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Ne vengo da tre intensi giorni al festival di Salisburgo, è stato entusiasmante. La prima cosa che abbiamo visto è stata la Lucrezia Borgia di Donizetti, in forma di concerto, dove il mio amato Juan Diego Flórez ha debuttato come Gennaro. L’opera in forma di concerto mi piace molto, come forse ricorderete, perché detesto la gran parte delle produzioni in giro di questi tempi. In un concerto non ci sono distrazioni, e ci si può veramente concentrare sulla musica e i cantanti, invece di passare il tempo a chiedersi perché il protagonista è in una tuta spaziale, e c’è un branco di oche sul palco.

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Juan Diego Flórez

Ciò nonostante, questa non-produzione è riuscita comunque a irritarmi. In tutti i duetti (TUTTI) i due cantanti erano uno da una parte del direttore d’orchestra, e l’altro dall’altra. D’accordo, è un concerto, ma se i due cantanti non stanno vicini, e non si possono guardare per niente, questo toglie intensità alla rappresentazione, perché non riescono a stabilire nessun tipo di chimica tra loro. Nel trio del primo atto è stato quasi ridicolo: Alfonso e Lucrezia si sussurrano minacce sottovoce, mentre parlano a voce alta con Gennaro, ovviamente dovrebbero stare vicini! Invece Abdrazakov e Flórez erano da una parte, e Stoyanova dall’altra. Alfonso sussurrava a Lucrezia attraverso il podio del direttore. Non voglio dire che un’opera in concerto deve sempre essere in forma semi-scenica, ma ci sono cose che sono semplicemente stupide.

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Stoyanova e Flórez si sorridono da lontano

Iniziamo col dire che questa musica a Flórez gli sta benissimo: la sua tecnica belcantistica è fatta apposta per l’opera italiana del primo Ottocento. E’ stato stupendo. La voce ha una pienezza maggiore che nei suoi anni di gioventù, mentre l’eleganza e il fraseggio diventano sempre meglio. La sua perfezione nel chiudere ogni frase musicale dandole la forma giusta è miracolosa. Forse ha perso qualche sopracuto, ma comunque ha sparato un do diesis che ha tirato giù il teatro. Era brillante, sonoro e perfetto. La voce è agile ed eccitante come sempre. Spero davvero che esplori di più questo repertorio, Bellini, Donizetti, e anche Mozart. Non ne posso più delle lagne del romanticismo francese.

Lucrezia era Krassimira Stoyanova, anche lei al suo debutto. La sua voce è una delle più belle che si possano sentire oggigiorno, il colore è vellutato e rotondo, brillante negli acuti, perfettamente supportato nel registro di mezzo. Il suo legato è quasi magico, un solo flusso di bellezza ininterrotta. La sua perfetta tecnica di legato diventa quasi un ostacolo: la voce è agile, ma la coloratura non è mai sgranata, non ha la brillantezza solitamente associata a questo repertorio. E, naturalmente, non fa i sopracuti (non ho capito bene se non li ha, o non li vuole fare). Queste cose la rendono “poco eccitante” per alcuni ascoltatori. Non per me. Trovo la bellezza della sua voce assolutamente spettacolare, e meraviglioso il modo in cui aggira questi “difetti” e riesce a rendere questo repertorio con tale musicalità. Sì, è vero, ascoltare la cabaletta finale senza il mi bemolle sopracuto lascia un po’ lì, ma del resto, se uno voleva i sopracuti, c’era Flórez lì pronto.

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Teresa Iervolino, Marco Armiliato, Krassimira Stoyanova, Juan Diego Flórez e Ildar Abdrazakov

La Mozarteumorchester Salzburg era diretta da marco Armiliato, che ha fatto un ottimo lavoro. A volte il volume era un po’ alto, e tendeva a soverchiare i cantanti, ma avevano tutti una tale incredibile proiezione che non è stato un problema. L’esecuzione non è stata esattamente “leggera”, ci andavano un po’ pesante, ma tutto sommato la loro lettura è stata potente e godibile.

Maffio Orsini, uno dei personaggi operistici più riusciti di tutta l’opera italiana, era la giovane Teresa Iervolino, già sentita ne La gazza ladra a La Scala quest’anno. La voce è scura e potente, con ottima tecnica e un passaggio morbido e quasi inesistente. Gli acuti sono sicuri e brillanti, e ci ha regalato un’ottima interpretazione del giovane amico di Gennaro. Sul versante moda, aveva un vestito di voile nero piuttosto “dark”, e il più brutto paio di sandali dorati mai osservati su piedi femminili italiani. La sua eleganza musicale meritava una maggiore eleganza nelle scelte di moda.

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AAAARGH

Ildar Abdrazakov era Alfonso d’Este, marito di Lucrezia. L’ho già sentito diverse volte, e diventa sempre meglio! La voce è molto scura, ma lui non si lascia mai andare ad abbaiare e ruggire, come fanno tanti bassi per cercare di sembrare malvagi e minacciosi. Lui riesce a terrorizzare con una voce elegante e perfettamente supportata, aiutata da una presenza scenica notevole, devo dire. Ha il physique du rôle. Di qualunque rôle.

Il resto dei cantanti erano tutti mai sentiti (da me), molti giovani, e tutti adeguati. Hanno dato un ottimo contributo alle scene d’insieme, con precisione e voci adatte alle parti.

Devo commentare sul pubblico della Großes Festspielhaus (e anche della Haus für Mozart per Ariodante): fantastico. Pochissima tosse, nessun applauso fuori luogo, nessuno che russava durante i pur numerosi pisolini, e nessuno scartocciamento di caramelle che dura 7 minuti. Bravi!

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2 pensieri riguardo “Lucrezia Borgia – Salzburger Festspiele

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