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L’Opéra de Lausanne è un teatro piccolo e molto bello, perfetto per l’opera barocca. E quindi questa meravigliosa opera di Haendel ci stava benissimo! Come ricorderete, ho visto un altro Ariodante un tre mesi fa ad Amsterdam, quindi non ho potuto fare a meno di fare confronti. Questa messa in scena era molto stilizzata, fuori dal tempo e dallo spazio. La scena è spesso molto vuota, anche i pochi interventi del coro avvengono con i cantanti fuori scena, quindi il dramma risulta molto intimo, personale, fondamentalmente psicologico. I costumi di grande effetto: gli uomini in pelle, con grandissimi soprabiti svolazzanti con lo strascico, Ginevra con vestiti splendidi e sontuosi, moltissima stoffa.
Ariodante_Lausanne1La regia abbastanza banale, ma non offensiva, né troppo distraente, quindi perfetta, di questi tempi. Anche in questa produzione la regia ha evitato il lieto fine: Ariodante e Ginevra cantano il duetto finale, ma senza nemmeno guardarsi in faccia, e alla fine se ne vanno ognuno per conto suo. Questa mi sembra una soluzione molto moderna e ragionevole: Ariodante crede al tradimento di Ginevra basandosi su prove fragilissime; di fronte a un sospetto, invece di parlarle e spiegarsi, si convince immediatamente della sua infedeltà e tenta il suicidio. Tutti la credono infedele basandosi su un’ultima lettera di Ariodante, senza alcuna prova; il padre la ripudia, tutti la trattano malissimo. Che lei dimentichi tutto in un secondo quando Ariodante torna e il cattivo confessa è veramente poco credibile; è un tipico espediente di una certa visione drammaturgica: le donne non sono veramente esseri umani, ma espedienti per far andare avanti la storia, che è la storia degli uomini.

La ‘Orchestre de Chambre de Lausanne era diretta da Diego Fasolis, che avevo già sentito con la sua orchestra, I Barocchisti. Mi sono piaciuti molto, in particolare il clavicembalo era spettacolare. Il primo atto, come notava la mia amica Aurelia, che era con me, è stato preso un po’ di corsa, tempi stringenti, con poco respiro musicale; un’interpretazione tutto sommato adatta alla trama, che nel primo atto vede tutti felici e festanti. Ma nel secondo e terzo atto ha tirato fuori molta più sensibilità e un respiro più ampio, dettagli più commoventi.

Ariodante era Yurij Minenko, un controtenore ucraino con una voce un po’ tipica da controtenore. Molto bravo, preciso, agile, con acuti sicuri ma molto, MOLTO metallici. Il risultato è una sensazione di fatica, e poi, forse sono io, ma insomma troppo metallo negli acuti a me disturba veramente. Nel video qua sopra Dopo notte, registrata dalla rappresentazione che ho visto io. È anche un po’ poco comunicativo, spesso le agilità sembrano più esercizi di tecnica che altro. Sono molto critica verso un cantante che invece mi è piaciuto abbastanza, ma è anche perché il confronto con Sarah Connolly (l’Ariodante di Amsterdam 3 mesi fa) è veramente impietoso. Minenko è bravo, ma la Connolly è un genio.

Ariodante_Lausanne9Marina Rebeka era al suo debutto come Ginevra. L’ho già vista a Vienna, era la Juliette di Florez nel Roméo et Juliette di Gounod, e mi era piaciuta molto. Si è confermata un’ottima cantante, ha una voce di bel timbro e la sua coloratura è brillante e precisa, però secondo me il barocco non fa per lei, perlomeno non in un teatro così piccolo. La sua voce va benissimo alla Wiener Staatsoper, soprattutto con quella sontuosa orchestra, ma in un teatro piccolo, con un’orchestra barocca, circondata da controtenori, sembra veramente una chioccia in mezzo ai pulcini. Gesù, la Rebeka non merita certo di essere chiamata gallina, ma insomma avete capito. A volte i suoi acuti erano così brillanti e così penetranti che davano quasi fastidio, e questo sicuramente a Vienna non era capitato. Secondo il mio modesto parere dovrebbe rimanere su un repertorio da soprano lirico, il barocco non mi sembra le si addica, nonostante abbia cantato benissimo, con anche un’ottima interpretazione.

E veniamo a Christophe Dumaux, che, come Polinesso, ha rubato la scena a tutti! Ecco, la sua voce di controtenore, al contrario di Minenko, è rotonda, morbida, vellutata ed estremamente uniforme. Potente e sicurissima nelle agilità, proietta meravigliosamente e gli regala una presenza musicale che si riflette nella sua fantastica presenza scenica. Le sue doti interpretative non sono state messe alla prova da un personaggio molto unidimensionale, cattivo e basta. Ma il carisma che emana è tangibile, e (come già una volta ho detto della Bartoli) cattura lo sguardo: quando lui è in scena non si riesce a guardare altro. Il costume gli si addiceva molto, e il risultato era un Polinesso carismatico, un bel tenebroso crudele e irresistibile, che tutto sommato rende più credibile il comportamento di quella rintronata di Dalinda, che asseconda tutti i suoi intrighi per amore. (Lo avevo già sentito 4 anni fa a Salisburgo, la recensione è qui). Nel video, l’aria Dover, giustizia, amor, registrata a Losanna.

Dalinda era impersonata da Clara Meloni, un vero soprano barocco, una voce leggera e brillante, con bellissime agilità. Mi ha fatto venire voglia di sentirla come Ginevra, secondo me sarebbe bravissima. Sembra molto giovane, cercherò di seguirla.

Lurcanio, il fratello di Ariodante, era il tenore Juan Sancho, un omino microscopico, sarà venti chili, con una bella voce penetrante e molto acuta, passa dagli acuti al falsetto senza colpo ferire. Canta veramente bene secondo me, ma lascia a desiderare nella recitazione. Per citare di nuovo le parole di Aurelia, sembra la caricatura di un cantante lirico. Si aggrappa alle tende.

Il baritono Johannes Weisser era il Re di Scozia, padre di Ginevra. Un bercione, purtroppo. Intonato, ma bercia come un matto. Quando ha detto “Non sei mia figlia!” ha fatto un urlo che veramente mi aspettavo continuasse “dei faraoni tu sei la schiava!” Non molto in stile barocco diciamo.

L’impressione globale è stata ottima, una rappresentazione di ottimo livello. E mi conferma che l’opera barocca è veramente una delle cose al mondo che mi dà più gioia.

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Un pensiero riguardo “Ariodante – Opéra de Lausanne

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