Text_engl2
Si tratta dell’ultimo oratorio composto da Handel, che divenne completamente cieco poco dopo averlo completato. La storia è biblica: Iefte è un generale ebreo che combatte contro gli ammoniti; fa un voto solenne a Dio che, se sarà vittorioso, sacrificherà a Dio la prima creatura che vedrà al suo ritorno a casa dalla battaglia. Indovina un po’ cosa succede? Vince, torna a casa, e la sua unica figlia lo accoglie festosa sulla soglia. È disperato, sua moglie è furibonda e sconvolta, ma la figlia è abbastanza rassegnata: lui ha fatto un voto sacro a Dio, non c’è niente da fare. All’ultimo momento, prima che venga uccisa, un angelo scende dal cielo a fermare Iefte: Iphis sarà “sacrificata” a Dio nel senso che dedicherà a Lui la sua vita, come una suora. Questa, ovviamente, è la versione edulcorata: nella bibbia, Iefte uccide sua figlia sacrificandola a Dio, e bona lì.

Jephtha4.jpg
Dal punto di vista musicale, è un tipico oratorio handeliano: grandi cori, arie bellissime, musica fantastica. L’orchestra era il Concerto Köln, diretto da Ivor Bolton, che io avevo già sentito in Handel e Rameau. Sono bravissimi. Bolton ha un gesto molto barocco, disegna arabeschi nell’aria, ma è estremamente preciso negli attacchi a tutti, orchestra, coro e cantanti. Lui e l’orchestra veramente capiscono Handel, e il risultato è spettacolare.

Il teatro dell’opera ad Amsterdam è piuttosto grande, e questi poveri cantanti barocchi non sono riusciti a proiettare con la stessa efficacia di altri teatri. Si potrebbe pensare che è colpa dei cantanti, ma io ho sentito Anna Prohaska in un altro teatro, e produce più suono di così. Penso che la colpa sia in gran parte della scenografia inesistente, che quindi non forniva niente alle spalle dei cantanti per aiutarli a proiettare il suono in avanti, il palcoscenico era vuoto, sul fondo, e le voci si perdevano un po’. Solite scenografie del cavolo. A parte questo errore madornale, la messa in scena non era malissimo: molto semplice, ma efficace. Quando Iefte si avvicina con il coltello in mano all’altare sacrificale, dove sua figlia è legata, tremante, e aspetta i suoi colpi, lui ansima pesantemente (non ce la fa, ovviamente), e in teatro c’era un silenzio di tomba. Tutti col fiato sospeso, non volava una mosca. Quando succedono cose così, vuol dire che lo spettacolo è riuscito!

Jephtha3.jpg
Iphis (Anna Prohaska) sull’altare sacrificale

Iefte era il tenore Richard Croft, uno specialista barocco inglese, molto bravo in questo repertorio. Grande coloratura, il timbro giusto nella voce, e una magnifica interpretazione. L’aria Waft her, angels, through the skies, in cui dice addio a sua figlia, mi ha fatto piangere. Fiato eccezionale, non sembra respirare mai nei passaggi di agilità.

La figlia, Iphis, era Anna Prohaska, che avevo già sentito in Rameau, a Monaco, e mi era piaciuta molto. Qui, come dicevo, la sua voce sembrava più piccola, ma sono abbastanza sicura che è colpa del teatro. Ci ha regalato un suono molto rotondo e morbido, e una voce molto agile, che mi ha convinto di nuovo moltissimo. Mi è anche piaciuta come attrice, molto convincente.

Il suo fidanzato, Hamor, era il controtenore Bejun Mehta, che è più o meno la ragione per questo viaggio. E’ il nipote del direttore d’orchestra Zubin Mehta, ed è fantastico! Forse il controtenore migliore che abbia mai sentito. Beh, Fagioli è in una categoria a parte, e ho ancora un debole per Dumaux, ma santo cielo, Mehta è meraviglioso! Non mi ha convinto fin dall’inizio, mi pareva un po’ spreciso nel ritmo, ma nel duetto seguente con Prohaska è stato bravissimo. Le loro voci un misto perfetto di emozione e precisione barocca. Nella sua grande aria (un tipico pezzo di furore da controtenore handeliano, con coloratura difficilissima) ha sfoggiato agilità  precise e scoppiettanti, e una voce mai troppo metallica o dura. Il timbro è quello che mi ha convinto di più: la sua voce sfoggia una notevole gamma di colori diversi, il che non è così comune, tra i controtenori. Non vedo l’ora di sentirlo in Rodelinda a Madrid!

La moglie di Iefte, e madre di Iphis, Storgé, era Wiebke Lehmkuhl, che ha una voce calda e morbida, ed è riuscita a farci saltare sulla sedia con la sua aria Scenes of horror, scenes of woe, in cui racconta il suo sogno premonitore del destino della figlia. E’ molto brava nella sua interpretazione, e la sua rabbia contro Iefte, quando arriva a casa e le dice che la loro figlia deve morire, è estremamente credibile.

jephtha5
Storgé (Wiebke Lehmkuhl) nella sua splendida aria

Il basso Florian Boesch ha interpretato Zebul, il fratello di Iefte. Un altro specialista barocco, non ha una gran parte, ma ha fatto il suo.

Menzione d’onore per Ana Quintans che, nel ruolo dell’angelo, ha dato un’interpretazione intensa ed efficace, con grande presenza scenica.

Il coro bravissimo! Come sempre, il coro è in scena per quasi tutto il tempo, dando consigli, commentando cosa succede, e mandando avanti l’azione. Sono stati impeccabili nelle loro entrate, il suono appropriato per un oratorio barocco, e sono anche riusciti a muoversi sul palco in maniera ragionevole.

Vorrei ora sottolineare un paio di cose che mi sono piaciute molto nella regia. Quando Iefte e Hamor tornano a casa dalla guerra, hanno musica molto vittoriosa da cantare, ma, in questa produzione, non recitavano in maniera eroica e trionfante. Erano sporchi, stanchi, distrutti psicologicamente e fisicamente dalla battaglia. In pieno disturbo da stress post-traumatico, diremmo oggi. Questo ha reso i personaggi molto più umani, più facili da riconoscercisi, perché chiunque sia appena stato giorni in battaglia a massacrare altri esseri umani non sta bene. A meno che non sia uno psicopatico. Inoltre Hamor è gravemente ferito, e, quando Iphis viene salvata dall’angelo, muore sul palco. Allo stesso tempo, Iphis è seduta su un misero lettuccio tipo suora, vestita con un saio e gioca col suo cuscino, tirando fuori tutte le piume a una a una guardando nel vuoto, chiaramente fuori di testa. Quindi non c’è ‘un vero lieto fine, bensì un finale che, a mio modo di vedere, è molto più vicino alla nostra sensibilità moderna. E tutto ciò senza mettere sul palco cose assurde che distruggono il libretto e la musica. Vedete? Si può.

Annunci

Un pensiero riguardo “Jephtha – De Nationale Opera

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...