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Quest’anno il festival di Salisburgo ha deciso di produrre una versione in concerto di un’opera dimenticata dalla metà dell’Ottocento, fino a che non è stata ripresa nel 2008, all’Opera di Chemnitz, in Germania, in una versione di cui hanno fatto anche un CD. L’opera fu scritta nel 1840 da Otto Nicolai, compositore tedesco, e, a mio gusto, è bellissima!  Suona un po’ come Bellini/Donizetti, con qualche tocco di orchestrazione tedesca (un sacco di ottoni) e a tratti ricorda il primo Verdi.

Ecco l’intero cast:

  • Juan Diego Flórez, Vilfredo d’Ivanhoe
  • Luca Salsi, Briano di Bois-Guilbert
  • Clémentine Margaine, Rebecca
  • Kristiane Kaiser, Rovena
  • Adrian Sâmpetrean, Cedrico il Sassone
  • Armando Piña, Luca di Beaumanoir
  • Franz Supper, Isacco di York
  • Coro: Salzburger Bachchor, direttore: Alois Glaßner
  • Orchestra: Wiener Philharmoniker, direttore: Andrés Orozco-Estrada

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Si basa su una storia strampalata, nell’Inghilterra al tempo delle crociate, secolo XII. Cedrico è un capo degli anglo-sassoni, che non vede di buon occhio i re normanni. E’ tutore di una ragazza, Rowena, discendente dei re anglosassoni, e lui la vuole dare in sposa a certi alleati politici. Suo figlio, Vilfredo, si innamora di lei, ricambiato, e questo irrita parecchio Cedrico, che in pratica lo disconosce. Allora Vilfredo parte per le crociate con Riccardo Cuor di Leone, il re normanno, e questa è più o meno la cosa peggiore che potesse  fare, per suo padre. In Palestina rimane ferito gravemente, e una fanciulla ebrea, Rebecca, lo cura e lo riporta in vita, per poi innamorarsi perdutamente di lui, tanto da seguirlo (in segreto) fino in Inghilterra, con suo padre Isacco. Nel frattempo, Briano, cavaliere templare (il Templario del titolo) si innamora di Rebecca. Vilfredo e Briano combattono in un torneo e Vilfredo vince. Tutto ciò succede prima che vada su il sipario.

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Quindi l’opera inizia con Vilfredo proclamato vincitore del torneo, ma lui non si rivela, non dice chi è, e quindi suo padre, Cedrico, non lo riconosce. Dopo un coro marziale e festoso, Vilfredo entra, e si esibisce nella sua fantastica cavatina. La musica è così adatta a Florez, da sembrare che questo Otto Nicolai l’abbia composta con lui in mente. In verità, aveva in mente Lorenzo Salvi, uno dei tenori più in voga negli anni 1830-1850, che cantò l’Otello di Rossini con Maria Malibran come Desdemona, e diverse opere di Bellini e Donizetti, tra cui la figlia del reggimento. Quindi non siamo tanto lontani. Juan Diego Florez ha fatto un lavoro egregio in questa prima aria, che ha una tessitura veramente alta. I suoi acuti sono ancora lame d’acciaio, ma questo lo sapevamo già, da Pesaro. L’aria ha, a seguire, una sorta di cabaletta con un “da capo”, e, onestamente, la musica è tale che Florez avrebbe potuto benissimo esagerare, fare delle “rossinate”, melismi, scale cromatiche, picchiettati e trilli e chi più ne ha più ne metta, e il pubblico sarebbe andato in delirio. Ma questo è Florez, signori e signore, mica pizza e fichi. Più matura, e più ci mostra che quello che ha da vendere non sono tanto i fuochi d’artificio vocali, ma lo stile, l’eleganza, e l’intelligenza musicale. Sì, sono innamorata della sua musicalità.

In questo senso, il suo “da capo” è stato un’opera d’arte. Perché tutti sappiamo di cosa è capace. Ma ha fatto cos’era “giusto”, non quello che gli avrebbe procurato l’applauso più scrosciante. E comunque il pubblico è andato in delirio lo stesso. Io strillavo come una gallina.

Comunque, la storia  procede, ed entra Briano, che le ha appena prese di santa ragione da Vilfredo nel torneo, ed è anche innamorato cotto di Rebecca, che non se lo fila per niente (non gliene va bene una). I suoi uomini suggeriscono di rapirla, e a lui pare una buona idea. La cavatina (aria + cabaletta) è stata porta da un fantastico Luca Salsi. L’avevo già sentito in un Macbeth in versione di concerto, e mi era piaciuto immensamente. Qui mi è piaciuto ancora di più, e non solo a me. Nell’applausometro finale secondo me ha battuto anche Florez.

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Luca Salsi

Un coro femminile introduce Rowena, che canta la sua unica aria, in cui spera che il suo amore per Vilfredo abbia esito positivo. Kristiane Kaiser è un soprano senza molto brio, e con un po’ troppo vibrato. La parte di Rowena non è molto importante, ma mi sarebbe piaciuto avere Olga Peretyatko, o Anna Prohaska.

Rebecca, l’ebrea innamorata di Vilfredo, arriva sconvolta al castello di Cedrico, e racconta a Rowena e alle altre donne che qualcuno ha cercato di rapirla, senza riuscirci. Rebecca è un mezzosoprano, è il personaggio femminile principale, e doveva essere interpretato da Joyce Di Donato, che ha rinunciato qualche mese fa, dicendo che il ruolo non è adatto alla sua voce. Dobbiamo fidarci della Di Donato, è un tale animale musicale che, se dice che un ruolo non le si addice, deve avere ragione per forza. Sì, però a me è mancata tanto.

Clémentine Margaine nel primo atto non mi è piaciuta per niente. La sua voce mi è sembrata molto metallica, e sembrava cantasse dentro a un tubo. Ero molto delusa. (Nel secondo e terzo atto mi è piaciuta molto di più. Forse  è migliorata, o forse io ho superato la mia prima impressione negativa, non lo so.)

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Entra Briano, e pretende da Cedrico che gli consegni Rebecca, che considera sua proprietà in quanto bottino di guerra. Qui c’è anche un bel po’ di tensione razziale, perché Briano è normanno, e considera il sassone Cedrico come un subumano. Cedrico manda Briano a spigolare, arriva Vilfredo, che cerca anch’egli di fermare Briano, e Cedrico finalmente lo riconosce come suo figlio (gu). Briano sembra sopraffatto, ma arrivano i suoi guerrieri, che rapiscono Rebecca, mentre tutti quanti cantano un finale primo furioso e travolgente.

Il secondo atto inizia con Rebecca, prigioniera nel castello dei templari, che ricorda quando conobbe Vilfredo, ferito, e gli salvò la vita. L’aria è dolce e bellissima, e, come dicevo, la voce della Margaine mi è piaciuta molto di più in questa parte. Arriva Briano, che cerca di corteggiarla, ma lei dichiara di detestarlo. Lui cerca di farle capire che, come ebrea, non è proprio in una situazione ideale, nel covo dei templari, e lui la può aiutare, salvarla, fuggire con lei, ma lei dice che piuttosto la morte. Il duetto è meraviglioso, a questi due personaggi vengono fuori molto più definiti psicologicamente di tutti gli altri. Questo è anche dovuto alle capacità interpretative di Salsi e della Margaine, che sono veramente notevoli. Ad ogni modo, Rebecca non si smuove, e arrivano tutti i templari. Il capo dei templari scopre che Rebecca è lì nel castello, capisce che Briano ha combinato un casino, ma, per salvare la faccia a lui e a tutto l’Ordine, decide di accusare lei di stregoneria. Briano le suggerisce di richiedere un duello per dirimere la questione: un cavaliere combatterà per lei, per dimostrare la sua innocenza. Ovviamente Briano pensa di combattere egli stesso in favore di Rebecca. Il piano gli si ritorce contro: i templari decidono che sì, va bene, la questione si dirime con un duello, ma Briano dovrà combattere contro di lei, e non per lei. Lui è disperato, ma, se non combatte, sarà disonorato, e questo, pare è peggio della morte della sua amata.

Il padre di Vilfredo, Cedrico, è molto felice che suo figlio sia tornato, ma è ancora arrabbiato con lui, perché è andato alle crociate coi normanni. Segue un duetto tra Vilfredo e Cedrico, ed è stato fantastico. Adrian Sâmpetrean era un Cedrico convincente, con una voce molto bella. Vilfredo implora il perdono di suo padre con una musica splendida, e Florez è riuscito magistralmente a comunicare il pathos e l’emozione. Il duetto è stato uno dei picchi della rappresentazione, a mio avviso. Quando Rowena si unisce ai prieghi di Vilfredo, Cedrico cede, e lo perdona.

Nel terzo atto i templari preparano il rogo su cui bruciare Rebecca, ma Vilfredo arriva e dichiara che lui combatterà in suo favore, per ripagarla di avergli salvato la vita in Palestina. Briano cade morto prima ancora dell’inizio del duello, probabilmente fulminato da Dio in persona, che si è stufato delle sue stupidaggini. Rebecca confessa a Vilfredo di amarlo, e lui è colto di sorpresa, e grazie, ma no grazie, lui ama Rowena, e per favore tornatene in Palestina e sii felice ma lontano da qui. Ciaone. Rebecca non la prende benissimo, e cade morta sul colpo. Vilfredo è acclamato e portato in trionfo dagli anglosassoni.

L’orchestra è stata incredibile! Il direttore era molto comunicativo, danzava sul podio, e disegnava le frasi musicali con le mani, nell’aria. Era molto divertente guardarlo. L’orchestra a tratti era un po’ rumorosa, ma, tutto sommato, sono stati bravissimi. Ci sono numerosi assoli, e, in particolare, il primo violoncello ha dato spettacolo.

Il coro è stato bravissimo, cantano molto, e hanno cantato molto bene.

Sono molto contenta di aver visto quest’opera. Non vedo ragioni per cui non debba essere in repertorio, mi piacerebbe molto vederne una versione messa in scena. Come prima volta, sono contenta di averla vista in forma di concerto, perché la storia è così stramba che sarebbe stata una distrazione. Ma, con i cantanti giusti, penso veramente che qualche teatro potrebbe metterla in scena.

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