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Ed eccoci di nuovo al ROF! Adoro Pesaro, e, anche se è solo il mio secondo anno, mi sento completamente a casa, qui. Torvaldo e Dorliska è una delle opere meno note di Rossini, e contiene molta musica già sentita in altre opere. La storia si svolge nel medioevo; i due protagonisti si amano, si sono appena sposati, quando un malvagio duca, il signore feudale della zona, li attacca, uccide il marito (o così crede) e cerca di rapire la moglie, che concupisce. Dorliska finisce nel castello del duca, Torvaldo arriva, il duca lo imprigiona e ricatta Dorliska (se sarai gentile con me, gli risparmio la vita). L’opera finisce con il popolo in rivolta contro il duca, un re non meglio specificato interviene, e gli amanti sono riuniti nel solito lieto fine.

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La produzione di Mario Martone era in costumi tradizionali, per una volta! Grazie! La scena era distribuita per tutto il teatro, con scale semoventi che uscivano dai palchi da cui scendevano cantanti, coro e comparse. Il tutto era molto divertente ed efficace, secondo me. L’insieme ne soffriva un po’, durante i concertati, perché alcuni cantanti ti erano molto vicini, e altri molto più lontani, però dava allo spettatore l’occasione di osservare alcuni cantanti MOLTO da vicino, ed è stato veramente interessante.

L’Orchestra Sinfonica G. Rossini ha fatto uno splendido lavoro, e la direzione di Francesco Lanzillotta mi è piaciuta molto. Veloce, brillante, leggera, grande polso durante i concertati. In generale, la produzione musicale è stata eccellente, in ogni comparto, sorretta da veri specialisti rossiniani.

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Carlo Lepore (Giorgio) e Nicola Alaimo (Duca d’Orlow)

Dorliska era Salome Jicia, già sentita l’anno scorso ne La donna del lago. E’ stata purtroppo l’anello debole della catena: la voce è bella, la coloratura brillante e sgranata, e ha eleganza e stile, ma non è un soprano! Non capisco perché abbiano scritturato un mezzo soprano in questo ruolo, era veramente stiracchiata. Alcuni acuti molto tirati, vicino allo strillo, e nei concertati, dove il soprano ha le note più alte, ovviamente, furiosamente veloci, picchiettate, la Jicia era veramente al limite della sua estensione (come dicevo, ho avuto occasione di vederla molto da vicino, in almeno una occasione). Sa cantare, quindi ha fatto bene: ha alleggerito il suono, cantando sul fiato, ma stava per morire. Non mi capacito.

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Nicola Alaimo (Duca d’Orlow) e Salome Jicia (Dorliska)

Torvaldo era Dmitry Korchak, che sentivo dal vivo per la prima volta. L’avevo sentito in registrazione urlare come un ossesso, quindi avevo basse aspettative, e invece mi ha piacevolmente sorpreso! la voce non è la più bella del reame, ma ha cantato con un’eleganza e una leggerezza che proprio non mi aspettavo. Ha acuti molto facili, e buona coloratura. Chi l’avrebbe mai detto?

La stella della serata è stato Nicola Alaimo, nella parte del malvagio Duca d’Orlow. Ho già avuto occasione di sentirlo come Don Bartolo nel Barbiere, a Parigi, è bravissimo. La voce è calda e morbida, con una coloratura quasi perfetta, grandi dinamiche, e poi è fantastico a interpretare il bullo violento. Il suo fisico imponente ovviamente lo aiuta, ma è la caratterizzazione psicologica a essere meravigliosa. Ha momenti di tenerezza, chiaramente pensa di essere innamorato di Dorliska, ma semplicemente non riesce a tollerare alcuna opposizione alla usa volontà, e usa ogni sorta di prevaricazione per arrivare al suo obiettivo. Alaimo è estremamente carismatico e riempie il palco, in ogni senso della parola.

Carlo Lepore era Giorgio, il servo tuttofare del duca, che cerca di aiutare gli sfortunati amanti e organizza la rivolta popolare contro il duca stesso, una sorta di Leporello. La sua voce di basso è tonante ed elegante allo stesso tempo, e ha l’accento comico giusto per la parte. Aveva il braccio sinistro al collo, e usava questo fatto come espediente teatrale. Grande interpretazione e ottima voce.

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Giorgio aizza i contadini alla rivolta

La sorella di Giorgio, Carlotta, era Raffaella Lupinacci, una voce scura e molto bella, con acuti ottimi! Merita una parte rossiniana di maggior spessore, spero di vederla come protagonista.

Filippo Fontana cantava la parte di Ormondo, il capo della guardia del duca; ha solo un’aria, in cui cerca di raccogliere una pera succosa e cade dall’albero: una sorta di parabola contro gli ambiziosi che troppo vogliono e nulla stringono (il duca, naturalmente). La voce non è  interessantissima, ma l’intenzione è giusta, ed è riuscito a cantare mentre cadeva a testa in giù dal pero, quindi ha meritato tutto il caloroso applauso che ha preso!

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