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Quest’anno al festival della Pentecoste di Salisburgo la direttrice Cecilia Bartoli ha deciso di fare un intero programma dedicato a Giulietta e Romeo: opere, balletti, film, e il musical West Side Story. Una delle opere che hanno proposto è un’assoluta rarità: Giulietta e Romeo di Nicola Zingarelli, composta nel 1796, rappresentata con grande successo in tutta Europa fin verso il 1830, e poi dimenticata. Zingarelli è un compositore napoletano, contemporaneo di Cimarosa e Paisiello, che, al contrario di loro, non si lasciò tentare dall’opera buffa, continuando invece nel filone dell’opera seria italiana settecentesca (scrivendo probabilmente mattoni inenarrabili).

Giulietta e Romeo, la sua opera più famosa, prevede un soprano castrato come Romeo, e un mezzosoprano come Giulietta. Uno degli ultimi castrati, Girolamo Crescentini, ne fece uno dei suoi cavalli di battaglia, e, dopo di lui, Giuditta Pasta e Maria Malibran.

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La storia viene devastata dal librettista Foppa, che, nell’ordine

  1. taglia la scena del balcone;
  2. taglia la scena del risveglio dei due amanti dopo la loro prima e unica notte d’amore (e taglia pure la notte d’amore);
  3. fa confluire i personaggi di Tebaldo e il conte Paride, quindi Tebaldo diventa il promesso sposo di Giulietta (non il cugino) e viene ucciso da Romeo alla fine del primo atto;
  4. introduce il personaggio di Gilberto, che combina il personaggio del frate (che sposa Giulietta e Romeo e dà il finto veleno a Giulietta) con una sorta di amico/tuttofare che fa andare avanti l’azione;
  5. cambia il finale e fa morire gli amanti insieme.

Ora, il n. 5 è un peccato veniale, l’hanno fatto anche Gounod e Bellini, e lo capisco; 3 e 4 sono dovuti al voler rendere l’azione più veloce, ma il resto è demenziale. Ha tagliato le due scene più belle, più drammaturgicamente sensate, più adatte da rendere in musica! Vabbè.

Visto che è un’opera completamente sconosciuta vi parlo un po’ della musica. Musicalmente Zingarelli si pone nella tradizione classicista settecentesca: nato insieme a Mozart, visse 46 anni più di lui; alla sua morte Rossini aveva già abbandonato la scena, Bellini (suo studente) era morto, e Donizetti aveva appena scritto la Lucia. In un periodo tanto creativo e di grande cambiamento, lui continuò imperterrito a scrivere opere serie italiane in stile settecentesco, e quindi ora non lo esegue più nessuno.

La musica ricorda a tratti Haydn e il primo Mozart, e a volte anche Rossini. È molto gradevole, e sinceramente non c’è ragione di non rappresentare quest’opera ai giorni nostri. A me è piaciuta molto, devo dire. La struttura è appunto molto classica, recitativi (secchi e accompagnati) e arie, con pochi numeri di insieme.

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Ann Hallenberg e Franco Fagioli

Personaggi e interpreti

  • Romeo: Franco Fagioli (controtenore)
  • Giulietta: Ann Hallenberg (mezzosoprano)
  • Gilberto: Xavier Sabata (controtenore)
  • Everardo, padre di Giulietta: Bogdan Mihai (tenore)
  • Matilde, confidente di Giulietta: Irini Karaianni (mezzosoprano)
  • Teobaldo: Juan Sancho (tenore)

Come vedete, tutta l’opera si canta in un intervallo molto ristretto di note: credo sia la prima opera senza alcun basso che sento.

L’opera inizia tradizionalmente, con la festa a casa dei Capuleti, e Romeo che arriva sotto mentite spoglie. Fagioli ha subito voluto fare la Diva. Come in ogni rappresentazione in forma di concerto, i cantanti entrano sul palco subito prima del direttore d’orchestra, ma lui no. Lui è stato dietro le quinte, e ha voluto fare L’ENTRATA. Ha continuato così per tutta la sera: ogni volta che il suo personaggio usciva di scena, lui, invece di andarsi a sedere al suo posto come tutti gli altri cantanti, se ne andava e poi rientrava. A parte questo, ha cantato molto bene.

Ann Hallenberg è stata semplicemente spettacolare. È un mezzosoprano svedese, specialista di Haendel, ed era veramente ispirata. Tecnicamente è bravissima, ha una voce calda e rotonda, con agilità molto facili. Ma soprattutto era molto dentro al personaggio, ha dato un’interpretazione emotiva e molto sentita. Ha due grandi arie; quella nel primo atto è veramente bellissima, molto rossiniana, mentre quella nel secondo è una “grand’aria” in stile più primo Mozart, o Haydn. È stata trascinante.

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Il meraviglioso vestito della Hallenberg

Fagioli l’avevo già sentito in un concerto a Parigi; ieri sera mi è sembrato un po’ meno convincente. La voce è bellissima, molto morbida, specialmente per essere un controtenore. È l’unico controtenore che ho mai sentito con una voce veramente italiana. Mi ricorda il modo di cantare de LaBartoli. È stato molto bravo, molto efficace nella coloratura, e chiaramente si è anche sforzato di interpretare correttamente, nei recitativi, ecc., ma io l’ho sentito un pochino freddo. Nella sua aria finale (che è anche la più famosa, e l’unica arrivata nelle registrazioni moderne), Ombra adorata aspetta, l’ho percepito un po’ esagerato, un po’ troppo enfatico. Intendiamoci, l’ha fatta benissimo. Ho la sensazione che non fosse interamente in serata.

Tra le cose più belle della partitura ci sono i due duetti tra Giulietta e Romeo, veramente notevoli. A tratti ricordano un po’ i duettini tra le sorelle in Così fan tutte; Fagioli e la Hallenberg hanno due voci che stanno molto bene insieme e il risultato è stato ottimo.

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Xavier Sabata

Xavier Sabata è un controtenore un po’ più “tradizionale” di Fagioli, con una bella voce acuta un po’ metallica, ma non troppo. Ottimo nei recitativi e nell’interpretazione, ha un paio d’arie leggermente noiose, purtroppo. Non è colpa sua, lui ce l’ha messa tutta. Lo stesso direi di Irini Karaianni: ha una voce morbida e bellissima, ma le sue arie sono noiosine.

Bogdan Mihai è un giovane rumeno che sta venendo fuori come tenore rossiniano: ha una voce un po’ bianca per i miei gusti, nonostante non manchi di proiezione. Canta un po’ troppo dietro al naso secondo me. Ha un’aria difficile e di grande effetto, che ha fatto benissimo. Lo riascolterei volentieri.

Juan Sancho l’avevo già sentito nell’Ariodante a Losanna, e mi ha confermato l’ottima impressione. Qui l’ho sentito ancora più proiettato e presente, quasi un vocione, però bello acuto, leggero, impostato benissimo. Purtroppo ha una parte molto breve (viene ucciso alla fine del prim’atto), ha una sola aria, breve, ma esplosiva! L’ho trovato ottimo anche nei recitativi. Rispetto a Losanna direi anche che, essendo quest’opera in forma di concerto, non ha avuto occasione di aggrapparsi alle tende, e quindi magari l’ho ascoltato con meno distrazione e me lo sono goduto di più.

L’orchestra e il coro erano Armonia Atenea, un’orchestra barocca di Atene, diretta da George Petrou. Io li ho sentiti fracassoni (mi rendo conto che sono un po’ di recensioni che trovo l’orchestra fracassona, sarò io?). Specialmente i violoncelli e il contrabbasso davano certe botte con gli archetti, certe legnate, io capisco che se si suona il violoncello barocco e la partitura dice FF, a volte l’archetto dà la legnata. Ma santo cielo sbadabang sbadabeng io li ho trovati veramente ghiozzi. Non sempre però, la sensazione mia è che ci siano problemi tecnici più che di lavoro del direttore. In molti punti l’orchestra era elegante e attenta, e globalmente l’esperienza è stata buona.

Il coro, solo maschile, ha lavorato benissimo, con ottimi attacchi e fraseggio.

Che dire? Non so se augurarmi che quest’opera entri in repertorio. Il taglio delle scene chiave di Shakespeare è imperdonabile secondo me, però la musica è bella.
Inoltre, il recupero di questo tipo di repertorio fornirebbe uno sfogo agli stormi di controtenori in giro per il mondo, che stanno iniziando a infiltrarsi anche in Rossini e Mozart 🙂

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