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Finalmente La donna del lago al ROF, con Juan Diego Florez, il cantante della mia vita! Era in grandissima forma, si vedeva proprio che era a suo agio, e ci ha regalato un’interpretazione assolutamente meravigliosa. Ma andiamo con ordine. Diciamo prima di tutto che io una donna del lago con JDF l’avevo già vista, a Londra tre anni fa, e la protagonista era Joyce Di Donato, e non vi dico altro.

L’opera era alla Adriatic Arena, che sarebbe il palazzetto dello sport dove gioca la Scavolini Pesaro, e quindi ero un po’ preoccupata per l’acustica. Invece sono rimasta piacevolmente sorpresa: si sente e si vede benissimo. C’è un po’ di confusione, un bar da palazzetto e non da teatro, ma insomma. C’è stato anche un deficiente che è uscito e rientrato durante l’aria di Malcolm Mura felici, l’avrei ammazzato, e non capisco perché’ l’abbiano fatto rientrare, in un teatro non credo sarebbe successo.

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La “reggia” di re Giacomo V

La messa in scena era di Damiano Michieletto, quello che è riuscito a farsi fischiare alla Royal Opera House con il suo Guillaume Tell. Tutti la magnificavano, questa produzione a Pesaro, ed effettivamente aveva dei bei spunti, ma a me non ha convinto molto. La cosa migliore era la scenografia, visivamente molto bella. La scena si svolge tutta nella casa di Elena, che è diroccata e fatiscente, e poi alla fine si solleva a rivelare un campo di grano, e grandi lampadari di cristallo scendono a rappresentare la reggia di re Giacomo. L’idea della regia, invece, era di iniziare l’opera con Elena e Malcolm, ormai anziani, che ricordano la storia della loro gioventù. Quindi durante tutta l’opera ci sono questi due anziani signori che si aggirano per il palco e reagiscono emotivamente agli avvenimenti.

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Uberto ed Elena condividono un momento intimo con la vecchia Elena sul letto

Si capisce che Elena ha grandi rimpianti nei confronti di Uberto/Giacomo, e che Malcolm non ne è proprio entusiasta. L’idea è buona ma sti due vecchietti in scena che si agitano distraggono molto, e non aggiungono un granché’, a mio avviso. Per il resto la regia era abbastanza tradizionale, e i costumi gradevoli.

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Michele Mariotti in azione

La direzione d’orchestra, di Michele Mariotti è stata assolutamente eccezionale, su questo devo concordare con il mio collega florezido Ludwigvolks. E’ riuscito a tirare fuori una prestazione incredibile dall’orchestra del Teatro Comunale di Bologna, un’interpretazione meravigliosa. Mai questa partitura (che ha i suoi difetti) è sembrata un’unica cosa, con dettagli raffinatissimi. Ogni frase aveva un senso, il supporto ai cantanti meraviglioso, e nei quadri d’insieme un’unità e un’armonia semplicemente eccezionali. Per Rossini, non so proprio chi può far meglio oggigiorno.

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Salome Jicia e Juan Diego Florez

Juan Diego Florez torna al ruolo di Uberto/Giacomo e io lo amo sempre di più. La voce cambia, ma meno di quanto certe recensioni dicono. La coloratura non ha più il ritmo incalzante da mitraglia di qualche anno fa, è vero, ma questo non è necessariamente un difetto. Le frasi sono più compiute, ogni frase inizia e finisce, ha un senso, e la coloratura è solo uno dei componenti della prestazione, molto più amalgamata nell’espressione musicale. A mio avviso, l’interpretazione ne guadagna, il personaggio viene fuori completo e affascinante. L’eleganza, lo stile, ormai li prendiamo per scontati, ma la costruzione ragionata di ogni frase, le dinamiche, gli accenti, sono tutti perfetti. So che la sua voce si dirige altrove, ma io spero davvero che continui a fare Rossini. Almeno ogni tanto. Peffavore.

Elena era una debuttante dell’Accademia Rossiniana, Salome Jicia, che ha dato una buona prova. La voce c’è, anche se gli acuti sono un po’ metallici per i miei gusti. La tecnica è buona, la proiezione ottima, le agilità ci sono. Secondo me è ancora molto acerba però. Specialmente nei duetti con Florez il confronto era evidente: le frasi di lui una meraviglia di raffinatezza ed eleganza, lei sembrava quasi che leggesse. Ma è giovane, imparerà. Il suo Tanti affetti è venuto veramente bene, anche se non travolgente. Joyce, quanto ci manchi.

Il tenore Michael Spyres era Rodrigo, e mi è piaciuto di più di quando lo avevo sentito la prima volta in questo ruolo. E’ sempre un po’ deboluccio nel registro alto, però nella gara di do acuti con Florez (Misere mie pupille) ha giocato veramente bene. Il suo registro più centrale è molto potente e di grande presenza, un’ottima interpretazione del personaggio, sicura e autorevole.

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Varduhi Abrahamyan nei panni di Malcolm, con il vecchio Malcolm sullo sfondo

Malcolm era Varduhi Abrahamyan, che io avevo già sentito come Ruggiero nell’Alcina, e come Adalgisa in Norma. E’ bravissima, una voce e una personalità molto importanti. Però, secondo me, le viene meglio Haendel. L’aria Mura felici (il mio pezzo preferito di quest’opera) è stata stupenda, ma non mi ha emozionato. Rossini (sto imparando) è un compositore estremamente permaloso. Non gli basta che un cantante lo canti. Deve innamorarsi di lui e capirlo fino in fondo, la Abrahamyan secondo me non è ancora a questo punto.

Il basso Marko Mimica era Duglas, il padre di Elena, e ha raccolto grandi applausi, ma a me è sembrato un bercione. Puntature acute come piovesse, un gran vocione, ma poco più.

Il resto del cast, Ruth Iniesta come Albina, e Francisco Brito come Serano e Bertram, molto precisi e gradevoli.

Grazie Maestro Mariotti, e grazie Maestro Florez, per una bellissima Donna del Lago!

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4 pensieri riguardo “La donna del lago – Rossini Opera Festival

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