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Come tutti sappiamo, i melodrammi spesso finiscono con la morte di uno o più protagonisti, falcidiati da malattie, omicidi, suicidi, quando non vengono addirittura risucchiati all’inferno direttamente (Don Giovanni, ovviamente, ma anche Faust).

Voglio qui analizzare alcune delle morti in scena più famose, per scegliere la più bella, musicalmente e drammaticamente parlando, ovviamene con una selezione del tutto personale. Per limitare il campo, prendo in considerazione solo gli ultimi istanti di vita del personaggio, e non tutta la scena (solitamente bellissima) che porta all’agonia. Andiamo in ordine cronologico.

Don Giovanni

Sì, lo so, non è una morte in scena, strettamente parlando, ma è spettacolare. Mozart riesce a trasmettere il terrore di Don Giovanni, nonostante la sua arroganza nel non volersi pentire. Kurt Moll è un commendatore meraviglioso e Ramey il migliore Don Giovanni di cui io sappia. 1990.

Tancredi

L’agonia di Tancredi dura un’eternità. Qui vi ho messo gli ultimi istanti, che Rossini secondo me risolve magnificamente, con una melodia semplice delle sue, e un accompagnamento orchestrale accorato e dolcissimo. Nessuna esplosione eroica finale: è un eroe che muore, ma muore da giovane innamorato. Grande emozione. Tancredi è la compianta Lucia Valentini-Terrani, a Torino nel 1985.

I Capuleti e i Montecchi

Qui abbiamo la morte di entrambi Giulietta e Romeo, ma Giulietta muore molto in fretta, quindi si tratta principalmente della morte di Romeo, che è Joyce Di Donato, una delle mie cantanti preferite al mondo. Giulietta è Anna Netrebko. Il duetto è estremamente belliniano, forse un po’ freddo?

Lucia di Lammermoor

La morte di Edgardo alla fine di Lucia è veramente una delle cose più belle mai scritte nel melodramma italiano. Qui c’è il Maestro, Alfredo Kraus, l’Edgardo più significativo del secolo scorso, in una buffa versione cinematografica del 1979. Vi mostro solo l’agonia, da quando si pugnala.

Ernani

Qui vi ho messo una chicca meravigliosa: Domingo-Freni-Ghiaurov, La Scala 1982. Ernani non è una delle mie opere preferite, ma questa scena è veramente bella. Lo zum-pa zum-pa verdiano prende il sopravvento nelle ultime battute, però bella.

Rigoletto

La morte di Gilda, alla fine dell’opera, è un duetto molto bello tra il soprano e il baritono. Qui vediamo la versione di Dresda 2008, con Diana Damrau e Zeliko Lucic. (Il duca di Mantova, tra l’altro, era Juan Diego Florez nel suo primissimo Rigoletto al mondo.) Gilda muore molto dolcemente, con una melodia già angelica.

La traviata

Allora, in un certo senso la scena della morte di traviata è tutto il quarto atto, perché lei è già moribonda quando va su il sipario. Però qui vediamo solo gli ultimi istanti, e quindi da È strano. Le ultime frasi di Violetta sono di solito più parlate che cantate, mentre l’orchestra riprende la melodia di Croce e delizia, la melodia dell’innamoramento. Grandissimissimo senso del teatro del nostro Beppino Verdi. Nel video, Edita Gruberova a Venezia nel 1992.

Il trovatore

Vediamo qui la morte di Leonora, che si è avvelenata. La sua frase agonizzante Prima che d’altri vivere io volli tua morir è una delle linee musicali più belle scritte da Verdi. Qui vi presento Maria Agresta, che ha una linea vocale limpidissima, e non respira prima di “io”, il che è fondamentale. Manrico è Marcelo Alvarez, per cui ho un debole, e che non ho mai sentito dal vivo, e che ha un fenomenale Ti scosta! all’inizio della scena.

Un ballo in maschera

Riccardo/Gustavo viene pugnalato in scena, e agonizza per almeno 5 minuti, perdonando tutti, anche il falso amico che l’ha pugnalato. Vi presento la versione del 92 con Pavarotti, Aprile Millo e Leo Nucci, che ho avuto il privilegio di vedere dal vivo, da un posto in piedi a $12 al MET, quando ero a New York come studente senza una lira. Una serata che non dimenticherò mai.

Otello

Ed ecco la morte di Otello, un classico. Ovviamente vi propongo Domingo, che per me rimane l’unico Otello verdiano. La Scala 1976, con Mirella Freni. Il modo in cui Verdi apre la melodia quando Otello dice un bacio è assolutamente geniale.

Manon Lescaut

Manon, di nuovo, come Traviata, agonizza per tutto l’ultimo atto. Qui vi propongo gli ultimi 2 o 3 minuti, con la meravigliosa Renata Scotto; des Grieux è di nuovo Domingo. Puccini, al solito, è un sadico micidiale, infila il coltello nel cuore e lo gira lentamente. Si diverte proprio nelle scene strazianti, non ti risparmia niente.

La Bohème

Non poteva certo mancare la morte di Mimì, a proposito del sadismo di Puccini. Anche qui, Mimì agonizza per un bel po’, almeno da “Sono andati”, ma qui vi propongo solo gli ultimi momenti, dal manicotto in poi. Puccini ci dà una Mimì che si addormenta e muore dolcissimamente, mentre l’orchestra ricorda la melodia di Che gelida manina, la melodia dell’innamoramento, come in Traviata. Ileana Cotrubas nel 1982.

E, fuori concorso, Tosca

Ed ecco la morte di Scarpia! Un capolavoro di drammaturgia, e poi non riuscivo a resistere a proporvi il famosissimo video del 1964 al Covent Garden, che è più o meno l’unico video della Callas sulla scena. La Callas che urla Ti soffoca il sangue? è indimenticabile. Tito Gobbi muore come un vero cattivo dickensiano, nel terrore e nella rabbia. Fuori concorso perché la Callas e Gobbi sono talmente bravi che non ci sarebbe storia.

La mia classifica

  • Primo posto: Tancredi
  • Secondo posto: Manon Lescaut
  • Terzo posto: Il trovatore

Ditemi la vostra!

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