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Dialogues des Carmelites, cioè I dialoghi delle Carmelitane, è la versione romanzata della storia dei martiri di Compiègne: 16 suore carmelitane ghigliottinate nel 1794, durante il Terrore, dopo la Rivoluzione francese. Poulenc scrisse musica e libretto per quest’opera (che ebbe la prima alla Scala nel 1957) basandosi su una sceneggiatura scritta da Georges Bernanos, per un film che non fu mai girato.

DIALOGUES DES CARMELITES -

Il personaggio inventato di Blanche de la Force, una giovane nobile che entra nel convento appena prima della rivoluzione, è il centro della narrativa: la sua psicologia viene esaminata, così come il suo rapporto con la famiglia (brevemente) e con le altre suore (in dettaglio).

I temi principali sono la paura, paura della morte in particolare, e la sua relazione con la fede e il martirio. Poulenc era un cattolico devoto, che viveva apertamente la sua omosessualità negli anni Cinquanta, quindi aveva la sua dose di problemi con la fede e la paura, immagino. Questi tempi, come i miei lettori sanno, sono piuttsoto lontani dal mio cuore e dalla mia mente, e infatti ho fatto un po’ fatica con quest’opera. Ho studiato la registrazione classica della EMI, con Régine Crespin, ho guardato il video della produzione che avrei visto a Parigi, filmata durante la rappresentazione a Le Monnaie, e lentamente sono entrata nell’atmosfera giusta. Ancora non capisco Blanche, che rimane un mistero per me, la sua relazione con suo fratello, in particolare. è una ragazza paralizzata dalla paura, e di questo si vergogna. Entra in convento per due ragioni principali: le sembra impossibile vivere nel mondo, e vuole un’occasione di fare qualcosa di eroico con la sua vita. Vede la Regola delle Carmelitane sia come un rifugio, sia come l’occasione di dimostrare di che pasta è fatta. O perlomeno, questo è quello che ho capito io. Alla fine sono riuscita ad arrivare a una comprensione dell’opera in cui la musica aveva senso, e così pure le motivazioni di molti personaggi.

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Patricia Petibon (Blanche) e Stanislas de Barbeyrac (Le Chevalier)

Poulenc fa un uso del testo che molto deve a Monteverdi: quasi tutta l’opera è un “recitar cantando” di grande drammaticità, dove i personaggi interagiscono (i dialoghi, appunto) con una sorta di recitativo continuo. Le parole sono veramente importanti almeno quanto la musica: l’orchestra è grande, ma spesso solo piccoli gruppi di strumenti accompagnano i cantanti, e solo nei numerosi interludi Poulenc usa tutta la forza dell’orchestra e si lascia andare a uno stile compositivo più sinfonico (e nel finale, naturalmente). Il cast che ho avuto la fortuna di ascoltare era interamente composto di madrelingua francese, con una notevole eccezione: Anne-Sophie von Otter, il cui francese (secondo i mio tweep @SP_Morgan) è superbo. Questo ha aiutato notevolmente il fluire della musica e dell’azione.

Lo spettacolo è stato magnifico. La produzione di Olivier Py era molto minimalista, ma non mi ha disturbato. La storia è intima e personale, e veramente non c’è bisogno di granché, in scena. Mi sono molto piaciuti i quadri viventi, raprresentazioni di famosi dipinti sacri (l’Annunciazione di Leonardo, per esempio) da parte delle suore durante gli interludi. Un’idea semplice, ma efficace.

DIALOGUES DES CARMELITES -
Le Carmelitane in prigione

Una delle idee principali dell’opera, per quel che ne ho capito, è che Blanche vive tutta la vita con la paura della morte, ma alla fine muore calma e serena, scegliendo di raggiungere le sue sorelle nel martirio, anche se ha già trovato una via di fuga. E questa morte serena, per qualche ragione mistica e imperscrutabile, è dovuta al fatto che la sua morte, la morte che le toccava, se l’era presa la vecchia Priora, la quale, dopo una vita ascetica, mistica, distaccata, muore nel terrore, nella rabbia, nel disprezzo, bestemmiando Dio e tutti i Santi. Questo passaggio così difficile è risparmiato a Blanche, che muore la morte della Priora, salendo al patibolo in estatica tranquillità. Questa naturalmente è una cavolata mistica, ma è un’idea di grande potenziale drammatico, ed è molto forte, nell’opera.

La vecchia Priora era Anne-Sophie von Otter, che è stata assolutamente magnifica ed entusiasmante nella sua scena della morte. Una regina. La voce è ancora bellissima e di grande tecnica, a sessant’anni e passa, e il suo carisma è palpabile.

DIALOGUES DES CARMELITES -
La morte della vecchia Priora

Blanche era Patricia Petitbon, che ha una voce di soprano forte e brillante, ed è una splendida attrice. Ha dato vita a Bianca in maniera così convincente che mi riesce veramente difficile pensare a un’altra cantante che faccia meglio di così. è stata incredibile.

Sabine Devieilhe era Suor Costanza di Saint Denis, e prima dello spettacolo hanno annunciato che era malata, ma avrebbe cantato lo stesso. L’emissione era corretta ma un po’ debole, probabilmente cercava di risparmiarsi. Suor Costanza è una novizia molto giovane, un po’ stupidina, con un istintivo misticismo profetico. La tessitura molto alta, e gli acuti brillanti, aiutano a comunicare un senso di entusiasmo infantile.

Sophie Koch era Madre Maria dell’Incarnazione, la talebana della storia. La sua fede è esaltata e diventa fanatismo: approfittando dell’assenza della nuova Priora, induce con prepotenza le suore a fare voto di martirio. Qui succede qualcosa di molto strano, una delle suore rifiuta di prendere il voto (votano in segreto, in un certo senso) e sembra sia stata Blanche a rifiutare, ma poi Costanza dice di essere stata lei, votano di nuovo, e stavolta dicono tutte sì. Non l’ho capita. Comunque, Madre Maria ottiene il voto dall’intera comunità, e quando la nuova Priora ritorna non ne è esattamente entusiasta. Madre Maria finisce per essere l’unica a sopravvivere, ironicamente. Koch ha una voce di mezzo-soprano ottima, con acuti potenti, e la sua interpretazione della fanatica dura e invasata è stata perfetta.

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Il fratello di Bianca non ha nome, si chiama “Il Cavaliere”, e, come dicevo prima, il loro rapporto rimane abbastanza misterioso per me. Sono chiaramente molto vicini (forse troppo? Questa produzione sembrava suggerire un’idea di sentimenti impropri tra loro), ma non sembrano riuscire a capirsi molto. Lui era Stanislas de Barbeyrac, un tenore molto bravo, con una voce acuta e brillante, in grado esprimere sia forza sia tenerezza. Ottimi filati, e ottima presenza scenica.

La nuova Priora era Véronique Gens, una voce di soprano molto forte, gli acuti occasionalmente un po’ duri, ma anche questo faceva parte del personaggio. Il suo senso materno verso le suore era molto commovente, ed evidente nel suo cantare.

Tutti gli altri, e dico TUTTI, perfino i ruoli minori, erano assolutamente bravi sia nel canto che nell’interpretazione, e li voglio menzionare tutti.

  • Nicolas Cavallier: Il marchese de la Force
  • Sarah Jouffroy: Madre Jeanne del Bambin Gesù
  • Lucie Roche: Suor Mathilde
  • François Piolino: Il confessore del convento
  • Enguerrand de Hys: Il primo commissario
  • Arnaud Richard: Secondo commissario, un ufficiale
  • Matthieu Lécroart: Thierry, il medico, il secondino

Questa recensione è già più lunga del solito, ma non posso evitare di parlare del finale. L’opera finisce con le suore che cantano il Salve Regina, mentre una dopo l’altra vengono giustiziate sulla ghigliottina. è una delle cose più famose mai scritte in un’opera, e se non l’avete mai sentita, dovete assolutamente farlo. Cercatelo su youtube.

L’ostinato degli archi è già una marcia funebre, l’entrata degli ottoni sono le trombe del paradiso, e lo SWISSSH della ghigliottina, fuori tempo con tutto il resto, che ferma le suore una alla volta, in mezzo alla frase, in mezzo alla parola, finché rimane solo Costanza, e poi Blanche prende il suo posto… Genio. Genio puro. In questa produzione il regista, che sicuramente è un genio superiore a Poulenc, ha rimosso il rumore della ghigliottina, ma il risultato è stato impressionante lo stesso. La musica fa tutto da sé.
Chiedo umilmente scusa, mi sono sbagliata. La ghigliottina c’era.
http://blog.theatrechampselysees.fr/petites-histoires-dune-guillotine/

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4 pensieri riguardo “Dialogues des Carmélites – Théâtre des Champs-Elysées

      1. Grazie. Te l’ho chiesto perché l’idea del personaggio a letto messo in verticale l’ho vista anni fa in una “Dama di picche” diretta da Richard Jones a Bologna. In quel caso il personaggio era Hermann con i suoi incubi, il letto era gigantesco e fra le lenzuola appariva a un certo punto un enorme scheletro che lo abbracciava. Strepitoso.

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  1. Ho visto una cosa molto simile alla prima mondiale di “Dracula” qui a Stoccolma. Li’ il personaggio nel letto era Jonathan, la prima vittima inglese di Dracula, e c’erano vampiri uscenti dal materasso che lo aggredivano, mentre il letto girava vorticosamente in verticale. Una scena spettacolare. Qui c’e’ una foto:
    https://bachtrack.com/review-dracula-borisova-ollas-kamensek-royal-swedish-opera-stockholm-october-2017

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