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Il mio beneamato Juan Diego Florez inizia la sua esplorazione del repertorio francese, che, da questo Romeo e Giulietta di Gounod, lo porterà a Werther, e poi agli Ugonotti. E la Vostra fedele corrispondente vi racconterà TUTTO! (se riesce a trovare i biglietti).

Ecco, lo dico subito: Florez in Rossini mi mancherà da morire, ma l’Ottocento francese secondo me è la morte sua. Ha un lirismo, un’eleganza, una raffinatezza che esaltano e rendono, a mio avviso, più profondo questo personaggio di Romeo. Romeo abbisogna di una voce ”giovane”, ovviamente, un tenore lirico la cui voce possa sembrare quella di un ragazzo – adoro Corelli, ma in quest’opera sembra il fratello grande di Romeo. Con la gotta. Florez riesce a rendere l’impressione di una voce fresca e giovane, ma allo stesso tempo sicura e solida. Il risultato è un Romeo giovane, impetuoso, immaturo, ma profondamente innamorato e sicuro dei suoi sentimenti, che compie il suo destino senza esitazione. Un eroe romantico, insomma.
Gli manca qualcosa? Sono sicura che qualcuno dirà che gli manca un po’ di volume. Ho una sola cosa da dirvi: le dimensioni non sono tutto! Anch’io vorrei sentire un po’ più di voce nel registro centrale, che diamine. Ma ciò non vuol dire che Florez non sia un eccellente interprete di questo repertorio. Ma passiamo ai dettagli.

La produzione era la solita follia in abiti moderni. Il palcoscenico praticamente vuoto, e qualcuno dovrebbe veramente fare un corso ai registi d’opera, e spiegargli che mettere qualcosa alle spalle dei cantanti aiuta la proiezione della voce e migliora l’esperienza del pubblico. Ma figuriamoci se i registi d’opera si preoccupano di quisquilie come la voce e la musica. Sbattiamo i cantanti lirici leggeri in una piazza d’armi e lasciamo che se la cavino da sé! L’unica cosa in scena era una sorta di piattaforma semi-circolare che veniva tirata su e giù a rappresentare il balcone, o il letto di Giulietta, o il suo catafalco funebre (ecco un filmatino di Florez e la Rebeka che fanno gli scemi su questa ”cosa” durante le prove).

Rehearsing Roméo et Juliette with Marina Rebeka at @wienerstaatsoper 😂

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L’altra cosa in scena erano delle luci fortissime sparate negli occhi degli spettatori. Praticamente per più di metà opera non si vedeva NIENTE, accecati da questi fari alogeni che manco allo stadio. Una cosa positiva della produzione era il costume di Florez nel primo atto, devo dire che il rosso gli dona.

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I fari alogeni

L’orchestra, al solito, meravigliosa. A Vienna c’è la buca più grande d’Europa (credo), e una delle orchestre migliori. L’aggettivo più adatto a quest’orchestra è ”sontuosa”. In questa musica romantica si esprimono veramente bene; non oso immaginare cosa fanno in Wagner, devono essere uno spettacolo! Il direttore era Marco Armiliato, che mi è piaciuto molto. Trascinante, presente, aiutava i cantanti e ha dato un’interpretazione veramente romantica. Un’orchestra così ovviamente tende a coprire un po’ i cantanti, specialmente quando questi sono lasciati allo sbaraglio senza un minimo di quinte alle spalle che li aiutino a proiettare.

Della voce di Florez abbiamo già detto, in generale. Qualche dettaglio: nel prim’atto dopo aver visto Giulietta per la prima volta infila un sopracuto (non scritto) spettacolare, un modo di comunicare quanto lei lo abbia colpito. Nella sua grande aria del second’atto (Ah! lève-toi, soleil!) ha raccolto un’ovazione di non so quanti minuti, non la smettevamo più, l’ha fatta meravigliosamente. Un acuto pianissimo alla fine del second’atto che non so da dove abbia tirato fuori, una nota perfetta, galleggiante sul fiato, in diminuendo, meravigliosa. La scena nel letto con Giulietta emozionantissima, e il finale straziante, cantando da sdraiato in terra; si è alzato a ringraziare visibilmente commosso.

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Eh sì, il rosso gli dona

Secondo me ha recitato anche molto bene, riesce a rendere l’arroganza adolescenziale di Romeo con grande efficacia, anche se a me la sua gestualità sembra sempre molto latina, forse anche perché il costume ricordava un po’ il torero. Ma non ci stava male.

Giulietta era Marina Rebeka, che non avevo mai sentito, e mi è veramente piaciuta. Un soprano lirico con ottime agilità, e, al contrario di tanti soprani lirici, una voce bella piena, rotonda, con un bel vibrato e una base scura e solida. La voce, di stampo italiano, è giovane e adatta al personaggio. Ha navigato il valzer del prim’atto molto bene, e l’aria del quarto, in cui beve la pozione, veramente molto emozionante. Le tre scene madri con Romeo (il balcone, il letto, la tomba) molto commoventi, anche se lei ha una voce più forte di Florez, e in alcuni punti lo sovrastava un po’.

Di tutti gli altri mi ha colpito la Gertrude di Carole Wilson, che ha caratterizzato molto bene il personaggio della nutrice di Giulietta, e sembrava veramente divertirsi un mondo. Per il resto, il Mercuzio di Gabriel Bermúdez senza infamia e senza lode; Alexandru Moisiuc, che faceva il frate, era un po’ il solito basso che piglia gli acuti da sotto e bercia, ma la gente i bassi che berciano li applaude sempre abbestia. Gli altri dignitosi.

Non avevo mai visto quest’opera, e la musica è molto bella. In qualche modo trovo un po’ stridente l’associazione di una musica così romantica con Shakespeare, che, dal punto di vista musicale, associo a madrigali inglesi dell’epoca elisabettiana. Però insomma questi sono Giulietta e Romeo, e la musica romantica ci sta tutta, anche se il rispetto dei canoni romantici causa una stortura nella storia. Infatti viene inserita la scena finale in cui muoiono insieme, mentre in Shakespeare ricordiamo che i due giovani muoiono ognuno per conto suo, soli, ognuno disperato per la morte dell’altro. Un finale molto più tragico e ancor meno consolatorio, più moderno, tutto sommato. Del resto, quale compositore resisterebbe a scrivere un duetto in quel punto? Infatti anche Bellini nella sua trasposizione operistica ) lo fa.

Grande opera, e molto altro ottocento francese a venire dal nostro Juan Diego!

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2 pensieri riguardo “Roméo et Juliette – Wiener Staatsoper

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