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Juan Diego Flórez ha debuttato Werther in forma scenica, a Bologna, dopo la rappresentazione in forma di concerto l’aprile scorso a Parigi. Il teatro era pieno di vedove di Kraus: alti lai e stridor di denti in memoria del grande Alfredo K., milioni di commenti sulla voce di Flórez che “non è quella giusta”, e perfino uno che ha detto “a me piace di più Alagna”. ORRORE!!

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Juan Diego Flórez (Werther) e Isabel Leonard (Charlotte)

In verità, Flórez ci ha regalato una fantastica interpretazione di Werther. Chiaramente ama questo personaggio, e l’opera stessa, e si è completamente immerso nella trama musicale per tutta la rappresentazione. Sì, è vero, il ruolo di Werther si può giovare anche di una voce più potente, e/o centrata più in basso, come testimoniano le ottime interpretazioni di Kaufmann e Domingo. Ma è pur vero che un’interpretazione più lirica non è affatto fuori stile. Flórez è molto credibile nei ruoli di giovane innamorato, sempre, in qualunque opera. La sua voce è particolarmente adatta a un innamorato melanconico e con tendenze suicide (più che, per dire, a uno eroico), anche se, come osservavo a Parigi, il registro ambiguo gli manca proprio. Il personaggio di Werther è praticamente insopportabile: non ha coraggio, non si fida dei propri sentimenti (né di quelli di Charlotte), rinuncia senza nemmeno provarci, e poi passa mesi a scriverle lettere, rovinando la sua vita e la propria, per niente. In pratica, Werther è un insopportabile Gran Bastardo, di quelli da evitare come la peste, ma Flórez, con il suo senso innato dello stile e dell’eleganza, riesce a farci empatizzare con lui, e riesce a farlo diventare una figura tragica e romantica (come, peraltro, intendeva Goethe).

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La messa in scena mi è piaciuta!! Udite, udite, segnate questo giorno sul calendario, mi è piaciuta una messa in scena! L’azione era situata temporalmente in qualche momento del Ventesimo secolo (come sempre, per nessuna apparente ragione, ma non stiamo a sottilizzare): alcuni costumi ricordavano gli anni Venti, ma poi Charlotte nell’ultimo atto vestiva abiti più moderni, non più indietro degli anni Sessanta. C’era un’idea, in questa produzione, ed era una buona idea. Werther, fin dall’inizio, è seduto nella poltrona sulla quale si sta per sparare, con una pistola in mano, una bottiglia di qualcosa con cui si sta ubriacando, e, quando inizia l’azione, lui la guarda dal di fuori, chiaramente ricordandola. Nel primo atto, la casa di Charlotte è mostrata come una casa di bambola, dove i fratelli e il padre vivono, parlano, e sembrano quasi recitare una scena, che Werther osserva (e ricorda). Quando lui partecipa all’azione, interagisce con questa “scena”, ma c’è sempre qualcosa di stonato: è vestito di nero mentre tutti gli altri sono vestiti di bianco, per esempio. Quando canta le sue arie, esce dalla “scena”, si muove verso il bordo del palco, e uno schermo semi-trasparente scende a coprire la casa di bambola, mentre tutti smettono di recitare, o iniziano a muoversi al rallentatore.

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Jean-François Lapointe (Albert) e Isabel Leonard (Charlotte)

Nel secondo atto, la scena di fronte alla chiesa è un grande picnic, con molte persone che bevono e si divertono; durante la sua grande aria C’est moi! qu’elle pouvait aimer!, tutti si bloccano come in una sfida del manichino di quelle che vanno di moda su Internet (con grande bravura, devo dire), mentre lui cammina in mezzo a loro, cantando. Tutto ciò crea una grande distanza tra lui e tutto il resto attorno, e riesce a comunicare il suo senso di estraniamento, di alterità, che alla fine lo porterà al suicidio.

L’unica cosa che ho da obiettare a questa produzione è che, purtroppo, interferisce con l’esperienza musicale. La casa di bambola è situata in fondo al palco, almeno 5 metri dentro. Questo rende molto più difficile per i cantanti farsi sentire, nel primo atto. Il volume di suono che riescono a proiettare da laggiù è molto minore di quanto sarebbe potuto essere, con una messa in scena più rispettosa della musica. Veramente, io non capisco perché sia così difficile per i registi (perfino quelli bravi) arrivarci, a capire cose del genere.

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Michele Mariotti

Michele Mariotti, nella buca, è stato magnifico. E’ riuscito a mettere insieme una fantastica concertazione, mediante una lettura accurata dello spartito. Ha costantemente sostenuto i cantanti, e non solo facendo in modo che l’orchestra non li coprisse, mentre tentavano disperatamente di farsi sentire dal fondo del palco. Il suo dialogo con i cantanti era percepibile, e, specialmente con Flórez, era evidente che si guardavano costantemente, e si sentiva la corrente di intelligenza musicale tra loro. L’orchestra del Teatro Comunale ha suonato meravigliosamente, gli archi romanticamente travolgenti, mentre gli ottoni hanno sostenuto i momenti tragici con dignità e potenza. Adoro Mariotti, sembra trasformare in oro tutto ciò che tocca.

Charlotte era Isabel Leonard, un mezzo soprano con una voce scura e rotonda, sostenuta da una splendida tecnica, che le permette di risolvere tutti i passaggi quasi impercettibilmente. Gli acuti sono forti e molto belli; nell’insieme è stata un’ottima scoperta, per me. E’ anche una brava attrice: lei e Flórez hanno dato vita a una deliziosa coppia di giovani innamorati. Nella scena delle lettere, ha tirato fuori tutto il suo timbro brunito per comunicare il tormento del suo cuore. E nella scena della morte è stata emozionante e disperata. L’ultima scena è stata probabilmente il picco della rappresentazione: Flórez è riuscito a produrre delle mezze voci allo stesso tempo delicate, emotive e perfettamente timbrate. Il fraseggio non gli è mai mancato, e il colore scuro della Leonard era perfetto per l’occasione.

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La morte di Werther

Ruth Iniesta ha dato la sua voce a Sophie, la sorella più giovane di Charlotte. L’avevo già sentita nel ruolo minore di Albina ne La donna del lago, a Pesaro. Mi ha fatto un’ottima impressione: la sua voce è molto grande e potente, ma, allo stesso tempo, agile e brillante, squilla come un campanellino. Il suo vibrato è particolarmente gradevole, ed è riuscita a centrare in pieno il personaggio di Sophie: una ragazzina un po’ frivola, ma di buon cuore e sincera. Che probabilmente ha un po’ di cotta per Werther anche lei.

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Ruth Iniesta (Sophie) e Isabel Leonard (Charlotte)

Albert, marito di Charlotte, era Jean-François Lapointe, che è riuscito, con la sua voce morbida di baritono, a delineare un personaggio non facile. Albert è buono, innamorato di Charlotte, sa che lei non lo ama, ma riesce lo stesso a essere felice. Sa che Werther è innamorato di lei, ma non sa bene cosa fare.

Alessandro Luciano e Lorenzo Malagola Barbieri, nei ruoli minori di Schmidt e Johann, hanno fornito con garbo le parti comiche che Massenet ha voluto includere, per alleggerire un po’ la storia. Devo dire che questi momenti d’insieme sono il peggio, dal punto di vista musicale, come dice il mio amico Flórezido Gianluca. La musica non è fluida e naturale, è un po’ goffa, e non si sa bene dove voglia andare a parare. Menzione d’onore per il coro dei bambini: erano veramente bravissimi!
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Il meglio mi scordavo! Flórez ha fatto il bis di Pourquoi me reveiller: abbiamo fatto una tale caciara alla fine dell’aria che hanno dovuto per forza rifarla. Ero felicissima, però, se devo essere onesta, la prima volta gli è venuta meglio (video di Olesya Florezida):

Globalmente, mi sembra che Flórez abbia cantato meglio che nella versione in forma di concerto a Parigi la primavera scorsa. Prima di tutto, l’opera migliora considerevolmente con una messa in scena decente (sì, ok, qualunque opera migliora considerevolmente con una messa in scena decente, ma secondo me questa più di altre). Poi, Flórez si è veramente immerso nella parte, ed e’ riuscito a tirare fuori il personaggio in maniera molto piu’ convincente. E, infine, avevamo Mariotti! Mariotti e Flórez sono una squadra affiatata, e spero veramente di sentirli lavorare insieme di nuovo, in futuro.

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2 pensieri riguardo “Werther – Teatro comunale di Bologna

  1. Beh, immagino che non interessi a nessuno ma io il Werther di Kraus l’ho visto, quello mitico di Firenze con Lucia Valentini Terrani più meravigliosa che mai, Pretre che dirigeva e lo stupendo allestimento di Pierluigi Samaritani, con Charlotte che corre nella tempesta di neve per cercare di salvare l’ormai moribondo tenore. Indimenticabile.
    Con tutto ciò però mi sarebbe piaciuto tanto vedere anche questo Werther ma come quasi sempre, mannaggia, mi sono preso troppo in ritardo. Pazienza, grazie per il fedele report.

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