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Il nostro adorato Florez e la nostra adorata Joyce Di Donato affrontano Werther per la prima volta, in una rappresentazione in forma di concerto a Parigi.

Molto scetticismo, tra gli esperti vociomani, sulla capacità di Florez di affrontare un ruolo del genere, cavallo di battaglia di tantissimi tenori con voci ben più ponderose. Però ricordiamo che il miglior Werther della storia è stato Kraus (ci sono dubbi al riguardo?) e sì, Florez non è Kraus, però insomma, è in quella categoria vocale lì, almeno in parte. La sua musicalità è sicuramente paragonabile a quella del grandissimo Maestro, e il fraseggio è assolutamente superbo, ogni frase porta con un’eleganza magistrale. Si sente veramente lo studio di ogni nota, il suo perfezionismo paga. L’interpretazione è commovente e trascinante: Florez riesce a generare empatia e compassione per un personaggio francamente insopportabile. Il suo Werther è molto giovane e impetuoso. Forse troppo: la sua vigliacca e immediata ritirata di fronte a un’unica frase di Charlotte “ho promesso a mia madre di sposare un altro” non trova riscontro nell’emozione vera, sfrontata, (latina) che Florez comunica. Ci si aspetterebbe un bel “ma chissenefrega di tua madre, molla quel mammalucco e sposa me!” Secondo me Kraus riusciva, con un canto un po’ più affettato, a comunicare la doppiezza e la debolezza di Werther, il fatto che lui era terrorizzato da questo spropositato amore per Charlotte, e in fondo mica ci credeva tanto (e infatti appena trova una scusa si tira indietro e scappa, salvo poi tormentarla quando è troppo tardi, per riaffermare il suo potere su di lei e crogiolarsi nella sua disperazione. Il Werther di Kraus è un depresso narcisista, che soffre per poter dire “guarda quanto soffro!” che è esattamente l’interpretazione giusta. Ma divago.) Florez invece è molto bravo a comunicare sentimenti onesti e veri. A volte ho la sensazione che gli manchi proprio il registro ambiguo. Perfino nell’Otello di Rossini, dove fa il “cattivo”, è un cattivo sinceramente innamorato e onesto nella sua battaglia contro Otello. Insomma, il suo Werther è il SUO Werther. Diverso, affascinante, sicuramente trascinante.


A Pourquoi me reveiller è veramente venuto giù il teatro (nel video qua sopra una versione registrata in studio) ma secondo me il picco è stato nell’aria del second’atto, dove dice C’est moi qu’elle pouvait aimer!, lì, anche grazie alla tessitura alta e alle agilità, è stato veramente incredibile.
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E veniamo alla Joyce! Cominciamo col dire che la parte di Charlotte prevede un due/tre acuti che per la sua voce, a mio avviso, sono semplicemente un po’ troppo alti. La voce prende di un metallo un po’ poco gradevole, e, sempre secondo me, si sente lo sforzo. Nel registro più centrale la voce è bellissima, il vibrato giusto, il timbro splendido. Il fraseggio perfetto, la Di Donato sembra plasmare la frase musicale con le mani, come se fosse pongo. Ma la cosa più spettacolare è l’interpretazione: lei diventa il personaggio che canta. Perfino in una rappresentazione in forma di concerto, riesce a comunicare moltissimo; la scena delle lettere e l’ultimo atto veramente strazianti. Io devo dire che la preferisco in ruoli più belcantistici, se prende sta piega romanticona mi sa che tra un po’ la vedremo buttare bambini nel fuoco. Non che la sua Azucena sarebbe male, eh, la Di Donato è una che fa TUTTO bene. Non so come fa. Però insomma io spero non molli Rossini e Haendel e Bellini/Donizetti.

L’Orchestra National de France, sotto la direzione di Jacques Lacombe ha secondo me fatto un lavoro ottimo. Alcuni lamentavano che suonassero troppo forte, ma sinceramente temo questa fosse più una inconsapevole critica alla voce di Florez che all’orchestra stessa. Secondo me suonavano giusto: è musica della fine Ottocento, che diamine. Mi piacerebbe molto sentire l’orchestra di Vienna fare Werther. Mi è anche sembrato che il direttore fosse in grande sintonia con i cantanti, e abbia cercato di fare più che un sacco di rumore. Non posso dare una critica più precisa, perché non conosco la musica così bene come per altre opere. Comunque secondo me hanno fatto molto bene.

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Tra gli altri cantanti spiccava la Sophie di Valentina Nafornita, che avevo già sentito in un Don Pasquale a Vienna, proprio con Florez  e mi era abbastanza piaciuta, anche se l’avevo trovata carente di personalità. La voce mi è sembrata più rotonda e meno sottile, forse anche a causa del teatro più piccolo? Ha una voce solare e giovanissima, agile e precisa, esattamente quello che ci vuole per Sophie, un personaggio che naviga attraverso sta tragedia senza capire una beneamata mazza di ciò che succede, allegra come un fringuello.

Il marito di Charlotte era il giovanissimo baritono John Chest, che ha una bella voce, ma un po’ poco caratterizzata. Poco carisma, come dico sempre io, però è veramente giovane, magari si farà. Lo strumento c’è.

Gli altri comprimari assolutamente di livello, ottimi nella parte.

Insomma che dire? Prima di tutto che l’emozione è stata tantissima, per la prima volta mi sono venute le lacrimine in un’opera in forma concertante. Rimane il rimpianto di non aver visto questi due grandissimi interpreti in un’opera messa in scena; entrambi faranno Werther nella prossima stagione (Di Donato a Londra, Florez a Bologna e Zurigo) ma non insieme. Ma sono ancora entrambi nel pieno della carriera, magari ricapiterà di vederli insieme in quest’opera.
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Speriamo!

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Un pensiero riguardo “Werther – Théâtre des Champs-Elysées

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