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Evgenij Onegin è un’opera bellissima, che richiede due protagonisti solidissimi. All’Opera de Paris, l’altra sera, ce li avevamo, e il risultato è stata una rappresentazione meravigliosa. La super-diva Anna Netrebko ritorna al ruolo di Tat’jana, dopo il suo debutto solo qualche anno fa, e faccio sinceramente fatica a immaginare una cantante più adatta in questa parte. Nel primo atto Tat’jana è una ragazzina giovane e ingenua, che si innamora di Evgenij Onegin, appena conosciuto, e gli confessa il suo amore in una lettera.

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Peter Mattei (Onegin), Anna Netrebko (Tatjana), Pavel Černoch (Lenski) e Varduhi Abrahamyan (Olga)

La Netrebko ha circa 45 anni, quindi non ha l’aspetto di una ragazzina ingenua, ma riesce a interpretarla meravigliosamente. Nel primo atto ha sbiancato la voce, rendendola più leggera e argentina, rimuovendo gli armonici più scuri e più profondi. Non sono convintissima di questa scelta: la sua voce piena è assolutamente splendida, e questo sbiancamento un po’ artificiale interferisce con l’emissione – la mia amica di Twitter, Rossignol, ha sentito problemi di intonazione nel primo atto, e io sono convinta che questi problemi siano dovuti alla sua “soluzione” tecnica. E’ un’ottima attrice: diventa una ragazzina bionda e bellissima (i capelli biondi sulla Netrebko risultavano un po’ strani), innamorata per la prima volta, completamente sconvolta. Lo slancio passionale nella scena della lettera è degno di Tosca, perfino con la voce da ragazzina (quando arriva Tosca, Trebs?). Quando Onegin la rifiuta, facendole la lezioncina, con disprezzo, la sua umiliazione è palpabile. La scena è stata stupenda.

Naturalmente, la scena è stata stupenda anche a causa di Peter Mattei, che cantava Onegin, un cantante svedese che sentivo dal vivo per la prima volta. La sua voce ha un colore molto bello, ha una buona proiezione e un legato spettacolare. Non è un cantante passionale: la voce non comunica emozioni esplosive, e questo è perfettamente in linea col personaggio. Quando fa la lezioncina a Tat’jana, ammonendola a non esternare le proprie emozioni a sconosciuti in quel modo, la voce di Mattei è la perfetta personificazione del senso di superiorità. Il suo disprezzo per la campagnola che si è presa una cotta è evidente, nel colore un po’ freddo della sua voce.

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Varduhi Abrahamyan (Olga), Elena Zaremba (Madame Larina) e Anna Netrebko (Tatjana)

Anche nel duello con l’amico Lenski, che finisce per uccidere, l’interpretazione è perfetta: il suo modo di cantare comunica perfettamente il suo distacco, e il suo cinismo fatalista.

Nell’ultimo atto Netrebko è molto più a suo agio nel personaggio: Tat’jana è ora una persona in vista nell’elegante San Pietroburgo, la moglie di un principe, ammirata e stimata nei circoli aristocratici. Onegin, ormai ridotto alla caricatura di sé stesso, si rende conto di che occasione ha perso, scopre di amarla, glielo confessa, ma è troppo tardi. Tat’jana non butterà via la sua vita per lui.

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Monsieur Triquet (Raúl Giménez)

La voce di Mattei mostra il suo rovescio della medaglia nell'”arioso”, il punto in cui si rende conto di amarla, che riprende la melodia di Tat’jana nella lettera. La voce non comunica l a passione travolgente che il momento richiederebbe. Ma nel duetto seguente è un amante appassionato e convincente, la sua disperazione alla fine è commovente (e infuriante allo stesso tempo: ma quanto è cretino questo?).

La Netrebko è stata assolutamente perfetta in questo atto: ha scatenato la sua voce vera, regalandoci tutti i suoi armonici bronzei e profondi, lasciando che la voce di petto si mischiasse con quella di testa, fantastica. La corrispondenza fisica e vocale al personaggio era totale, ha cantato meravigliosamente. Quando cantano insieme “La felicità era così vicina… così vicina”, ripetendo tak blizko, sempre più’ piano, le voci comunicano un desiderio disperato, è stato un momento molto commovente.

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Peter Mattei (Onegin) and Anna Netrebko (Tatjana)

Lenski era il tenore Pavel Černoch, una voce elegante, bella, solo troppo leggera per Lenski. Ha il look giusto, è un buon attore, l’emissione è ottima, globalmente, ma per mio gusto Lenski necessita di un po’ più di carne al fuoco, e un colore un po’ più scuro

Olga era una delle mie cocche: Varduhi Abrahamyan, ed è stata bravissima! La sua voce meravigliosamente scura si fonde molto bene con quella della Netrebko, e la sua interpretazione è stata dedicata e convincente. Mi piace moltissimo il colore della sua voce, e rimango sbalordita di come riesca a passare da Handel a Bellini, da Rossini a Čajkovskij senza battere ciglio. Grande musicista!

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Anna Netrebko (Tatjana) e Aleksandr Tsymbalyuk (il principe Gremin)

Il principe Gremin, marito di Tat’jana, ha un’unica aria, che è la più bella di tutta l’opera. Aleksandr Tsymbalyuk è stato bravissimo. La sua voce di basso è profonda e sicura, ed è riuscito a delineare il personaggio del maturo principe con un’interpretazione emozionante. Solo che è un po’ troppo bello e giovane per questo ruolo, avrebbero dovuto truccarlo per farlo sembrare più vecchio. Ma ragazzi, che voce. Lo avevo già sentito nel Boris Godunov, e qui mi è piaciuto anche di più.

I personaggi minori di Madame Larina (Elena Zaremba), Filipevna (Hanna Schwarz) e Monsieur Triquet (Raúl Giménez) completavano un cast molto competente; mi è particolarmente piaciuta l’interpretazione di Hanna Schwarz della vecchia nutrice.

La produzione era minimalistica, pochissimi oggetti sul palco; Tat’jana scrive la sua lettera appoggiandosi a una sedia, al pavimento, sul muro, perché non c’è scrivania. Il coro sta in scena solo per lo strettissimo tempo necessario a cantare: arrivano, cantano, se ne vanno, anche quando la trama richiederebbe un po’ di gente in scena. Per quanto sia grata al regista che non ha fatto cantare il coro fuori scena (come per disgrazia ho visto fare a Monaco in un Ballo in maschera), non ho capito il senso. Ah, il lampadario! C’era un lampadario GIGANTESCO nell’ultimo atto, a dominare la scena completamente. Impressionante!

Avevo già visto l’Onegin a Londra, un paio di anni fa, con Hvorostovskij, e mie ero molto emozionata. Questa volta l’intera faccenda mi ha lasciato un po’ fredda, e, dopo averne parlato con la mia tweep Rossignol, ho capito perché. E’ tutta colpa di Wagner. Ne vengo dal Mio Primo Ring, ed è troppo presto. La musica di Čajkovskij, subito dopo Wagner, mi è parsa un po’ superficiale.

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