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I miei fedeli lettori avranno notato che, sebbene io viaggi per tutta Europa a vedere le opere più oscure, finora ho attentamente evitato Wagner. Il mio atteggiamento verso la sua musica è sempre stato quello descritto da Woody Allen: “Non riesco ad ascoltare Wagner, mi viene voglia di invadere la Polonia.” Mi è sempre sembrato “troppo”. Si prende troppo sul serio, crede troppo fermamente che la sua musica sia importante. Le opere sono troppo lunghe, i ruoli troppo difficili. Troppe note.

Quindi, quando la mia collega e amica Anna mi ha suggerito di comprare con lei i biglietti per il Ring, un anno fa, mi sono quasi messa a ridere. Per chi non sa cosa sia il Ring: L’anello dei nibelunghi in italiano, è un lavoro monumentale, un ciclo di 4 opere, per un totale di 16 ore di musica, basato su bizzarre leggende nordiche. In qualche modo Anna mi ha convinto (Nina Stemme canta Brünnhilde!!) e, onestamente, ho pensato fosse l’occasione perfetta per provarci. Stemme mi piace veramente molto, e se non vado a vedere un Ring quando lo fanno a casa mia, quando mai ci andrò?

Ho comprato i biglietti, e la settimana scorsa sono andata! I miei amici di Twitter hanno seguito gli sviluppi, che ho twittato in diretta sotto l’hashtag #MyFirstRing, quindi sanno già cos’è successo. Ma andiamo con ordine. Mi sono preparata. Ho ascoltato tutte le opere, le ho guardate su YouTube (Bayreuth 1980, direttore Boulez, con sottotitoli in inglese), perché a questo punto della mia vita so che se ci si prepara poi l’esperienza è più godibile. Mentre guardavo su YouTube mi sono resa conto che sarei probabilmente sopravvissuta. La musica, in effetti, è assolutamente meravigliosa, e pensavo che sarei riuscita a uscirne viva.

Non ero preparata a quello che mi sarebbe successo.

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Fricka (Katarina Dalayman)

Una premessa. Tonnellate di libri sono stati scritti sull’anello dei nibelunghi di Wagner (il mio collega Hannes dice che l’unica persona su cui sono stati scritti più libri di Wagner è Gesù), quindi sono certa che qualunque cosa io dica qui, è già stata detta e/o confutata un milione di volte. Chiunque conosca Wagner troverà le mie considerazioni ingenue e poco interessanti. Pazienza.

La trama è estremamente bizzarra. Ci sono dei, nani, giganti, draghi, uccelli parlanti, eroi, Valchirie, sirene del Reno. Anelli maledetti, spade magiche, mele d’oro che danno eterna giovinezza, pozioni che fanno dimenticare il vero amore. Gli dei non sono furbissimi, gli eroi fanno cose raccapriccianti. La scala di valori di queste creature è antica e incomprensibile, e spesso francamente orribile. Mi ha ricordato la Bibbia.

La cosa più notevole della musica di Wagner è il flusso. È come un’inondazione: un muro di musica che ti colpisce, ti solleva, e ti porta con sè. Inutile resistere: la sicurezza e l’autostima di Wagner sono trascinanti. La musica comunica un’assoluta certezza del proprio valore e della propria importanza: la sola arroganza di Wagner è più che sufficiente a travolgere. Non si ferma mai, non c’è mai un punto in cui si possa anche solo pensare di applaudire a scena aperta.

L’assurdità della trama si scontra brutalmente con questo senso quasi sacro che la musica comunica. Questo scontro, in qualche modo misterioso, invece di detrarre, aumenta il senso di profondo significato spirituale del lavoro artistico. Forse è proprio la stranezza “biblica” della trama: la storia è, e si presenta come il risultato di innumerevoli antiche leggende stratificate, una sopra l’altra in una confusione incoerente, esattamente come la Bibbia. Questo tipo di incoerenza risuona nella nostra cultura come profetico e sacro. L’incredibile musica di Wagner fa il resto, e il risultato è un senso di sgomento, di timore reverenziale, il senso di essere testimoni di un evento dal profondo significato filosofico.

L’oro del Reno

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Le fanciulle del Reno (Vivianne Holmberg, Susann Végh, Johanna Rudström)

Questo è il prologo della storia, un’opera di “sole” 2 ore e mezzo di musica, in un colpo solo! Niente intervalli. Il nano nibelungo Alberich ruba l’oro conservato dalle fanciulle del Reno, e forgia un anello magico potentissimo. Nel frattempo Wotan, il capo degli dei (una sorta di Giove nordico), assolda due giganti per costruire il suo palazzo (Il Valhalla), promettendo la sorella di sua moglie come pagamento. Non ha *veramente* intenzione di dare sua cognata ai giganti, ma non ha un piano B, e pensa vagamente che le cose in qualche modo si sistemeranno (non è un fulmine di guerra, ‘sto Wotan). I giganti arrivano a pretendere Freia come pagamento, e la moglie di Wotan si inferocisce, ovviamente. Quindi Wotan ruba l’oro e l’anello ad Alberich, e li dà in pagamento ai giganti invece di Freia. Alberich fuori di sè dalla rabbia maledice l’anello. Immediatamente uno dei giganti uccide l’altro (la maledizione!). Erda, una sorta di dea Cerere, la “madre Terra”, arriva e mette in guardia Wotan: l’anello è pericoloso. Gli dei vanno a vivere nel Valhalla. Io sono riuscita a rimanere sveglia per quasi tutto ciò, eccetto un breve pisolino nella seconda scena (Loge non la finisce più). Non mi guardate male: qualche pisolino in Wagner è ammesso.

Finita l’opera mi sono resa conto che avevo un po’ trattenuto il respiro, una sensazione che ho provato raramente. Wotan era un cantante bravissimo, John Lundgren, con una bella voce e grande presenza scenica. La sua recitazione lo ha reso un dio-capo molto credibile. Tutti gli altri cantanti erano veterani della Kungliga Operan di Stoccolma, alcuni meglio di altri, ma globalmente un cast assolutamente solido.

Ho difficoltà a giudicare l’orchestra, perché non conosco bene la musica. L’impressione generale è stata buona: la dimensione del lavoro è talmente monumentale che i musicisti (e i cantanti!) meritano rispetto anche solo perché arrivano in fondo. Gli ottoni hanno una parte molto prominente nella musica di Wagner, e non erano sempre perfetti. Ma, di nuovo, suonare gli ottoni è difficile! È come ballare nudi in pubblico per 16 ore, prima o poi qualcosa di sgradevole si mostra. Sì, lo so, i Wiener Philarmoniker sono perfetti, ok. La mia sensazione è stata che abbiano fatto un buon lavoro, il direttore Marko Letonja è riuscito a portare avanti la baracca, e la musica è così bella che alla fine è andata bene.

Quindi sono uscita da L’oro del Reno completamente euforica, e pronta per il resto!

La Valchiria

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Le Valchirie (Sara Olsson, Susanna Stern, Monika Mannerström Skog, Johanna Rudström, Nina Stemme, Angela Rotondo, Marie-Louise Granström, Kristina Martling, Katarina Leoson).

Tra la prima e la seconda opera, Wotan corre la cavallina. È ossessionato dall’anello, e lo rivuole (buongiorno, Tolkien), ma non può rubarlo a Fafner, il gigante, perché ha firmato un contratto con lui, e il suo potere divino è basato sui contratti e sui trattati: se viola un contratto, perde il potere. Per ottenere altre informazioni sull’anello da Erda (la dea madre Terra, che sembrava saperne qualcosa) la seduce e con lei fa non una, ma NOVE figlie, le Valchirie, vergini guerriere che cavalcano con i loro magici destrieri per i cieli, raccogliendo gli eroi morti dai campi di battaglia per portarli nel Valhalla. Wotan ha anche sfrucugliato con una qualche donna mortale (sconosciuta e senza nome) da cui ha avuto due gemelli: Siegmund e Sieglinde. Ha vissuto con loro sulla terra, andando in giro per il mondo con Siegmund, sperando di fare di lui l’eroe che avrebbe riconquistato l’anello sconfiggendo Fafner. Nel frattempo, Sieglinde è stata rapita e costretta a sposare un cretino qualsiasi (Hunding), ma di questo Wotan non sembra preoccuparsi troppo. (Cioè, sei il dio più potente di tutti, violentano e rapiscono tua figlia, e tu non fai NIENTE? Complimentoni, Wotan.) Tutto questo succede prima che si alzi il sipario.

L’opera si apre con un Siegmund adulto che sta scappando da dei nemici, e si rifugia in un giardino. La padrona di casa esce, lo rifocilla, e si innamorano perdutamente. Lei non è altri che Sieglinde, sua sorella: i due se ne rendono conto, parlandosi, ma ormai gli ormoni sono a palla, lui la chiama “sorella e sposa” e via che si va. A parte gli scherzi, questa scena d’amore è la più bella di tutta la storia dell’opera. Wagner riesce a catturare l’istante in cui due persone si innamorano, e lo comunica in musica con un’intensità che non ho mai sentito. Non c’è gelida manina, non c’è croce e delizia, non c’è Dio che nell’alma infondere, che tengano. Niente di simile. Sono uscita dal primo atto in un fiume di lacrime.

Siegmund era Michael Weinius, un bravo tenore con una vera voce wagneriana (per quel che ne posso sapere io); ha cantato Wagner nei più grandi teatri europei. Il suo Wintersturme è stato forte e tenero, la voce ha acuti facili ed è molto comunicativa. La sua Sieglinde è stata una sorpresa fantastica. Cornelia Beskow è molto giovane, ed è bravissima, la devo seguire. Il colore è profondo, il metallo purissimo, e ha un volume enorme! Gli acuti spettacolari, e legato perfetto. La vedrò come Tat’jana nell’Onegin a Stoccolma, non vedo l’ora! È anche molto bella, una Sieglinde perfetta.

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Hunding (Lennart Forsén) e Sieglinde (Cornelia Beskow)

Nel secondo atto, Wotan sta parlando con la sua Valchiria preferita, Brünnhilde, su come difendere Siegmund durante l’imminente duello con il marito di Sieglinde (Hunding), ma poi finisce per promettere a sua moglie Fricka che invece lascerà morire Siegmund. Fricka è la protettrice del matrimonio (buongiorno Giunone), e vuole che Siegmund e Sieglinde siano puniti, e Hunding vendicato. Tra l’altro, non è che proprio sia felice del fatto che Siegmund e Sieglinde esistano, visto che suo marito li ha avuti da un’altra donna. Wotan, devo dire, si mostra molto debole e confuso qui: il suo potere viene dai trattati e dai contratti, ed è un negoziatore pessimo. Quindi richiama Brünnhilde, le dice “contrordine, compagni”, dobbiamo lasciar morire Siegmund. Brünnhilde capisce che questo non è il suo desiderio vero, e finisce per difendere Siegmund comunque (anche perché si piglia una cottarella per lui). Wotan arriva e distrugge la spada magica di Siegmund, così che Hunding lo riesce a uccidere.

Terzo atto. Brünnhilde salva Sieglinde (che ovviamente è incinta di Siegmund) e corre a rifugiarsi presso le sue sorelle, ed è qui che c’è la cavalcata delle Valchirie, forse il pezzo di musica classica più famoso al mondo, che, in contesto, è assolutamente meraviglioso. Le Valchirie sono sconvolte dal fatto che Brünnhilde ha disobbedito a Wotan, si rifiutano di aiutarla, Wotan arriva incazzato nero e punisce Brünnhilde togliendole la divinità, lasciandola una donna mortale, senza difesa, in balia di qualunque uomo che la voglia. Poi decide che così è troppo, quindi la fa sprofondare in un sonno profondo, su una roccia circondata da un fuoco magico, così che solo un eroe possa arrivare a svegliarla (buongiorno, Bella Addormentata), e non qualunque idiota che passa di lì.

Il finale di Die Walküre mi ha devastato. La scena tra Brünnhilde e Wotan è così emotiva, così intensa, è semplicemente troppo. Sto cretino lascia la sua bambina in pericolo, però la ama, è disperato, ma non riesce a comportarsi ammodo. L’abbandono di Brünnhilde mi ha bruciato l’anima.

Nina Stemme è stata superba. La sua voce è perfetta per Brünnhilde, ha tutta la gamma di emozioni, è forte e potente, dolce e fanciullesca, saggia e sciocca. Tutto allo stesso tempo. Che cantante!

Sigfrido

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Siegfried (Lars Cleveman) e Wotan (John Lundgren)

Tra la seconda e la terza opera, Sieglinde ha dato alla luce il figlio suo e di Siegmund: Siegfried (Sigfrido). È morta di parto, e Sigfrido è stato allevato dal nano nibelungo Mime, il fratello di Alberich. (Alberich è il nano che ha fatto l’anello ne L’oro del Reno). Le motivazioni di Mime non sono del tutto filantropiche: ha allevato Sigfrido sperando che, una volta adulto, possa sconfiggere Fafner (che nel frattempo si è trasformato in un drago), e recuperare l’anello, che Mime spera di accaparrarsi. L’opera inizia con un Sigfrido adolescente che ri-forgia la spada magica di suo padre (distrutta da Wotan ne La Valchiria), tratta Mime come un cane, e in generale si comporta come uno stronzo.

Uno dei problemi è che Sigfrido è un adolescente, ma vedere un cinquantenne con la panza che si comporta come un adolescente fa venire il nervoso. Comunque, Sigfrido uccide Fafner, il drago, uccide Mime, si prende l’anello e un elmo magico. Lascia l’oro nella caverna di Fafner, e, seguendo un uccellino che gli racconta la storia di una bella fanciulla addormentata su una roccia, va a cercare Brünnhilde per svegliarla.

Wotan lo sta aspettando vicino alla roccia. Sigfrido attacca e distrugge la lancia di Wotan, simbolo del suo potere, passa attraverso il fuoco magico e sveglia Brünnhilde con un bacio (buongiorno, Biancaneve). Si innamorano immediatamente, e questa è la seconda scena d’amore migliore della storia dell’opera, dopo Siegmund e Sieglinde. La musica è incredibile. Ovviamente, ho pianto.

Lars Cleveman era Sigfrido, mi è piaciuto molto. È una parte difficile, molto alta, sempre cantata di forza, è molti difficile non abbaiare, e lui ha fatto un buon lavoro. Bravissimo col martello!

Il crepuscolo degli dei

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Siegfried (Lars Cleveman) e Gutrune (Sara Olsson)

Questo è il capitolo finale, l’opera più lunga delle quattro (cinque ore e quaranta, con gli intervalli). Sigfrido e Brünnhilde vivono felici e pazzamente innamorati. Lui “va a lavorare”, che in questo mondo significa che, essendo un eroe, va alla ricerca di non specificati atti eroici da compiere. Arriva nel palazzo dei governanti del popolo dei Gibichung, Gunther e il suo fratellastro Hagen, figlio di Alberich, il nibelungo. Qui la storia diventa veramente assurda. Sigfrido e Gunther, non si capisce perché, stringono un patto di fratellanza col sangue. Gutrune, sorella di Gunther, dà da bere a Sigfrido una pozione che gli fa dimenticare di aver mai conosciuto Brünnhilde, e lo fa innamorare di Gutrune stessa. Gunther vuole Brünnhilde come moglie (ne ha sentito parlare, e tanto basta) e Sigfrido fa:” Ma certo, fratello! Mi travesto come te, e vado a violentare e rapire Brünnhilde e te la porto come sposa.” Usa il suo elmo magico per prendere le sembianza di Gunther, e porta a termine il progetto. Brünnhilde è ovviamente terrorizzata e sotto shock. Arriva al palazzo, dopo essere stata rapita da “Gunther” e trova Sigfrido che si sta sposando con Gutrune. Per farla corta, Hagen uccide Sigfrido (che, col suo ultimo respiro, ricorda Brünnhilde e il suo amore per lei) e Brünnhilde si immola sul suo rogo funerario. Gunther e Hagan vengono anch’essi uccisi nel casino seguente. Il fuoco del rogo sale fino al Valhalla e lo brucia, con tutti gli dei all’interno. E l’anello? torna alle fanciulle del Reno, le legittime proprietarie. Alberich non pervenuto.

La scena finale, dopo la morte di Sigfrido, è incredibile. Brünnhilde domina la scena, cantando, sola, pianificando di immolarsi, e Stemme è stata fuori dal mondo, magnifica. È intensa e bellissima (sì, ho pianto di nuovo).

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Gunther (Ola Eliasson), Brünnhilde (Nina Stemme) e Siegfried (Lars Cleveman)

Ma qui voglio sottolineare un punto debole di tutta questa vicenda. Sigfrido dovrebbe essere un grande eroe, la musica chiaramente ci dice che lo è, ma seriamente, non lo è mica. Nell’opera che porta il suo nome è un insopportabile adolescente un po’ stupido, e ne Il crepuscolo degli Dei si comporta come un criminale. Anche tenendo conto della differenza di sensibilità morale e di valori rispetto alla nostra di adesso, ma com’è possibile che lui inganni e rapisca Brünnhilde in maniera così crudele? Anche se si è dimenticato chi è, in che modo questo comportamento è “eroico”? E perché lui si fida e si affida a questi Gibichung in maniera così totale? Li ha appena conosciuti! Non sta in piedi.

Dopo la morte di Sigfrido, Wagner ci regala una marcia funebre spettacolare. È tutto ciò che si può desiderare in una marcia funebre di un eroe: splendida, pomposa, emotiva. La ricca tessitura orchestrale travolge e trascina in un senso di lutto profondo per Sigfrido. Ma il Sigfrido raccontato nella storia non lo merita. Il lutto è per un’idea di eroe che è ben delineata dalla musica, ma assente nella trama.

In somma delle somme, sono diventata wagneriana o no? Lo vedremo. Per ora sto seriamente considerando il Ring a Monaco nel 2018, con Kaufmann come Siegmund e di nuovo Stemme come Brünnhilde. Quello che è certo è che se aggiungo Wagner ai miei viaggi la mia vita e il mio conto in banca collasseranno come il Valhalla. Pregate Wotan per me.

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