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Le Comte Ory è una commedia d’avanspettacolo, con una comicità grassa e anche molto datata (quasi 200 anni) che, grazie alla musica miracolosa di Rossini, può riuscire a divertire e interessare anche oggi. Sabato scorso a Zurigo gli elementi c’erano tutti: una regia non disastrosa (di meglio oggigiorno è difficile sperare), un’orchestra splendida, un direttore entusiasta e grandi interpreti. E io mi sono divertita un mondo.

La storia è ambientata nel primo medioevo, con un villaggio francese pieno di nobili signore che aspettano il ritorno dei mariti partiti per le crociate, e un giovane nobile scavezzacollo (il conte Ory, per l’appunto) che s’inventa travestimenti stravaganti per riuscire a sedurre le signore, e, in particolare, la contessa Adèle. Per le solite ragioni misteriose, la storia viene spostata in avanti di circa 700 anni, e ambientata durante la guerra d’Algeria, in un villaggio con truppe di guarnigione. Non è che faccia molta differenza, la storia è talmente bislacca che non ne soffre poi granché, la differenza principale sono i vestiti (che sia quella, la ragione per cui i registi d’opera spostano l’azione in avanti? non lo sapremo mai). Le situazioni pruriginose sono trattate con il garbo che la storia permette, senza eccessi. Ory2Alcune cose molto divertenti: all’inizio del second’atto le signore sono riunite nel “castello” di Adèle, prendono il tè in vestaglia e bigodini e cantano di come sono calme e tranquille nel loro rifugio, al sicuro dai malfattori. La strofa viene ripetuta due o tre volte, e a ogni ripetizione diventa sempre più chiaro che le signore si stanno facendo due zebedei così. Molto divertente. La scena clou dell’opera, quella dei tre nel letto, è stata risolta in maniera molto tradizionale e garbata, senza grandi invenzioni, ma anche senza esagerazioni volgari. Isolier si mette la vestaglia e il turbante della contessa, e il conte Ory lo insidia nel letto, mentre Adèle è sdraiata per terra su dei cuscini sotto una coperta, da cui spunta per cantare.

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Globalmente direi che la regia è stata un’operazione riuscita.

La contessina Adèle era #LaBartoli! La Ceciliona nazionale riprende il ruolo che aveva debuttato nel 2011, e fa faville. La parte è un po’ alta per lei; o meglio, a me #LaBartoli piace di più nei ruoli di mezzo-soprano rossiniano, però ha fatto un lavoro splendido. Non ci sono sopracuti, ovviamente, ma la coloratura e il legato sono semplicemente perfetti. Il suo caldissimo registro basso aggiunge spessore ai momenti d’insieme, e c’è una cura, un’attenzione al fraseggio e all’interpretazione quasi maniacale. Nel duetto del second’atto con il tenore lei ripete la stessa frase musicale molte volte, e non l’ha fatta mai uguale. Ha una personalità prorompente (forse anche troppo? forse è anche questo che i suoi detrattori trovano eccessivo?): quando lei è in scena, non si riesce a guardare altro. Una vera Diva. Ancora una volta ho potuto verificare quanto sia diversa l’esperienza Bartoli dal vivo e su registrazione. Spesso nei dischi lei risulta enfatica in modo eccessivo e a volte anche un po’ ridicolo. In teatro io non l’ho mai sentita così, mai. Ci sono cantanti che semplicemente non vengono bene, in registrazione.

RochaIl conte Ory era Edgardo Rocha, che io avevo già sentito nell’Otello rossiniano a Parigi, come Rodrigo, e mi aveva lasciato non entusiasta (un po’ deboluccio). Ieri sera mi ha convinto molto di più. La voce è sempre la stessa, e manca un po’ di squillo, mancano le trombe. Però l’ho sentito con una proiezione molto più efficace, molto più presente. Gli acuti sono splendidi e di grandissima facilità, e le agilità sono ottime. Ha un sincero talento comico, e fa schiantare dalle risate. Sì, lo ammetto, ho pensato a Florez tutto il tempo; è’ difficile ascoltare Rossini senza sentire JDF nelle orecchie e rimpiangerlo. Dalla sua, Rocha ha delle gambe molto più sexy 🙂

Visto che la contessa Adèle era un mezzo soprano, ovviamente il paggio Isolier era un soprano d’agilità! (Le Comte Ory alla rovescia). Rebeca Olvera ha fatto un lavoro egregio, ha una voce che mi piace tantissimo, perché ha acuti altissimi e agilità splendide, ma la voce è centrata in basso, ha uno spessore centrale veramente inusuale, nei sopranini di agilità. È molto piccolina, il che non l’aiuta, in un ruolo en travesti, ma si è veramente impegnata (e per fortuna la Bartoli è bassa anche lei); il risultato è stato buono, molto divertente. Lei e #LaBartoli hanno un’ottima intesa, sia vocale che recitativa: lavorano spesso insieme. (Olvera era Adalgisa nella Norma a Salisburgo.)

Tra gli altri cantanti ottima la Ragonde di Liliana Nikiteanu, che avevo già sentito in Haendel a Salisburgo e non mi era piaciuta per niente, intonazione molto vaga. Invece qui l’ho sentita benissimo, molto sicura nei concertati, una bella voce. Gli altri un po’ meno bene, forse. Rimbaud era Oliver Widmer, che è il marito della Bartoli, e bisogna succhiarselo ogni volta che canta lei, pare. Non canta male eh, ma non è allo stesso livello. Forza un po’, secondo me non ha una buona tecnica, e non capisco perché lei non gli insegni. (Oddio, magari gli insegna, chissà come cantava prima.)

Il tutore del conte Ory era il basso Roberto Lorenzi, che ha fatto il suo mestiere, ma era un po’ anonimo. La voce morbida, buona intonazione, note basse un po’ deboli magari. Totale assenza di carisma.

L’orchestra La Scintilla, al solito, FANTASTICA. Una precisione, una verve, un brio. Il direttore Jean-Christophe Spinosi, che io avevo già sentito a capo della sua orchestra Ensemble Matheus, nel Serse a Stoccolma, è stato bravissimo. Capisce Rossini, veramente, ed è riuscito a tirare fuori un’eleganza e una sobrietà meravigliose.

Rossini rimane una delle più grandi gioie della mia vita, con o senza Florez. Meno male!

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4 pensieri riguardo “Le comte Ory – Opernhaus Zürich

  1. Also #LaBartoli is a very normal person, she’s extremely kind, will engage with randos at the stage door and listen to them (us). She’s a great Prima Donna on stage, but not in real life, it seems.

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