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Di solito non scrivo recensioni di opere che vedo in TV, o in DVD, ma questa volta voglio fare un’eccezione. L’Opéra national de Lorraine à Nancy ha presentato una messa in scena di Semiramide, di Rossini, diffusa sul sito di Culturebox l’11 maggio (grazie!). Semiramide è un lavoro monumentale; è considerata l’ultima opera barocca, e rappresenta un ostacolo difficile da scalare per i cantanti: almeno i quattro cantanti principali devono affrontare una partitura difficilissima, con una coloratura impossibile, dettagli interpretativi intensi, e, semplicemente, un ammontare di musica assurdo.

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Franco Fagioli (Arsace) e Salome Jicia (Semiramide)

Per capire la scelta di Nancy, dobbiamo fare una digressione storico-musicale. Nel periodo barocco, i divi della scena operistica erano i castrati: uomini la cui pubertà era impedita dalla rimozione dei testicoli in età infantile, e crescevano come uomini con voci molto acute, simili a quelle femminili. Stando alle testimonianze dell’epoca, la voce di un castrato ha la potenza maschile (simile a una tromba), accoppiata alla tessitura femminile, con note molto acute, e questo rendeva la loro arte unica e affascinante. Divennero famosissimi nel mondo dell’opera del ‘700, cantando ruoli maschili (eroi, guerrieri, condottieri). Il gusto del pubblico iniziò a cambiare verso la fine del secolo, e, arrivati all’inizio dell’Ottocento, il loro declino era già evidente. I compositori smisero di scrivere ruoli per loro; l’ultimo fu in un’opera che aprì nel 1824, ma era già fuori moda.

Per molti anni (secoli), i ruoli per castrato furono cantati da donne: ogni volta che si dava un’opera barocca, contralti e mezzo-soprani prendevano i ruoli dei castrati, cantando con la voce giusta e il corpo sbagliato. Oggigiorno, abbiamo i controtenori: uomini con tutte le loro cosine al posto giusto, che cantano in una tessitura femminile, usando diverse tecniche, tutte che comportano un qualche tipo di uso del falsetto. Alcuni sono bravissimi; cantano opere barocche e, sebbene la loro voce sia probabilmente piuttosto diversa da quella dei castrati, riescono a dare una testimonianza filologicamente corretta di questa pratica.

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Franco Fagioli (Arsace)

Dopo il declino dei castrati, il pubblico di inizio Ottocento era tuttavia abituato a vedere un eroe con una voce molto acuta, e questo portò a tutta una serie di personaggi operistici maschili, scritti però per voce acuta, che non furono mai cantati da un castrato (nessuno li voleva più vedere in scena), ma da donne.

Entra Rossini.

Rossini scrisse una sola opera per castrato: Aureliano in Palmira, nel 1813, per l’ultimo esponente dell’età dell’oro dei castrati, Giambattista Velluti. Poi scrisse alcuni dei suoi capolavori per cantanti donne in ruoli maschili: Tancredi (1813), Falliero in Bianca e Falliero (1819), Malcolm in La donna del lago (1819), Otello, scritto per tenore, ma cantato anche da Maria Malibran (1816), e Arsace in Semiramide (1823). Arsace è uno dei ruoli più belli scritti da Rossini, che lo creò per il contralto Rosa Mariani. Marilyn Horne diede nuova vita a questo ruolo meraviglioso durante la cosiddetta Rossini renaissance (il rinascimento rossiniano) negli anni 1980, in una famosissima produzione con June Anderson e Samuel Ramey, e poi lo cantò di nuovo con Joan Sutherland nel ruolo principale. Ewa Podles fu Arsace con la Semiramide di Mariella devia negli anni ’90, e così via fino alla stupenda interpretazione di Daniela Barcellona in una produzione a Monaco con Joyce Di Donato, Alex Esposito e Lawrence Brownlee. Arsace non fu mai cantato da un castrato. Mai. Il ruolo fu pensato e realizzato per una donna.

Entra Franco Fagioli.

Fagioli è un controtenore molto speciale. Ha una tecnica particolare, molto simile a quella di Cecilia Bartoli; anche il suo timbro ricorda quello della Cecilia nazionale. Ha avuto un enorme successo nel repertorio barocco e antico (si veda la mia recensione di Eliogabalo a Parigi), e la sua voce ha molte qualità tipiche del bel canto.

E arriviamo a Nancy, dove l’ Opéra national de Lorraine ha deciso di mettere su una Semiramide con Fagioli nel ruolo di Arsace. Il risultato è stato molto deludente. Il ruolo è semplicemente troppo difficile per lui; non è a suo agio in questa musica, non ha lo stile giusto, e non riesce ne’ a recitare ne’ a cantare Arsace in maniera convincente. Lo abbiamo sentito spingere molto nel registro basso, e il registro acuto ne ha pagato le conseguenze, perdendo brillantezza. Sarò onesta: la coloratura era spettacolare, come sempre, e così anche molte delle dinamiche. Gli acuti erano un po’ più un terno al lotto, alcuni ottimi, altri molto stiracchiati. Fagioli ha un’ottima proiezione, ma, nei momenti d’insieme, veniva inghiottito dal resto dei cantanti, e dall’orchestra. I controtenori non hanno la presenza vocale necessaria a perforare la tessitura di un’orchestra a pieno ritmo. Sembrava veramente al limite delle sue (incredibili) capacità, e il risultato musicale non è stato molto buono. Appariva anche molto stanco, respirava affannosamente, e in certi punti mi è sembrato sull’orlo del collasso fisico.

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Fabrizio Beggi (Oroe), Matthew Grills (Idreno) e Nahuel Di Pierro (Assur)

Tutto ciò, in se’, si potrebbe depennare come un malriuscito tentativo da parte di un teatro d’opera di seconda categoria di fare qualcosa di strano, ma, al contrario, è il segnale di una tendenza molto più generalizzata, nel mondo operistico. Come dicevo prima, per molto tempo i ruoli barocchi e pre-barocchi originariamente scritti per castrato furono cantati da donne, finche’, negli ultimi 30 anni o giù di lì, abbiamo visto l’ascesa dei controtenori. Quando i controtenori divennero una “cosa seria”, cioè smisero di essere un fenomeno da baraccone, e reclamarono il loro giusto ruolo sul palcoscenico, la tendenza culturale dominante diventò “le donne sono fuori, i controtenori sono dentro”. I teatri d’opera di tendenza chiamavano controtenori in ruoli barocchi, e meno spesso mezzo-soprani. Tutto ciò mi sta benissimo, finché si parla di barocco. Il problema è che ora vedo una preoccupante tendenza a rimpiazzare le donne con uomini anche in ruoli che non sono stati scritti (ne’ mai rappresentati) da uomini.

Da buona veterofemminista accanita, non posso non interpretare questo fatto come un vile tentativo, da parte degli uomini, di scalzare le donne da una nicchia in cui sono state enormemente di successo, nei secoli. E non sto dicendo che i controtenori stessi sono i nemici. E’ più che vedo una tendenza generalizzata “gli uomini sono fighi, le donne sono passé”. E’ questa idea culturale, a essere il nemico.

Sto esagerando? Vediamo. Nella prossima stagione, l’ Opéra de Lausanne presenta una produzione di La donna del lago dove il ruolo di Malcolm sarà cantato da Max Cencic, e una produzione di La clemenza di Tito, dove Sesto sarà Yurij Minenko. Cencic e Minenko non sono nemmeno lontanamente bravi come Fagioli, e sono molto più lontani dal belcanto di lui. Già si sono visti, in teatri minori, controtenori cantare Cherubino ne Le nozze di Figaro. E’ sbagliato, e mi manda in bestia. Questi ruoli non furono mai scritti per un uomo, e i controtenori non si sentono, attraverso l’orchestra, in queste parti.

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Franco Fagioli (Arsace) e Salome Jicia (Semiramide)

Tornando alla Semiramide di Nancy, Salome Jicia cantava il ruolo principale. Si è formata all’Accademia Rossiniana a Pesaro, e l’ho già sentita ne La donna del lago l’anno scorso. Era l’unica cantante in scena che avesse un’idea di come si canta Rossini: aveva l’intento e lo stile giusti. Il ruolo è troppo difficile per lei: è molto giovane, e un ruolo così arduo non è ancora alla sua portata. Annaspava, in molti punti.

Il resto del cast era terrificante. Nahuel Di Pierro ha una voce ragionevolmente bella, ma gli manca l’agilità necessaria per cantare Assur. Matthew Grills, nel ruolo di Idreno, aveva anche lui una coloratura difficoltosa, e la sua voce tendeva a spampanarsi nel registro alto. Fabrizio Beggi, come Oroe, era semplicemente stonato. Stonati anche gli archi dell’orchestra, in molti punti; la compagine orchestrale ha dato una prova pallida e poco incisiva.

Un disastro.

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3 pensieri riguardo “Menu del giorno: Semiramide con Fagioli

  1. Sai cosa penso? Che questo sia uno dei vari mezzucci che teatri di categoria medio-bassa escogitano, oggi che le regie “scandalose” non fanno più notizia, per richiamare su di sé un po’ di attenzione e vendere quattro biglietti in più. Che queste scelte vengano spacciate per “filologiche” è solo un’offesa per i filologi veri, e che ci siano cantanti che accettano di coprirsi di ridicolo in questa maniera depone solo a sfavore del loro raziocinio.
    Ci toccherà forse adattare ad altre categorie la famosa battuta che Tullio Serafin disse a un ignoto cantante: “va bene che tutti i (contro?)tenori sono stupidi, ma lei esagera!”.

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  2. Pardon, una precisazione: Marilyn Horne (ovvero La-Più-Grande-Cantante-Della-Storia-E-Non-Provate-Nemmeno-Ad-Asserire-Il-Contrario-Tanto-Non-Cambio-Idea) cantava Arsace già negli anni Sessanta a fianco della Sutherland, l’ha poi cantato ad Aix con la Caballé e infine al Metropolitan con la Anderson. Avrebbe dovuto in fine carriera cantarlo anche alla Fenice con la Devia e io naturalmente ero lì debitamente genuflesso, ma alla fine rinunciò e annullò tutte le recite.

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    1. Eh, finche’ rimangono solo i teatri di levatura medio-bassa, ci so puo’ anche stare, ma gia’ quest’anno abbiamo visto all’Opera de Paris Yurij Minenko cantare il ruolo di Lel nella Sneguročka di Rimskij-Korsakov, ruolo scritto e sempre interpretato da un mezzo-soprano.
      Ora, la profanazione di Rimskij-Korsakov, con tutto il rispetto, non scatena in me le stesse reazioni violente di quella di Rossini, e quindi mi preoccupo meno, ma la tendenza e’ li’, chiara, e sta arrivando anche ai teatri maggiori.

      Secondo me Fagioli ha veramente fatto una cretinata, pero’ va detto che:
      1. lui ama veramente Rossini, non e’ stata solo un’operazione di marketing, per lui, e
      2. non e’ lui il nemico, come dico anche nel mio post.

      Infine, non posso che accodarmi alla tua definizione di Marilyn Horne, (che e’ in effetti stata la piu’ grande cantante della storia), e cospargermi il capo di cenere per aver male riportato la sua storia nel ruolo di Arsace. La versione con la Anderson per me e’ stata LA Semiramide, per anni, finche’ non ho visto quella a Monaco in febbraio, che mi ha veramente tolto il fiato.

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