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Ogni tanto vado all’opera anche a Stoccolma, a casa mia, senza dover prendere aerei. Non vedevo Falstaff da moltissimo tempo, e devo dire che è sempre divertente. Una delle ragioni per cui non ci vado spesso all’opera a Stoccolma è non tanto la qualità dei cantanti (giacché si trovano cantanti buoni anche se non sono grandi nomi) ma piuttosto la qualità delle regie. Sono sempre terrorizzata di finire per vedere cose con cantanti così così e regie spaventose.

La regia di questo Falstaff, invece, pur non avendo spunti di inventiva, era molto gradevole. L’Osteria della Giarrettiera nella prima scena è realizzata come un tipico pub inglese, però con una porta girevole (per qualche ragione). Il giardino di Alice Ford si crea nascondendo la scena dell’osteria con dei panni stesi, tra cui le allegre comari si nascondono e spuntano fuori. L’ultimo atto un po’ vuoto, ma molto indovinata l’aria di Nannetta, con la cantante illuminata contro il buio della scena, e sembra sospesa nell’aria, proprio come una fata.

L’orchestra della Kungliga Operan non è spettacolare, ma fa il suo mestiere. Produce un sacco di suono, è un’orchestra nata e cresciuta in una tradizione wagneriana, e risulta spesso un po’ fracassona. Lawrence Renes, direttore d’orchestra, ha fatto il suo mestiere, che, nel Falstaff, comprende anche tenere insieme i cantanti nel contrappunto, che è difficilissimo. La scena alla fine del prim’atto è partita un po’ male, con qualche svarione, ma poi si sono ripresi e sono arrivati in fondo benissimo. La fuga finale perfetta. Quindi bravo direttore!

Falstaff3Falstaff era Renato Girolami, che io avevo già sentito come Don Bartolo nel Barbiere a Monaco. La buona impressione di allora si è confermata. È un grande caratterista, con una voce solida, di ottimo spessore e timbro, buone agilità, e recita benissimo. Ha anche il physique du rôle, con un po’ di pancia (non tanta quanto Falstaff richiede, ma è un omone). È stato un Falstaff estremamente convincente, e anche il cantante più completo e valido. Voce di colore italiano, e, ovviamente, dizione perfetta, che in certi punti (come “Mondo ladro”) è assolutamente indispensabile.

Tutti gli altri cantanti erano locali, ottimi comprimari, senza grandi stelle. Li elenco qui:

  • Mr. Ford: Ola Eliasson
  • Fenton: Klas Hedlund
  • Dottor Cajo: Niklas Björling Rygert
  • Bardolfo: Daniel Ralphsson
  • Pistola: John Erik Eleby
  • Mrs. Alice Ford: Sara Olsson
  • Nannetta: Vivianne Holmberg
  • Mrs. Quickly: Marianne Eklöf
  • Mrs. Meg Page: Susann Végh

Vivianne Holmberg si è distinta come Nannetta con una voce limpida e brillante, molto precisa, è la cantante che mi è piaciuta di più, dopo Falstaff. Sembra veramente giovanissima, vedremo come cresce.

Alice Ford, cantata da Sara Olsson, aveva un ottimo controllo di una voce buona, intonata, e di ottimo timbro, anche se non molto caratterizzata.

Purtroppo Mrs. Quickly era l’anello debole: una routinaria con 35 anni di carriera, e una voce che non ce la fa più. Deludente, perché Quickly è il mio personaggio preferito, e la Eklöf risolveva i passaggi più bassi con una voce cavernosa, con un passaggio orribile. Peccato, anche perché lo spirito ce l’ha, recita bene, le manca proprio la tecnica, a questo punto.

Tutti gli altri ragionevoli, senza grandi picchi e senza perle nere.

Il tenore che faceva Fenton, Klas Hedlund, l’avevo già sentito nel Ballo in maschera, qui a Stoccolma qualche anno fa, e ha una voce che proprio non mi piace. Mi rendo conto che è una cosa personale, ma ha uno di quei timbri metallici che mi gratta sui nervi. Oggettivamente, la voce è intonata, forte, ben proiettata, anche se il fraseggio è inesistente. È anche bruttarello, poraccio.

Falstaff1

La fuga finale è stata forse la cosa migliore: è venuta veramente bene, tempo perfetto, nessuna sbavatura. Girolami si è tolto il costume e ha cantato la fuga vestito in borghese. E alla fine hanno tirato giù due “ritratti” di Shakespeare e Verdi, che abbiamo tutti applaudito.

Globalmente mi sono divertita, ci devo andare più spesso all’opera a Stoccolma.

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