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Aggiornamento – La registrazione della rappresentazione recensita in questo articolo è disponibile sul sito della radio nazionale olandese. Cliccare qui.

Grandissimo Ariodante, di Haendel, ad Amsterdam. L’orchestra, il Concerto Köln, sotto la magistrale direzione del nostro Andrea Marcon è stata grandiosa, una delle esibizioni più entusiasmanti che abbia mai sentito. I bassi meravigliosi, con due tiorbe (o qualcosa di molto simile) che nel continuo hanno dato spettacolo, suonando molto anche con la “pennata”. Questo ha dato un’incisività agli accompagnamenti orchestrali che mi ha veramente stupito. Tempi veloci ma non folli, grandissimo sostegno ai cantanti, qualche scricchiolio nei corni (del resto deh, suonare il corno barocco è micidiale), ma globalmente un’orchestra trascinante, con un fraseggio elegantissimo ma non freddo, anzi molto comunicativo. Avevo già sentito Marcon dirigere l’orchestra barocca veneziana in un concerto con Franco Fagioli (qui la recensione) e si è confermato bravissimo.

La produzione era quella dell’anno scorso al festival di Aix-en-Provence, che io avevo già visto in DVD e mi aveva fatto abbastanza schifo, ma invece vista dal vivo è molto meglio. Il che mi porta a fare una digressione che pubblicherò in seguito. Allora, Ariodante avrebbe una trama tratta dall’Orlando furioso, che, in breve, fa così: Ariodante è un valoroso guerriero, amante riamato della figlia del re di Scozia, Ginevra. Polinesso, duca di Albany, insidia Ginevra. Aiutato da Dalinda, amica e confidente di Ginevra, che è innamorata di lui, riesce a far credere ad Ariodante che Ginevra lo tradisce. Ariodante tenta il suicidio e fallisce. Il fratello di Ariodante uccide Polinesso in duello. Ariodante e Ginevra sono riuniti e si amano.

Ariodante_Amsterdam3Qui, naturalmente, invece di cavalieri medievali abbiamo pescatori e contadini in abiti moderni, mentre il re di Scozia è in kilt. Polinesso, il malvagio che trama contro Ariodante, è per qualche ragione incognita vestito da prete. Il punto cruciale della messa in scena è che il lieto fine non arriva, perché Ginevra, trattata ingiustamente come una poco di buono da tutti per tutto il terzo atto, non riesce a ritornare ad amare Ariodante come nulla fosse successo, e quindi fa le valigie e se ne va. L’idea è molto buona, perché il trattamento di Ginevra è veramente pesante, il padre la ripudia, il fratello di Ariodante la svergogna davanti a tutti, e quando Ariodante torna vivo e vegeto sta in scena mezz’ora a cantare 2 arie una più bella dell’altra, prima di correre da lei a dirle che è vivo e vegeto e la ama ancora. Quindi ci sta, che lei alla fine non accetti il lieto fine.

ARIODANTE  (Richard JONES) 2014

Inoltre, durante i lunghi intermezzi orchestrali (originariamente dei balletti) il coro fa delle rappresentazioni con delle marionette, che rappresentano Ginevra e Ariodante, molto ben fatte e molto a proposito. Ariodante, nel finale, mentre Ginevra se ne va, continua a guardare le marionette come se tutto filasse a meraviglia, ignorando che lei non c’è più. La scenografia è per una volta tanto musicalmente appropriata, perché è fatta a conchiglia, e quindi aiuta i cantanti a proiettare il suono verso la platea. È una casa di bambola, con 3 stanze che si vedono contemporaneamente, in cui avvengono cose diverse allo stesso tempo, che aiuta, in un’opera così lunga, con una sequela infinita di arie col da capo che non finiscono mai. Succedono un sacco di cose in scena.

Ariodante2

I cantanti.

Sarah Connolly fenomenale!! Un Ariodante strepitoso, in ottima forma. Il suo fraseggio è di grandissima intelligenza musicale, il che produce un Ariodante vero, che fa piangere e commuove. La coloratura sempre studiatissima, non solo perfetta nell’intonazione e nel ritmo, ma significativa, i picchiettati sono risate di gioia, le messe di voce sono sospiri d’amore o di disperazione, i melismi sono singhiozzi di pianto. Non si ha MAI la sensazione che si metta in mostra, che faccia i fuochi artificiali per ricercare l’applauso. È sempre al servizio della musica. Il suo Scherza infida mi ha fatto piangere, veramente strappalacrime, mi ha colpito tantissimo.

Il ghirigoro di note in fondo a “ora me ‘n vo” diventa un pianto disperato (nel video la versione di Jaroussky, meravigliosa, ma un po’ affettata e fredda). In Dopo notte ha fatto delle variazioni originali ed efficacissime, con ritmi sincopati esplosivi. Grandissima attrice, l’unica donna che abbia mai visto credibile in panni maschili. È riuscita anche meravigliosamente a comunicare il fatto che ‘sto Ariodante, pur essendo un guerriero valoroso stimato dal re, è un ingenuo, un sempliciotto, che si fa prendere per il naso dal malvagio Polinesso. La Connolly l’avevo già sentita in Rameau a Glyndebourne e in Agrippina di Haendel a Barcellona, si è confermata una delle cantanti che seguo con più gioia.Ariodante_Connolly4

Ginevra era la soprano tedesca Anett Fritsch, una piacevolissima sorpresa! Al contrario di tante soprano barocche, ha una voce piena, tridimensionale, che dà al suo personaggio uno spessore psicologico notevole. Mi ha convinto molto. I suoi duetti con la Connolly assolutamente strepitosi.

Polinesso era cantato da Sonia Prina, un contralto specialista di Haendel, che, in panni maschili era solo un po’ meno credibile della Connolly, anche perché è un po’ bassetta. Ha le arie più scoppiettanti di tutta l’opera, e le porta in fondo con maestria: ha una coloratura scoppiettante, di grande precisione ritmica e nell’intonazione. Veramente notevole, mi è piaciuta tantissimo. Il suo Polinesso è molto unidimensionale: cattiveria pura, ma questo è dovuto anche alla regia, ovviamente. Si è anche prodotta in una scena di violenza contro la povera Sandrine Piau, che interpretava Dalinda, strapazzandola brutalmente (ma evitando volgarità estreme). Vorrei ascoltarla di nuovo in un ruolo un po’ più complesso per capirla meglio come interprete.

Sandrine Piau, appunto, era Dalinda, e la sua voce è quella di un soprano barocco un po’ più tradizionale, cioè meno tridimensionale, e un pochino più noiosa. Ottima coloratura e bel timbro, non è aiutata dal personaggio, che è quello di una cretina pericolosa. Ha comunque delle arie di notevole difficoltà, che esegue con grande maestria.

Il basso Luca Tittoto interpretava il re di Scozia, ed è bravissimo! La sua aria Al sen ti stringo e parto veramente commovente. Una voce piena, forte, agilissima e con un timbro stupendo. Lo voglio sentire ancora! Canta molto in Italia, vedo.

Il fratello di Ariodante, Lurcanio, era il giovane tenore Andrew Tortise. Non mi ha convinto moltissimo, fa un po’ la coloratura ha-ha-ha-ha-ha e ha un timbro chiaro sì, come si conviene, ma un po’ troppo chiaro. È così chiaro che è quasi trasparente. Però preciso eh, sempre sul pezzo.

Il coro non ha una gran parte, ma si è difeso bene, così come Christopher Diffey che faceva la parte minore di Odoardo.

Globalmente, una serata stupenda!

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Un pensiero riguardo “Ariodante – De Nationale Opera

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