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Un’altra opera di Rameau, a Berlino. La storia si basa sulla mitologia legata a Zoroastro, ed è, al solito nelle opere barocche, piuttosto confusa e poco sensata. Il re di Bactria muore lasciando due figlie, Amélite e Erinice, entrambe innamorate di Zoroastro. Lui ricambia Amélite, ed Erinice, infuriata per il rifiuto, si allea con l’arci-nemico di Zoroastro: Abramane, mago/sacerdote di un culto di tipo satanico, anch’egli innamorato di Amélite. Per tutta l’opera i buoni e i cattivi combattono, con alterne fortune, e alla fine il Bene trionfa.

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Copyright: Monika Rittershaus

La produzione di Tobias Kratzer era ovviamente allucinante: la lotta fra il Bene e il Male diventa una diatriba tra vicini di casa, che si contendono un pezzetto di prato. Il borghese Zoroastro e il proletario Abramane iniziano a litigare, la lite si intensifica, fino a diventare una vera e propria guerra. Abramane rapisce Amélite un paio di volte, Zoroastro la libera, finche’ alla fine Abramane rade al suolo il prato con la motofalciatrice e Zoroastro lo uccide a fucilate. La cosa più originale e interessante di questa cagata pazzesca (cit.) è che il popolo di Bactria è rappresentato dalle formiche che vivono nel prato. Queste formiche appaiono in video proiettate sullo sfondo (non in continuazione) e mostrano l’azione vista da loro: Erinice getta la cenere della sigaretta sul prato e le formiche sono avvolte da una nuvola nera, quando getta il mozzicone fa dei morti. L’idea non è male, però è un po’ poco, per tenere insieme tutta la rappresentazione. Inoltre, questa realizzazione fa sì che il coro canti quasi sempre fuori scena, e ciò non aiuta.

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Le formiche. Copyright: Monika Rittershaus

L’orchestra della Komische Oper suonava su strumenti moderni, con corde moderne, ma archetti barocchi, e accordava a 440.[1] Io la musica barocca su strumenti moderni faccio un po’ fatica a sentirla: la trovo confusa, poco precisa, e generalmente mi lascia un po’ di amaro in bocca. Secondo me il direttore Christian Curnyn ha fatto un ottimo lavoro, ma non è facile tirare fuori certi dettagli con gli strumenti sbagliati. Ottimo cembalo, ma non so il nome.

I due protagonisti principali, Thomas Walker come Zoroastro e Katharine Watson come Amélite, si sarebbero giovati dell’accordatura a 415. Entrambi facevano veramente fatica nel registro acuto. La Watson era veramente impiccata: la parte è molto alta, e i suoi acuti erano francamente stridenti, andando in peggio con il progredire della serata. Un gatto strinto all’uscio, come si dice a Pisa. Peccato, perché in altre occasioni l’avevo ammirata (Theodora e Hippolyte et Aricie), ma in entrambi i casi l’accordatura era a 415, e la parte in Hippolyte et Aricie era decisamente più bassa.

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Copyright: Monika Rittershaus

Walker era in seria difficoltà. Non ha un timbro da haute-contre, è “solo” un tenore acuto, di quelli che a ogni nota dici “oddio ora stecca” (un po’ stile Beczala). Poi non stecca eh, (al contrario di Beczala) ma un’ansia. Da’ sempre l’impressione di forzare molto, specialmente nelle parti più eroiche, dove, devo dire, il risultato finale non è male, perché questa “ansia da prestazione” rende molto bene l’eccitazione e l’impeto del momento, dando al personaggio una forza che un vero haute-contre probabilmente non riuscirebbe a dare. E lo stile non è male, devo dire. Però una fatica, credevo stesse per rendere l’anima al signore.

La coppia di cattivi, Abramane ed Erinice, ha invece brillato splendidamente. Sinceramente, i personaggi sono molto più interessanti e meno unidimensionali di Zoroastro e Amélite, e i due cantanti sono entrambi riusciti a dare un’interpretazione credibile e centrata. L’applausometro li ha premiati entrambi.

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Copyright: Monika Rittershaus

Nadja Mchantaf ha un soprano vellutato e morbidissimo, con acuti sicuri, forti e rotondi. La parte è leggermente meno acuta di quella di Amélite, credo, ma in realtà non sono mica sicura, controllerò (dove?).  Comunque lei era perfettamente a suo agio e si è anche potuta permettere di recitare, molto bene, come dicevo. La sua Erinice mostra tutti i dettagli, l’amore, il furore e il desiderio di vendetta che la divorano, il rimorso. Il suo suicidio finale è una delle invenzioni migliori del regista.

Il baritono Thomas Dolié come Abramane è stato uno dei trionfatori della serata. La voce è molto bella e morbida, e la sua interpretazione è stata una delle cose migliori. È veramente riuscito a dare un’immagine tridimensionale di questo sacerdote satanico: i suoi momenti di tenerezza per Amélite sono stati tra i picchi emotivi dell’intera rappresentazione. Bravo!

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Copyright: Monika Rittershaus

I personaggi minori erano tutti di livello: voci sicure, stile ottimo. Il coro, quando era costretto a cantare fuori scena, come “formiche”, non rendeva un granché, purtroppo. Ma ha avuto anche una parte più consistente, quando interpretava i guerrieri del Male: allora cantavano dai palchi di proscenio, e mi sono piaciuti veramente molto. Precisi, incisivi, globalmente molto buoni.

Insomma, io mi sono divertita, perché Rameau mi piace da matti, e sicuramente lo hanno rispettato e non rovinato. Però mi piacerebbe capire cos’è successo a Walker, l’avevo sentito qualche anno fa in Platée, sempre di Rameau, e mi era parso molto meglio….

[1] Per i neofiti: nel periodo barocco gli strumenti erano accordati meno acuti di ora, cioè il “La” aveva una frequenza molto variabile da luogo a luogo, ma sicuramente molto più bassa di ora. Oggigiorno tendenzialmente le orchestre barocche accordano con un La a 415hz, contro i 440hz usati per la musica più moderna, per rispettare la tradizione. Quindi, in pratica, se l’orchestra accorda a 415 il cantante canta mezzo tono sotto, rispetto a 440. (Si ringrazia Winckelmann per la precisazione.)

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2 pensieri riguardo “Zoroastre – Komische Oper

  1. Se posso precisare, il diapason in età barocca era variabilissimo e cambiava addirittura da città a città quando non da chiesa a chiesa (dipendeva dall’intonazione dell’organo a cui obbligatoriamente tutto il resto si doveva adattare). In Francia era normalmente ancora più basso del 415 che oggi teniamo come standard “barocco” e arrivava mediamente a 390. Ecco perché queste parti suonate a 440 risultano così acute: in originale stavano quasi un tono sotto. Comunque: beata te! Io adoro la Komische Oper!

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