per fare un duello, in cui sento che morirò, la mia amata crudele verrà a visitare la mia tomba? Si vede era un tipico topos romantico.

Ottimi anche i personaggi di contorno: le due mezzo-soprano Diana Montague e Catherine Wyn-Rogers, come Madame Larina e Filipp’evna, rispettivamente madre e balia di Tat’jana, entrambe molto brave, perfette nel ruolo, voci molto belle. Jean-Paul Fouchécourt, che io avevo già sentito come Basilio ne Le nozze di Figaro, interpretava il signor Triquet, e di nuovo mi è sembrato buffissimo. Un ottimo caratterista.

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Car (Tat’jana) sullo sfondo, e Furlanetto (Gremin)

Mi sono tenuta una chicca per ultima. Il principe Gremin era Ferruccio Furlanetto! Come saprete, questo personaggio canta una sola cosa, che è l’aria più bella di tutta l’opera (qui sotto l’interpretazione di Boris Christov), e il Furlanetto ha fatto faville, con il suo vocione ancora molto notevole, a 67 anni. Bravissimo, e poi non me l’aspettavo, non avevo notato il suo nome nel cartellone (lo sarò una fava), e sono rimasta a bocca aperta.

Grandissimo Onegin, grandissimo Dima!

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Un pensiero riguardo “Evgenij Onegin – Royal Opera House

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