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Anja Harteros si conferma la più grande soprano verdiana al mondo. La sua interpretazione nel Ballo in maschera a Monaco è stata leggendaria. Fin dalle prime note ha portato in vita un’Amelia indimenticabile. Le sue due grandi arie sono state incredibili, un legato sovrumano e una voce stupenda.

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Anja Harteros, in tutto il suo splendore

Dettagli: Deh mi reggi, m’aita, Signor in un fiato solo, come dev’essere, e come troppe non fanno, dal vivo (sto guardando te, regina Maria Callas, nell’altro mondo). Il singhiozzo appena accennato nella frase l’unico figlio mio, che ti strappa il cuore. Gli acuti sicurissimi, squillanti, con un vibrato che ti arriva fin dentro le vene. I recitativi pensati, ragionati, la parola in musica. Ma chi è che dice che questa donna non ha una voce italiana? Io non ho mai sentito una voce più veramente italiana di questa. Meravigliosa, superba Harteros, continua a cantare Verdi che ti viene benissimo! Grazie!

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La messa in scena è stata una delle più brutte e meno riuscite che abbia mai visto nella mia vita. Tutta l’opera si è svolta in una camera, con un enorme letto in mezzo al palco, e un’enorme scala a chiocciola a racchiudere la scena, su cui i personaggi salivano e scendevano. Se questo poteva avere un qualche senso nella prima scena, diventa incomprensibile quando l’azione si sposta nell’antro di Ulrica. Inoltre, per qualche misteriosa ragione, durante tutta la scena di Ulrica il coro è fuori scena, e quindi non si sente una mazza. Il conte arriva e delle voci fuori scena gli intimano villano, sta’ indietro, una cosa assurda. Ancora peggio quando l’azione si dovrebbe spostare nel cimitero, dove Amelia dovrebbe raccogliere l’erba che le rimuove dal cuore l’insano amore per Riccardo: qui il letto è quello di Renato e Amelia, che ci dormono insieme (essendo marito e moglie). Amelia si sveglia, e canta tutta la sua aria in camera da letto in pigiama. Poi arriva Riccardo (nella loro camera da letto?!), duetto d’amore, e poi Renato si sveglia e Riccardo gli fa tu qui? Dio bono è la sua camera da letto! Cosa ci fai TU, piuttosto?! Renato lo avverte dei congiurati in agguato, Riccardo se ne va, ed ecco arrivare l’intero coro maschile (nella camera da letto di Amelia e Renato, insisto) e tutta la scena che ne segue. Una cosa brutta, incomprensibile, senza senso.

L’orchestra, diretta da Daniele Callegari, ha fatto il suo lavoro, anche se, al solito, non mi ha entusiasmato. Ho letto molte recensioni in cui si lamentava che l’orchestra suonava troppo forte, ma secondo me il problema era un altro: la scenografia era un paio di metri all’interno del palco, e non forniva nessun supporto sul retro, per cui i cantanti erano sempre a minimo 4/5 metri dal bordo, e non avevano niente alle spalle che li aiutasse a riflettere la voce, quindi non si sentivano come dovuto. Non è l’orchestra a suonare forte, è la scenografia assurda che non aiuta i cantanti né la musica. Ma chevvelodicoaffa’.

Riccardo era il tenore Piotr Beczala, che è un po’ un bercione. No, per carità, ha un vocione, un bel passaggio, ma ha una tecnica che non mi convince. Ogni acuto ti viene il terrore che lo sbaglierà, e in effetti ha preso due stecche una più grossa dell’altra, una all’inizio e una alla fine, di quelle dove la voce si rompe. Per carità, succede, però secondo me sto Beczala sbaglia qualcosa. Quando non stecca la voce è molto gradevole, ma c’è qualcosa che non va.

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Anja Harteros e Franco Vassallo

Renato era il baritono Franco Vassallo, un vero cantante italiano, nel bene e nel male. Nel bene, perché la voce è spianata, il legato bellissimo, e i recitativi molto emotivi e “parlati”. Quando la moglie si toglie il velo per evitare il duello tra lui e i congiurati, e lui si rende conto che la donna con cui Riccardo aveva un incontro d’amore era proprio sua moglie, il suo Amelia! è stato stupendo, mi ha fatto gelare il sangue. Nel male perché va un po’ alla ricerca dell’applauso (e lo trova eh, perché è bravo), fa un po’ lo sbrasone. Molto bravo comunque, ottima voce e ottima tecnica.

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Okka von der Damerau

Una fantastica Okka von der Damerau ha cantato Ulrica, con un vocione enorme e stupendo. Faceva venire la pelle d’oca. Voce NON slava, ma piuttosto un vero contralto non metallico, profondo e veramente godibile. Splendido passaggio (spesso i contralti così profondi hanno problemi nel passaggio) e grande presenza scenica. Tra l’altro, è stata in scena tutto il tempo; l’idea (immagino) era che lei fosse l’artefice del fato di tutti.

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Sofia Fomina

La russa Sofia Fomina era Oscar. Il fisico non l’aiuta, è molto donna-donna, col culone, e quindi come “paggio” non è credibilissima. Però ha recitato molto bene, e alla fine il personaggio è venuto fuori. La voce è bella, cristallina come dev’essere, anche se non molto caratterizzata.

Insomma? Insomma fatele in forma di concerto ste opere, che ci guadagniamo tutti. Sì, di nuovo.

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Un pensiero riguardo “Un ballo in maschera – Münchner Opernfestspiele

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