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Handel, quanto ti amo! Rodelinda è certamente una delle cause: tipica opera barocca, con arie difficili, trama insulsa, e musica meravigliosa. La storia si svolge durante il dominio longobardo su Milano.

Il re Bertarido è sconfitto da Grimoaldo e fugge: arriva la notizia che è morto nella terra degli Unni. Grimoaldo si insedia sul trono e vuole sposare Rodelinda, moglie di Bertarido, per assicurare la propria posizione di re legittimo, e avere meno l’aria di un tiranno usurpatore. A questo scopo è aiutato dall’infido Garibaldo. Bertarido, naturalmente, non è morto: arriva a Milano in segreto, aiutato dal fido servitore Unulfo, e non si rivela alla sua famiglia, ma medita vendetta. Dopo diversi eventi complicati, Bertarido uccide Garibaldo, perdona Grimoaldo, e si riunisce con la sua famiglia. Sua sorella Eduige finisce per sposare Grimoaldo. In tutto ciò, Bertarido è molto passivo-aggressivo, per essere un re. In pratica sconfigge Grimoaldo facendolo vergognare delle sue cattive azioni. Sappiamo tutti quanto sia efficace una tale strategia con un prepotente.

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La produzione di Claus Guth al Teatro Real non è la più brutta che ho mai visto, ma un po’ insulsa. La scena consiste di una casa bianca che gira su se’ stessa, a mostrare ora la facciata, ora l’interno. Continuava a girare. L’interno della casa è fatto di molte scale e stanze diverse, quindi, a seconda di dove stavano i cantanti,  metà del teatro non riusciva a vederli. Non mi lamento per me, io avevo un posto ottimo e riuscivo a vedere tutto, ma, ancora una volta, ci troviamo di fronte una produzione fatta per il DVD e non per il teatro. Ah, naturalmente l’azione è spostata ai giorni nostri, per nessuna ragione comprensibile. I cattivi sono vestiti di nero e i buoni di bianco (originale!), fino all’estremo che, quando Eduige cambia squadra, si toglie i guanti neri e ne ha un paio bianchi sotto. Volevo vomitare. Bertarido è vestito come un impiegato del catasto, mentre tutti i cattivi sono vestiti come Mandrake: frac, cappello a cilindro, mantella nera. Rodelinda sfoggia una serie di vestiti da sera bianchi. Niente di eccessivo, ma tutto assolutamente casuale, senza idee, significato, niente.

L’unica idea riconoscibile era il figlio di Rodelinda e Bertarido, testimone muto di tutta la storia, a volte partecipando alla scena, a volte nascosto sotto il tavolo, o da altre parti. E’ un bambino terrorizzato e traumatizzato dagli eventi, e ha visioni di figure spaventose, spettri che rappresentano i vari personaggi della storia, che lo tormentano e lo assillano. L’attore era un uomo adulto piccolo, Fabián Augusto Gómez, che recitava vestito da bambino, bravissimo.

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L’orchestra era diretta da Ivor Bolton, che è un genio assoluto. Riesce a estrarre così tanti colori dall’orchestra, le dinamiche sono sempre intelligenti e pensate, e la sua intesa con i musicisti e i cantanti è evidente. Il clavicembalista David Bates ha fatto faville, gli ottoni dolci, intonati, l’oboe sicuro e autorevole, una meraviglia!

Rodelinda era Lucy Crowe, che a questo punto ho sentito diverse volte, ma ancora non riesco a farmi un’idea precisa. La voce è adatta al repertorio, e ha volume e presenza sufficienti. E’ una cantante musicale e intelligente, e ha degli acuti pianissimo da morirci sopra. Ma c’è qualcosa nella sua voce che non mi convince, e non riesco a capire esattamente cosa sia. E’ qualcosa nel timbro: ha degli armonici che non mi piacciono. Ma non statemi mica a sentire eh, è bravissima. La sua Rodelinda è stata forte e dolce allo stesso tempo, molto convincente.

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Bejun Mehta era Bertarido! Sicuramente una delle ragioni del mio viaggio, volevo sentirlo ancora dopo che mi era piaciuta così tanto in Jephtha. E’ uno dei miei controtenori preferiti (anche se alcuni maligni dicono che cambio controtenore preferito più spesso delle mutande). La parte di Bertarido è sicuramente più difficile di quella di Hamor in Jephtha, e Mehta le ha reso giustizia, ma in certi punti chiaramente non era a suo agio. Alcuni acuti erano un pochino tirati, alcuni lui li ha (saggiamente) ammorbiditi per mantenere l’assetto della voce. In Vivi tiranno era un po’ al limite, con la coloratura. A dir la verità, quell’aria è un po’ troppo, per un controtenore, un po’ come Con l’ali di costanza in Ariodante, ci vuole proprio una donna. Oppure Fagioli, ma divago. Vivi tiranno è stato uno dei picchi della serata: Mehta è venuto sul bordo del palco, proprio di fronte a Bolton, che era messo un po’ più alto del solito, nella bua, ed è stato come un duetto tra loro. Bolton gli parlava, dirigeva solo lui, lo rassicurava, come un allenatore con un ginnasta durante un esercizio difficile. Molto bello. Il risultato è stato brillante. Nelle arie di lamento l’interpretazione di Mehta è stata commovente: la migliore caratteristica della sua voce è la varietà ei colori (i controtenori tendono a essere un po’ monocromi), la sua tavolozza è notevole, e la usa meravigliosamente, nelle parti liriche.

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Bejun Mehta

Un altro controtenore di grido cantava Unulfo: Lawrence Zazzo. La sua voce è più monocroma  di quella di Mehta, ma molto naturale e ben impostata, è stato bravissimo! La coloratura gli viene facilissima, e aveva almeno tre arie molto difficili. Grance presenza scenica.

Eduige era Sonia Prina, una delle mie cocchine! Adoro la sua voce. Lo so, non è perfetta, ma ha il tipo di imperfezioni che mi fanno impazzire. La sua voce di contralto è profonda e molto sonora, e la coloratura e ‘fantastica. Mi ricorda Daniela Barcellona: il gusto, il piacere del canto, la faccia tosta, l’assenza di paura.

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Sonia Prina

Grimoaldo e Garibaldo non pervenuti. A essere onesti Umberto Chiummo ha più o meno fatto la sua parte, come Garibaldo, a parte qualche svarione di intonazione, e la sua voce non è troppo caratterizzata. Jeremy Ovenden, che cantava Grimoaldo, è un bravo tenore, con una voce molto acuta e agile, ma mentre cantava continuavo a pensare: 1. perché non c’è Richard Croft o Mark Padmore a cantare questa parte? 2. perché Juan Diego Flórez non canta sta roba, invece di quelle nenie francesi insopportabilmente noiose? Ah, saperlo!

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